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Spip, chiesti 2 anni e 10 mesi per Buzzi. Frateschi e Costa rischiano 2 anni e mezzo

22 settembre 2018, 07:00

Spip, chiesti 2 anni e 10 mesi per Buzzi. Frateschi e Costa rischiano 2 anni e mezzo

GEORGIA AZZALI

Quasi 40 anni di storia. Finiti in in un profondo rosso da oltre 100 milioni di euro. Spip (Società parmense per gli investimenti industriali), la partecipata comunale costituita nel 1974, è arrivata al capolinea il 5 febbraio 2013, quando il tribunale di Parma ne ha sancito il fallimento. Una morte decretata da operazioni immobiliari a prezzi stellari e da fiumi di soldi investiti in consulenze fittizie, secondo quanto emerso dall'inchiesta portata avanti dalla Guardia di finanza e coordinata dal pm Paola Dal Monte. Che, ieri mattina, ha chiesto la condanna a 2 anni e 10 mesi dell'ex vicesindaco Paolo Buzzi e a 2 anni e 6 mesi sia di Andrea Costa, già numero uno di Stt (la holding comunale che controllava al 100% Spip), che dell'ex direttore generale del Comune, Carlo Frateschi.

Bancarotta fraudolenta aggravata, il reato contestato a vario titolo a tutti e tre, così come a sette ex amministratori della società in carica tra il 2005 e il 2010. Ma se Buzzi, Costa e Frateschi hanno scelto il rito abbreviato, beneficiando così - in caso di condanna - dello sconto di un terzo della pena, gli altri imputati si sono orientati in modo diverso. L'ex dg Pietro Gandolfi e gli ex consiglieri d'amministrazione Roberto Brindani, Federico Palestro e Marco Trivelli hanno deciso di patteggiare: tutti e quattro hanno raggiunto un accordo con il pm per pene sotto ai 2 anni. Chiesto invece il rinvio a giudizio per gli altri ex membri del cda - Cristina Bazzini, Mario Mantovani e Nello Maccini - che hanno deciso di giocarsi tutto a dibattimento, nel caso finiscano a processo. Tutte le decisioni del gup Alessandro Conti dovrebbero arrivare il 10 ottobre, dopo che ieri le difese hanno tentato di scardinare le ipotesi accusatorie. Nei mesi scorsi, invece, era stata stralciata, per gravi motivi di salute, la posizione dello storico presidente di Spip, Nando Calestani. Già nel 2017 era invece uscito di scena una delle figure centrali dello scandalo Spip: Paolo Borettini, l'immobiliarista a cui sarebbero finiti quasi 30 milioni, erogati direttamente o tramite alcune società a lui riconducibili, ha patteggiato 1 anno e 4 mesi, con tanto di pena sospesa. Ma l'accordo con la procura gli è costato la «rinuncia» alla residenza universitaria Cocconi: la struttura, finita sotto sequestro nel 2016, vale circa 5 milioni, ma soprattutto fa incamerare qualche decina di migliaia di euro all'anno.

Spip era nata per acquistare terreni destinati a insediamenti produttivi, realizzare le opere di urbanizzazione e quindi rivenderli a un prezzo che consentisse di recuperare le spese mantenendo in equilibrio i conti. Ma con l'acquisizione dei comparti Spip 2 e Spip 3 crescono più i debiti che le prospettive della società. E alla fine del 2005 la partecipata è già sull'orlo dell'abisso, secondo la procura. Ma per altri cinque anni viene prolungata l'agonia, facendo così schizzare i debiti e dissipando il patrimonio della società partecipata del Comune. Nell'aprile 2006, secondo l'accusa, Borettini avrebbe acquistato da un privato un terreno edificabile per 2.814.000 euro, rivendendolo poche ore dopo a Spip per 4.425.000 euro. Altro affarone, poi, il 16 giugno 2006: la partecipata comunale ha infatti acquistato da Reig, di cui Borettini era socio unico, un altro appezzamento edificabile per 4.310.000 euro che, otto mesi prima, la Reig aveva acquisito per 1.375.000 euro.

Ma la lista delle operazioni nel mirino della procura è ben più lunga. Come l'elenco degli sperperi per progetti mai partiti o realizzati solo in parte. Ora, però, la parola passa al giudice.

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