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Scuola

Cattedre vuote: a Parma mancano 1.260 insegnanti. E 300 bidelli

22 settembre 2018, 07:00

Cattedre vuote: a Parma mancano 1.260 insegnanti. E 300 bidelli

ENRICO GOTTI

Lunedì scorso per tutti è iniziata la scuola, ma mancavano ancora 1.260 insegnanti a Parma e provincia. E in questi giorni sono in corso le convocazioni per le supplenze, con incarichi annuali, sia dei docenti sia dei collaboratori scolastici e del personale amministrativo.

LA NOVITA'

Le operazioni sono partite tardi perché il ministero dell'Istruzione ha dovuto modificare le graduatorie, in seguito ad alcuni ricorsi. Non è la prima volta che l'anno scolastico inizia con diverse cattedre vuote.

«Di posti ne mancano anche qua a Parma - ammette Andrea Grossi, dirigente scolastico del liceo delle scienze umane Sanvitale e coordinatore delle procedure di chiamata per gli incarichi annuali - noi come scuole ci siamo organizzati e stiamo procedendo per le convocazioni unificate».

Dall'anno scorso, infatti, c'è una novità. Non è più ogni singola scuola a chiamare i supplenti. Ma le operazioni di chiamata dei supplenti sono unificate. Questo permette maggiore velocità. Ma non è bastato, perché le graduatorie sono state definite tardi dal ministero.

LE CONVOCAZIONI

In provincia di Parma, le convocazioni sono coordinate da quattro istituti: l'istituto Montebello, diretto da Alessandra Melej, che si occupa dei posti per la scuola primaria e dell'infanzia, il liceo scientifico e musicale Bertolucci, con il preside Aluisi Tosolini, che coordina la chiamata degli insegnanti di educazione musicale e scienze motorie. L'Ipsia Levi, diretto da Giorgio Piva, sovrintende ai supplenti di materie tecniche, mentre il liceo delle scienze umane Sanvitale gestisce tutte le altre chiamate, per la scuola media e superiore.

Verranno attribuiti anche i posti dei docenti di sostegno (se ne occuperà l'istituto Montebello per la primaria e infanzia, il liceo Sanvitale per gli altri ordini di scuola).

«In questa settimana ci sono state le convocazioni dei collaboratori scolastici, contemporaneamente stiamo chiamando anche i docenti. Abbiamo dovuto aspettare: dovevano esserci graduatorie rettificate. Noi eravamo pronti, ma abbiamo dovuto attendere il ministero, per alcune classi di concorso ci sono stati ricorsi, problematiche, sentenze - afferma Andrea Grossi -. Le nomine dei docenti mancanti sono iniziate il 19 settembre e il nostro obiettivo è di chiuderle entro il 29 settembre: saranno chiamati i docenti non di ruolo, precari, a cui sarà stipulato un contratto di lavoro annuale». Stiamo parlando di oltre 1560 posti scoperti: 930 insegnanti di scuole medie e superiori, a cui vanno sommati oltre 300 bidelli e personale tecnico amministrativo, e 330 insegnanti della scuola primaria (250) e dell'infanzia (80). In questi numeri sono compresi gli insegnanti di sostegno: per tutti gli ordini i posti coperti da supplenti sono circa 500.

LE MATERIE CHE SOFFRONO

La chiamata dei tecnici e degli insegnanti tecnico pratici è iniziata proprio ieri, venerdì 21 settembre. A sovrintendere i lavori è Giorgio Piva, dirigente scolastico dell'Ipsia Primo Levi. «Ci sono le solite classi di concorso in sofferenza, come le classi di informatica dove vediamo pochi professori, o quelle di meccanica, elettronica ed elettrotecnica - spiega il preside Giorgio Piva - ma non è nulla di sorprendente, è una conferma, sono dati storici. Sono le materie su cui c'è un maggior numero di posti. L'anno scolastico è partito in modo sereno, ora siamo concentrati su questo programma di convocazioni. Contiamo nel giro di pochissimi giorni di mandare in classe tutti». L'anno scolastico è iniziato con 21 scuole dirette da reggenti, ossia dirigenti scolastici che si occupano già di altre scuole, e che sono nominati temporaneamente dall'Ufficio scolastico regionale, per coprire i posti che mancano, per i pensionamenti o i trasferimenti. La graduatoria dell'ultimo concorso per dirigenti è andata esaurita, e per la nomina di nuovi dirigenti si dovrà attendere almeno l'anno prossimo: nel luglio di quest'anno, l'ufficio scolastico regionale ha pubblicato la graduatoria dei candidati che sono stati ammessi alla prova scritta, in tutto sono 8.736, in Emilia-Romagna.

In Regione ci sono 214 presidi che devono fare il doppio lavoro, cioè gestire due istituti.

INSEGNANTI DI SOSTEGNO

Un altro problema è quello dei docenti di sostegno. A livello nazionale, mancano i docenti specializzati nella didattica per integrare gli alunni disabili. Su 50mila posti in Italia, 40 mila sono quelli nominati senza essere specializzati, inoltre, ci sono docenti che invece hanno una formazione specifica, ma non sono di ruolo. Questo non aiuta le famiglie, nella continuità didattica, infatti gli alunni possono cambiare fino a 20 insegnanti durante il loro percorso scolastico, quando invece avrebbero bisogno di una figura di riferimento che li accompagna attraverso la crescita. Un insegnante che conosce bene i propri alunni, nei pregi e nei difetti, nei motivi di successo e nelle lacune.

A Parma, a scuola iniziata, sono numerosi gli insegnanti di sostegno mancanti: in questi giorni verranno nominati i supplenti annuali per le scuole. Il ritardo, anche in questo caso, dovuto al fatto che le graduatorie definitive sono state pubblicate dal ministero in queste ultime settimane.

L'insegnante precario

Passione senza limiti e contratto di lavoro a termine. E' la vita di tanti insegnanti precari. Cristian Ciccone, 33 anni, di Itri, in provincia di Latina, docente di Lettere, la racconta così: «Dalla prospettiva di un docente precario, l'inizio dell'anno scolastico è inevitabilmente un punto interrogativo: l'incertezza del proprio destino, o della stessa possibilità di avere un destino: in quale città andrò? In quale istituto? E le classi? Alla fine, il dubbio cede il passo all'adrenalina, alla voglia di tornare al lavoro dopo la lunga sosta e mettere a frutto le esperienze di studio, che d'estate lievitano mescolandosi alle esperienze di vita, di cui un docente deve sempre essere avido».

Ciccone ricomincerà con una supplenza annuale al Melloni. «Sono diverse le cose che rendono questo lavoro interessante: la più importante, credo, sia la possibilità di costruire rapporti: con la classe, ma anche con i colleghi e con l'intero corpus scolastico. L'umanità, l'umanesimo: fulcri attorno cui si può immaginare la formazione, l'educazione, la crescita, che non è mai solo dell'allievo o del maestro, ma è collettiva. La scuola è un mondo dinamico, veloce, sempre in movimento, e l'imperativo è lo studio: il docente che pretende dagli allievi giornate sui libri senza essere il primo a farlo, a crederci, non ha credibilità. Detto ciò, ben si vede che il docente non si limita alle canoniche 18 ore settimanali, ma è sempre al lavoro». E il percorso per diventare insegnante è lungo e travagliato: «Tanto che molti sono scoraggiati in partenza, soprattutto a fronte della retribuzione, che è tra le più basse in Europa, ed è una vera ingiustizia sociale, senza dimenticare la grande responsabilità verso discenti per lo più minorenni. C'è un ricco e faticoso percorso universitario, cui fa seguito un susseguirsi di esami, integrazioni formative e concorsi. Qui il problema si fa politico: ogni governo sembra fare e disfare le carte, e ogni passaggio prevede costi e impegno ingenti» dice Ciccone. «Essere insegnante precario significa essere alla mercé di un considerevole numero di variabili: nel migliore dei casi si consegue la cattedra per un solo anno scolastico, che per giunta inizia sempre in ritardo, incidendo sulla programmazione e sullo studio. In altri casi si fanno sostituzioni brevi: un mese qui, due settimane là. Nel peggiore dei casi si sta a casa in attesa di una chiamata che potrebbe non arrivare mai. Chi insegna in un'altra città, a volte deve fermarsi in albergo per la durata della supplenza. Più in generale è esclusa a priori la possibilità di costruirsi un futuro: acquistare un'auto o una casa, ad esempio, diventa operazione difficoltosa o proibitiva. Non è la situazione di vita ideale, ma va anche detto che si sono vissute vite ben peggiori, quindi è inutile piangersi addosso: ci vuole un po' di leggerezza, senza perdere fiducia». L'aspetto positivo? «La grande bellezza della scuola sta nella possibilità di tessere un rapporto teso alla crescita collettiva: la scuola forma uomini e donne, forma Stati, intere civiltà: qualcosa che va ben oltre qualsiasi differenza. Ecco, la bellezza della scuola è proprio la diversità. Il grande Gregory Bateson, antropologo americano, diceva che è proprio la differenza a permettere l'apprendimento».

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