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CASO PESCI

Scarcerazione, riesame entro due giorni

12 settembre 2018, 08:03

Scarcerazione, riesame entro due giorni

Roberto Longoni

Secondo i difensori di Federico Pesci, la vicenda è chiara: «Non si trattò di una violenza, ma di un rapporto consenziente». E una quarantina di minuti è bastata agli avvocati Antonio Dimichele e Mario L'Insalata per cercare di spiegare, «toccando vari aspetti», la posizione del loro assistito ai giudici del Riesame. Una quarantina di minuti a chiudere l'agenda del collegio che dovrà pronunciarsi sull'istanza di scarcerazione dell'ex guru di Criminal e della «moda da strada» in cella da una dozzina di giorni. Era la discussione più spinosa ieri a Bologna, ed è stata lasciata per ultima.

L'ordinanza dei giudici, accompagnata dalla motivazione, è prevista a breve: nel giro di un paio di giorni al massimo si saprà se il 46enne commerciante potrà uscire dal carcere di Modena nel quale è rinchiuso dopo un breve passaggio da via Burla. L'obiettivo della difesa è questo. O almeno di ottenere per Pesci gli arresti domiciliari al posto della detenzione in cella.

Se si optasse per quest'ultima possibilità, il 46enne potrebbe tornare nell'attico tra via Emilio Lepido e via XXIV Maggio nel quale - stando alla ricostruzione degli inquirenti - avrebbe commesso la violenza sessuale ai danni di una ventunenne parmigiana insieme con il nigeriano Wilson Ndu Aniyem, per il quale l'avvocato Francesco Saggioro non ha presentato istanza al tribunale della Libertà. Lo stesso attico della cui proprietà si sarebbe vantato per fare colpo sulla ragazza durante il breve «corteggiamento» via social. Lo stesso attico al quale i poliziotti della Squadra mobile hanno bussato al mattino del 30 agosto, per arrestare un uomo sbigottito. «Come? In carcere io?»

A rivolgergli l'accusa di violenza sessuale, accompagnata da quella di lesioni personali pluriaggravate, la giovane che ha raccontato di ore e ore di sevizie, fino alle 7 del 19 luglio. Rientrata nella propria abitazione, sembra che la ragazza abbia cercato di tenere nascosti i segni di quella notte. Fu la madre a portarla in Pronto soccorso, vedendo la figlia dolorante quando si sedeva e quando deglutiva. I medici riscontrarono lesioni per 45 giorni di prognosi. Dopo un mese e mezzo di indagini, scattarono gli arresti.

Con Pesci il 30 agosto finì in carcere Aniyem, ora in cella a Piacenza. Al 53enne pusher nigeriano, oltre alle accuse di violenza sessuale e lesioni aggravate è contestato lo spaccio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, infatti, sarebbe stato lui a portare la cocaina (almeno le prime dosi) che avrebbe fatto da detonatore a quella notte. Notte di «giochini» per gli avvocati; di «torture» per chi continua a indagare.

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