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Via Garibaldi dimenticata

Chiudono i negozi storici: e la strada si spegne

13 settembre 2018, 07:01

Chiudono i negozi storici: e la strada si spegne

LUCA PELAGATTI

Scena numero uno: martedì sera i carabinieri del Nas, insieme agli operatori dell'Asl, ispezionano un locale all'inizio di via Trento. Dovrebbe essere un controllo di routine per un kebab molto frequentato: finisce con il locale chiuso per violazioni delle regole igieniche e sanitarie.

Scena numero due: da un african market di via Albertelli esce intorno alle 21 di mercoledì un giovane di colore con un sacchetto di birre con cui rifornisce un gruppo di connazionali seduti su un muretto di via Verdi. Su un palo spicca il «divieto di consumo di bevande alcoliche». Tra chi si sbronza con impegno e il cartello ci sono meno di cento metri: ma evidentemente sono due mondi separati. Uniti solo dall'acre odore di urina.

Scena numero tre: in via Borghesi un giovane in ciabatte pesta sui pedali della bici tallonato da un altro giovane a piedi. Quando è chiaro che non riuscirà a raggiungerlo, chi insegue si ferma e lancia la bottiglia della birra che si rompe a terra. Per fortuna i vetri sfiorano soltanto le auto in sosta.

Le tre scene sono separate da meno di 24 ore e qualche centinaio di passi. Ma tutte insieme compongono il quadro di quella che è diventata la porta nord della città, il quadrante tra la stazione e via Garibaldi: quando, tra qualche mese, i turisti di «Parma 2020» punteranno verso la Pilotta sarà di qui che dovranno passare. La scommessa è cosa troveranno. «Percorreranno strade senza negozi e stravolte dall'abbandono», scandiscono in coro commercianti e residenti. Che se plaudono gli interventi delle forze dell'ordine («Fanno bene e dovrebbero agire più spesso») sottolineano che non è una storia che si risolve con retate, divise e lampeggianti. O meglio; non solo.

«Noi abbiamo chiuso nei giorni scorsi. Eravamo qui da 23 anni», allarga le braccia il titolare del negozio di frutta e verdura «La primizia» di via Garibaldi 32 che racconta che le cessazioni, ormai, sono fatto quotidiano. «Noi terminiamo l'attività e ci trasferiremo tra quindici giorni», confermano alla storica pasticceria «San Biagio». Se ci si aggiungono le vetrine con la scritta «affittasi» che da qui all'incrocio con viale Bottego sono oltre 20, si capisce la rassegnazione dei commercianti. «Gli unici che aprono sono empori cinesi e african market: i primi, in apparenza, non danno problemi ma in realtà ammazzano il passaggio e il mercato. I secondi, invece, spesso creano situazioni di difficile convivenza con chi sta intorno e infatti a intervalli regolari vengono chiusi. Ma riaprono subito dopo».

Ed è così da via Trento alla Pilotta: per mesi ci si è lambiccati con piani di rilancio e pedonalizzazione ma alla fine quello che riassume il tutto è lo sfogo di una barista di fronte al Magistrato per il Po: «Pago il plateatico, cerco di fornire un servizio attento: ma poi apre qui di fianco un sedicente negozio di fruttivendolo etnico che, in realtà, ha riempito il locale di frigoriferi di birre e liquori. Vende alcolici ad ogni ora del giorno e della sera, non si preoccupa se sono ragazzini o gente già ubriaca. E poi ci si chiede perché noi commercianti di Parma ci ritiriamo. E questa strada sprofonda».

Di recente erano state fatte proposte di eventi che vivacizzassero la strada, si è invocata l'applicazione rigorosa dell'articolo 100 del Testo di Pubblica Sicurezza che prevede la sospensione della licenza per chi gestisce un locale che crea pericolo sociale. Intanto, anche, non pochi auspicano la presenza di agenti in divisa che, solo passeggiando come facevano i poliziotti di quartiere, diano un segno tangibile di presenza.

Ma alla fine resta come scena finale quella raccontata da chi in via Garibaldi abita da sempre: «Ogni sera, dopo le 19, una donna di colore esce da casa sua qui in via Borghesi e parte con un trolley pieno di birre gelate. Le va a vendere nel parco Ducale che dista poche centinaia di metri. Il chiosco del parco, per mancanza di clienti, chiude prima di un tempo. Lei invece torna solo quando ha finito il carico». Lungo via Garibaldi, fino alle stazione, restano abbandonate le bottiglie vuote. Qualcuno, domani, si occuperà di raccoglierle.

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