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Nuovi imbrogli informatici

La fattura sembra regolare: ma è una truffa

10 settembre 2018, 08:03

La fattura sembra regolare: ma è una truffa

LUCA PELAGATTI

La fattura è perfetta. Anzi, sembra perfetta. Perché ci sono la carta intestata e la causale del pagamento, i dati dell'azienda e l'importo dovuto. E poi c'è l'Iban. Anche se è proprio qui che sta la differenza tra quello che è e quello che sembra. Perché l'Iban non corrisponde all'azienda a cui dobbiamo i soldi ma ad un conto corrente farlocco, quasi sempre intestato ad uno straniero, ignoto prestanome di una banda internazionale. Che senza nessuna fatica si intasca i nostri soldi.

Vi pare una trama complessa? Eppure è la semplice descrizione di quello che sempre più di frequente accade anche a Parma. Dove aziende e privati cittadini si sono visti di recente recapitare fatture via mail per servizi e lavori svolti da incolpevoli ditte vittime di un furto di identità. Che alle bande di banditi informatici rendono veri tesori.

L'ultimo caso denunciato riguarda un parmigiano che ha ricevuto la fattura per una vetrata da una ditta. «Mi avevano fatto il lavoro, il prezzo era quello giusto e io, ovviamente, ho pagato usando l'home banking», spiega la vittima. Che dopo pochi giorni ha però ricevuto una strana telefonata. «Era il direttore di una filiale di una banca di Roma che mi diceva che il mio bonifico era arrivato in un conto sospetto intestato ad un romeno. Mentre io credevo di pagare una ditta di Fontanellato».

Una magia? Per nulla. Solo una articolata truffa che sfrutta le debolezze del web e la permeabilità di molti computer utilizzati dagli uffici delle ditte del territorio. Che non immaginano di essere tenuti d'occhio dagli hacker che sanno benissimo come muoversi: in pratica i pirati della rete «entrano» nel computer di una qualsiasi ditta e tengono d'occhio le fatture. Quando sta per essere spedita la richiesta di pagamento sostituiscono all'Iban corretto dell'azienda quello di un proprio conto corrente piazzato strategicamente su conti aperti al volo per l'occasione. Il cliente, che di solito non conosce a memorie le coordinate bancarie del fornitore, senza dubbi paga con un bonifico. Appena i soldi entrano nel proprio conto la banda li sposta vorticosamente su altri conti fino a che si perdono le tracce. E per le vittime ritrovarli è praticamente impossibile.

«Io sono stato fortunato - conclude l'ultima vittima parmigiana - Il direttore della banca mi ha avvisato e bloccato la somma che io ho potuto riavere. Ma in molti altri casi mi ha spiegato non è andata così».

Lo confermano le forze dell'ordine che sanno che risalire alle menti di queste associazioni è difficilissimo: sono spesso all'estero, si nascondono dietro scatole cinesi di conti correnti online e sfruttano schermi di prestanome. L'unica precauzione quindi è quella di tenere gli occhi ben aperti: le ditte devono tenere molte bene aggiornate le protezioni dei loro computer mentre i clienti, ovvero coloro che ricevono le fatture, devo controllare che sia l'indirizzo email da cui la ricevono, sia gli estremi bancari siano corretti. Certo, è una piccola scocciatura in più. Ma è in questi dettagli che sta la differenza tra una fattura da pagare e una fregatura da subire.

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