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Crepet

«Parma non è un'isola felice»

16 settembre 2018, 08:00

«Parma non è un'isola felice»

Francesca Gatti

«Cacciatori di orizzonti. Come Ulisse». Quello che manca, e a cui dovrebbero aspirare invece i giovani, pericolosamente vicini all'essere apatici, lenti e viziati. A parlare è Paolo Crepet - sociologo, psichiatra e scrittore -, e la sua è stata una performance che ha catturato l'attenzione del pubblico in sala al Teatro al Parco, venerdì sera. Da un'idea di una manciata di mesi prima, doveva nascere un incontro, il cui tema principale sarebbe stato il bullismo. Ne è scaturita una lezione di vita. E non solo per i figli, per i giovani, ma anche, e sopratutto, per gli adulti. Organizzato dall'Associazione Montessori di Parma, in collaborazione con tante realtà del territorio tra cui Davines e Chiesi, ma anche Castelli, Isaff, Tre Colli e Nesquik - e con il patrocinio del Comune di Parma e l'Assessorato alla Cultura - l'incontro ha letteralmente raggiunto il “tutto esaurito”, tanto che in molti, forse un centinaio, se ne sono dovuti tornare a casa. «Lo sentiamo particolarmente vicino questo incontro - ha dichiarato la Presidente dell'Associazione Montessori Parma, Silvia Garulli -. Il fenomeno del bullismo è in crescita anche nella nostra città, come testimoniano i dati delle testate e dei quotidiani locali». «Bullismo: fragilità, socializzazione ed educazione dei giovani di oggi», è il titolo dell'incontro che ha dato prova che la cittadinanza di Parma è realmente interessata a queste tematiche. Da qualche anno, l'Associazione ha portato con successo la città a conoscere il metodo Montessori: «Attualmente, stiamo collaborando con la facoltà di Neuroscienze dell'Università di Parma, con cui trattiamo i campi della disabilità e dell'alzheimer, a dimostrazione del fatto che “non ci siamo mai fermati solo al bambino”, conclude Garulli, lasciando la parola all'ospite tanto atteso. Crepet, dialogando con la giornalista della Gazzetta di Parma, Katia Salvini, ha parlato di bullismo, di educazione e di fragilità. Del principio di cattiveria, che muove i genitori quando passano sopra le mancanze dei figli: «Voi credete - si è chiesto Crepet - che un bullo condonato diventerà un uomo di talento tra dieci anni? Così si rovinano i figli. Nella vita ci vuole talento, fatica e merito. E bisogna guadagnarsi ogni traguardo, in modo che ogni obiettivo raggiunto rappresenti una conquista». Ha parlato della scuola, Crepet, che promuove tutti, danneggiando i migliori. Della paura di invecchiare degli adulti che si atteggiano da adolescenti, uccidendo, nei giovani, la capacità di maturare. Dei genitori che mettono i figli sotto una campana di vetro, impedendogli di provare quella curiosità costruttiva ed entusiasmante. Della pericolosità del dare troppo («a volte amare è togliere, non dare») e della censura del dolore, a favore dell'eterna protezione, che ci fa dimenticare che la vita include il dolore. Ha parlato anche della nostra città, lo scrittore: «Parma non è un'isola felice, altrimenti io non sarei qui a parlare con voi, e il fatto che sia presente tutto questo pubblico, è un segnale preoccupante». «Non vi interessa sapere se vostro figlio è felice? Se ha un sogno, una passione che lo muove? - ha chiesto Crepet al pubblico in sala -. Perché di questo è fatta la vita. Insegnate ai vostri figli ad arrangiarsi, a sfidarsi, a rispettarsi e a dire di no, e insegnate loro a osare, ad andare oltre». O, come diceva suo nonno, «a lanciare il cappello oltre l'attaccapanni».

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