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Teatro

Cevoli: «Il mio Rossini? Un mattacchione»

18 settembre 2018, 07:00

Cevoli: «Il mio Rossini? Un mattacchione»

MARIA TERESA ANGELLA

Lui è conosciuto al grande pubblico come il «Cigno di Pesaro», l'altro come Palmiro Cangini il confusionario assessore (alle varie ed eventuali) del comune di Roncofritto, ed entrambi saranno idealmente insieme sul palco accompagnati da un quartetto molto particolare.

Dopo il successo della «Sconsolata» Annamaria Barbera, arriva sul palco del Teatro nuovo di Salsomaggiore sabato 29 settembre alle ore 21 «Rossini Compilation, per patacca narrante e 4 sax», di e con Paolo Cevoli. A 150 anni dalla morte del compositore un «patacca» romagnolo DOC (come lui stesso si definisce) racconterà in maniera semiseria la vita e le opere del grande Gioacchino Rossini, maestro dell'Opera quando l'Italia era il paese del Bel Canto. Ad accompagnare il racconto del «Cigno di Pesaro» - ma alcuni dicono che lui preferisse «Cinghiale di Lugo» - ci sarà il Quartetto Saxofollia, una delle realtà cameristiche più attive e riconosciute in Italia, più venduti in Canada e Giappone, formato da Fabrizio Benevelli, Giovanni Contri, Marco Ferri e Alessandro Creola. Lo spettacolo si preannuncia frizzante, un insolito mix e un divertente show a cavallo tra musica e teatro.

Cosa si dovrà aspettare il pubblico da questo insolito mix?

«È uno spettacolo molto divertente dove racconto la storia di Rossini, un uomo già divertente di suo perché era un mattacchione e amava il mondo dell'opera buffa. Il quartetto sax è magico: ha adattato le arie celebri e le ouverture di Rossini a questa formazione».

Racconterà la «sua» versione di Rossini?

«Racconterò per brevi cenni e tratti salienti la sua vita, spiegando anche com'era all'epoca il mondo dell'opera. Concluderò dicendo cos'è stata e cos'è per me la musica: un modo buffo per appassionare la gente al mondo dell'opera».

Rossini era un godereccio.

«Amava la buona tavola e nell'ultimo periodo della sua vita a Parigi dava feste interminabili con amici e compositori. Non tutti conoscono la vita di Rossini. Racconterò vari episodi della sua vita ricordando che sì amava il buon cibo e le donne, ma anche che sul finire della sua vita smetterà di lavorare, trascorrendo vari anni da recluso. Sul palco mi chiederò il perché di questo cambiamento, azzardando anche ipotesi».

Cosa l'ha colpita di più del compositore?

«La sintesi che in lui c'era tra talento artistico enorme e capacità imprenditoriale, perché non è così consueta come commistione. Solitamente il talento non va di pari passo con la capacità di mettere a frutto i propri affari, infatti molti artisti erano degli spendaccioni e parecchi sono morti “in bolletta”. Anche io vengo da un'esperienza imprenditoriale (nel mondo della ristorazione emiliano-romagnola) e quindi questa sua capacità di far convivere doti artistiche e imprenditoriali mi ha affascinato».

A Rossini avrebbe fatto più piacere essere chiamato «cigno» o «cinghiale» di Lugo?

«Cinghiale assolutamente, perché è più divertente».

Info e prevendita www.teatronuovosalsomaggiore.com.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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