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BIMBO CONTESO

Fuggì in Spagna con il figlio, condannato a 1 anno

18 settembre 2018, 07:02

Fuggì in Spagna con il figlio, condannato a 1 anno

GEORGIA AZZALI

E' una storia straziante. Qualunque sia la verità. Del dramma di un bambino conteso, dopo che la madre, Lura Calder, se l'era portato con sé, nel febbraio del 2010, per farlo vivere in California. Lontano dalla casa di Parma e dal padre, Maurizio Rigamonti, che da allora ha cominciato una durissima battaglia legale tra l'Italia e gli Stati Uniti. Fino al gennaio del 2014 quando, invece di riconsegnare il figlio alla madre dopo un weekend, era rimasto in fuga con il bambino per un paio di settimane, prima di far ritorno in Italia. Denunciato per sottrazione internazionale di minore, ieri Rigamonti è stato condannato a 1 anno dal giudice Livio Cancelliere, ed è scattata anche la sospensione per 2 anni della responsabilità genitoriale. Il pm Laila Papotti aveva chiesto 2 anni e 6 mesi di pena. Alla madre del bambino, che si era costituita parte civile, assistita dall'avvocato Cecilia Cortesi Venturini, è stata riconosciuta una provvisionale di 5.000 euro.

«L'unico mio reato è quello di voler fare il padre - ha detto Rigamonti ieri in aula -. Ero stato via 15 giorni in vacanza con mio figlio, mentre la mia ex moglie era stata via tre anni, dopo essersene andata con mio figlio nel 2010 senza dire una parola. Ma il suo caso è stato archiviato - ha aggiunto - e lei ha ottenuto la custodia esclusiva del figlio. Insomma, è stata premiata invece di essere processata».

Ha parlato a lungo davanti al giudice. Ha ripercorso la lunga storia che nel 2014 l'aveva portato su giornali e tv nazionali. Se ne era andato con il bambino, nove anni ancora da compiere, il 3 gennaio: una fuga in auto tra Italia, Francia e Spagna programmata da mesi, anche se al figlio aveva detto che avrebbero trascorso un weekend insieme. Per poi rientrare a Parma, dopo un accordo con l'allora capo della Mobile, Enrico Tassi, che aveva atteso Rigamonti e il figlio a Ventimiglia. Ma prima di cominciare il viaggio, il padre aveva anche piazzato il telefonino su un camion posteggiato al parcheggio scambiatore Nord per evitare il «rischio» delle celle telefoniche. Una decisione su cui ha insistito il pm in udienza per rimarcare come Rigamonti avesse voluto far perdere le proprie tracce, mentre la madre, pur andandosene via improvvisamente da Parma, aveva fatto sapere immediatamente la sua scelta di voler vivere negli Stati Uniti, suo Paese d'origine. E prima aveva anche bussato al Centro antiviolenza, raccontando di insulti e minacce da parte del marito. «La madre, inoltre, successivamente, a differenza del padre - ha sottolineato il pm in aula - ha cercato di rimettersi in gioco collaborando con i servizi sociali e partecipando agli incontri previsti».

Eppure in California le battaglie legali le aveva vinte Rigamonti. Ma nel maggio del 2013 il presidente del tribunale aveva collocato il bambino dalla madre, nella casa di Parma. E proprio in quel periodo Rigamonti era anche stato denunciato dalla moglie per abusi sessuali nei confronti del figlio. «Le stesse accuse da cui ero stato scagionato in America. La mia fuga era stata un gesto provocatorio, ma anche un modo per proteggere mio figlio, a cui negli Stati Uniti è stata riconosciuta una sindrome di alienazione parentale che in Italia non è mai stata considerata», ha ribadito anche ieri in aula.

Un ragazzino che ormai ha 13 anni e dal 2016 vive con la madre in California. «Sta bene e ormai considera gli Stati Uniti la sua patria», ha sottolineato il pm. Il padre non lo vede da quasi tre anni. «L'ultima volta mi ha detto: "Ti odio, non ti voglio più vedere". Come mi posso sentire? Sono un infelice, che non crede più a nessuno», ha detto Rigamonti prima della fine dell'udienza. Ma quel viaggio del 2014 non fu una vacanza: secondo il giudice, il bambino fu sottratto.

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