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SERIE A

Che luce a San Siro: il Parma abbaglia l'Inter

16 settembre 2018, 08:02

Che luce a San Siro: il Parma abbaglia l'Inter

Da uno dei nostri inviati

PAOLO GROSSI

MILANO Che dire? Tre anni dopo il debutto in D a Arzignano, il Parma ieri ha aggiunto un’altra luccicante perla alla collana di queste ultime stagioni. In casa dell’Inter in serie A aveva vinto una sola volta, quando era una delle «sette sorelle». Ieri lo ha fatto da neopromossa contro una squadra che martedì gioca in Champions. E’ stato fortunato, perché la partita l’ha fatta sempre l’Inter e i crociati ci hanno pure messo tanti errori in ogni zona del campo. Ma alle imperfezioni hanno rimediato con la fame e il cuore. Questi ingredienti li hanno spesi molto più dell’Inter ed è per quello che la parabola da play station di Dimarco alla fine è un giusto premio. E se da Parma sono arrivati solo 700 tifosi, qualcuno adesso rimpiangerà di non esserci stato e magari la prossima volta si staccherà dal divano.

ARREMBAGGIO

Si parte e l’Inter va alla carica. Il Parma è schiacciato nei suoi trenta metri e fatica a uscire anche perché manca del tutto la pulizia tecnica invocata da D’Aversa alla vigilia. Al Parma in questa fase non resta che qualche sporadico contropiede. Perisic al 16’ fallisce una ghiotta occasione ma è lampante il diverso grip fisico dei nerazzurri e anche la maggior proprietà tecnica che consente loro di far girare la palla con più velocità e far così correre a vuoto i crociati. Nelle file del Parma a sentire più di tutti la pressione dei quasi sessantamila del Meazza pare essere Sepe, impacciato in diversi frangenti e meno propenso del solito a uscire proprio nel giorno in cui ce ne sarebbe più bisogno. E peccato che anche Gervinho si faccia prendere la mano, cercando un tunnel in area a conclusione di un contropiede che prometteva certamente un esito diverso. Sempre l’ivoriano poco dopo la mezz’ora dà spettacolo saltando mezza squadra, triangolando con Inglese in mezzo all’area ma sparando addosso al portiere a due passi dalla porta. Che poi l’assistente avesse fermato il gioco per off side poco toglie alla sua bravura in dribbling e alla sciattezza della sua conclusione. Anche perché l’off side non c’era e la Var avrebbe fatto giustizia in caso di gol. Sull’altro fronte l’Inter ha un po’ perso la velocità dei primi minuti ma continua a disporre di ampi spazi, anche perché il Parma, consapevole dei suoi limiti attuali, sembra lasciar scorrere il gioco altrui sulle fasce quasi invitando al cross per evitare, facendo più densità al centro, le penetrazioni palla al piede. Insomma, si va al riposo sullo 0-0 ma non manca qualche punta di rammarico: con un pizzico di precisione e concretezza in più si sarebbe anche potuto far male all’Inter.

SORPRESA

Nella ripresa due facce nuove, Icardi nell’Inter e Dimarco tra i crociati. Si riparte e Handanovic deve superarsi per ribattere un missile di Stulac. Verso il 10’ Gervinho si offusca. L’Inter invece si innervosisce con l’arbitro (che inverte a suo dire troppi fischi), in particolare non rilevando un mani di Dimarco. Stulac ad esempio è costretto a sfiancarsi per andare a prendere Brozovic quando l’Inter parte dal basso ma sono decine di metri inutili perché la sua pressione non è mai decisiva. Il Parma continua a soffrire, Iacoponi chiede il cambio e D’Aversa manda dentro Sierralta ed è a quel punto che Dimarco, recuperato un pallone sulla trequarti, accelera e fa partire un bolide tagliato di esterno-collo sinistro che s’alza, gira e si insacca nel sette alla sinistra di Handanovic. Non sembra neanche vero, ma lo è. Anzi, Gervinho al 90’ dopo un bello spunto potrebbe fare il 2-0 ma Handanovic para e 30 secondi dopo Icardi liscia a un metro dalla riga la palla dell’1-1. Finisce lì la gara, poi solo gioia per un’impresa tanto sofferta quanto importante. Attenzione però: è solo battendo il Cagliari sabato che questi tre insperati punti diventeranno fondamentali. Quindi testa bassa, sia pur con il cuore gonfio d’orgoglio, e pedalare verso la salvezza.

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