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L'assessore Alinovi al governo: «Mantenga gli impegni sulle periferie»

10 settembre 2018, 08:00

L'assessore Alinovi al governo: «Mantenga gli impegni sulle periferie»

GIAN LUCA ZURLINI

Il conto alla rovescia è arrivato quasi alla scadenza: domani, vale a dire l'11 settembre, data non proprio foriera di buoni auspici, la Camera deciderà la sorte dei fondi del piano periferie destinati a 96 comuni di tutta Italia, fra i quali Parma. E se verrà confermato il rinvio al 2020 deciso dal Governo e approvato già dal Senato, i Comuni vedranno sfumare un miliardo e 600 milioni di finanziamenti già deliberati. Per Parma la somma che rischia di volatilizzarsi è di 18 milioni di euro, suddivisi in sei progetti di riqualificazione di altrettanti spazi della città.

L'Anci (l'Associazione dei Comuni italiani), guidata dal sindaco di Bari De Caro, ha avuto un'audizione in commissione nei giorni scorsi con esiti poco confortanti, tanto da arrivare alla minaccia di un ricorso collettivo a Tar e Corte costituzionale dei Comuni coinvolti. Una protesta che anche il Comune di Parma condivide.

L'assessore all'Urbanistica Michele Alinovi trattiene a stento lo sdegno per quello che verrebbe giudicato come un vero e proprio sgarbo istituzionale, ma spiega quale sarebbe il danno «per Parma e per i suoi cittadini nel caso non arrivassero questi finanziamenti». I progetti, come detto, sono sei: «Come Comune abbiamo già impegnato 2 milioni di euro sui 18 previsti per avviare la fase progettuale e riuscire a indire gli appalti nei tempi previsti».

I progetti sono «la riqualificazione di Villa Ghidini al Montanara con una nuova biblioteca e un centro di aggregazione e qui - spiega Alinovi - abbiamo già fatto la gara ricevendo 76 manifestazioni di interesse. Poi siamo già al progetto esecutivo, e quindi pronti a fare il bando per i lavori entro settembre, per la riqualificazione di piazzale Pablo, dei rustici del podere Cinghio dove dovrebbe sorgere la sede degli orti sociali e per la sistemazione dell'area dell'ex Cral Bormioli, da anni abbandonata». In fase meno avanzata sono i progetti per Workout Pasubio (a ottobre l'esecutivo) e sistemazione della crociera dell'Ospedale Vecchio. «Qui però - prosegue Alinovi - la beffa per Parma sarebbe doppia. Al Pasubio perderemmo fondi per 2 milioni già pronti della Regione se non arrivassero i 3 dello Stato, mentre all'Ospedale Vecchio partiranno presto i lavori per il consolidamento, che però lasceranno la crociera al grezzo e di fatto inutilizzabile. Aggiungo che al Cinghio sono previsti lavori di privati per un milione e 200mila euro, che però resterebbero isolati».

In estrema sintesi, se i 18 milioni non arriveranno, «Parma e i suoi cittadini perderanno la possibilità di vedere riqualificate parti importanti di periferia in tempi accettabili». Le soluzioni possibili sono due: «La più semplice è che i parlamentari inducano il Governo a capire che si tratta di un grave errore giustificato con un formalismo burocratico e dunque ci ripensino». La seconda è una proposta fattibile a giudizio di Alinovi: «Si tratterebbe di far dare i fondi ai Comuni dalla Cassa depositi e prestiti con un mutuo a tasso agevolato, come anticipo in attesa della promessa erogazione nel 2020, svincolandosi dal patto di stabilità».

Adesso non rimane che attendere il verdetto della Camera. Ma la conclusione di Alinovi è pungente: «Se la scelta verrà confermata, questo governo del cambiamento si distinguerà per aver cambiato le regole del gioco su patti già sottoscritti con altre istituzioni pubbliche. Rischiando un conflitto istituzionale senza precedenti. Difficile pensare a quel punto di poter credere anche in future promesse, visto che qui si è intervenuti su un accordo ufficiale».

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