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Ghiretti insultata sul web

Giulia: «Volate oltre l'odio»

23 settembre 2018, 08:03

Giulia: «Volate oltre l'odio»

Andrea Del Bue

Un commento volgare, idiota, inaccettabile quello che è comparso su Youtube sotto un’intervista video di Fanpage.it rilasciata da Giulia Ghiretti, campionessa parmigiana di nuoto paralimpico.

«Il bello delle ragazze in carrozzina? Gli dai una botta, vai via e ritorni quando vuoi a sbatterla che tanto la ritrovi nella stessa posizione in cui l’hai lasciata».

Parole difficili anche da scrivere, da quanto sono pesanti, stupide, di fatto irripetibili se non fosse il dovere di cronaca a costringere a farlo. Qualcuno dà man forte all’anonimo fomentatore d’odio (un troll, come viene definito nel mondo virtuale), facendo eco con grasse risate a quel pensiero che lascia increduli.

Incredulità, ma non rassegnazione, che nemmeno per un secondo ha sfiorato l’atleta parmigiana, che ha riportato quei commenti sulla propria pagina Facebook, scatenando un’ondata di affetto e solidarietà nei suoi confronti.

Non ha voluto lasciare spazio all’indifferenza Giulia, l’atleta capace di 13 medaglie internazionali tra Paralimpiadi, Mondiali ed Europei, le ultime tre – oro, argento e bronzo – conquistate ad agosto nella rassegna continentale di Dublino.

«Quelle parole a me non toccano, ma è bene che le persone sappiano che viviamo in un mondo strano, pieno d’odio e forse invidia. Quelle parole sono un’offesa a chi è disabile, ma in generale a chi è donna, vista come un oggetto. Dopo l’incidente la mia vita non è cambiata, sono sempre io, devo solo prendere una strada un po’ più lunga e in salita per fare le stesse cose di prima. Ho la fortuna di avere un carattere forte, una famiglia formidabile, degli amici veri. Quelle parole, quindi, non mi sfiorano. Ma penso a chi non ha tutto questo e magari rischia di subire certi insulti, di chiudersi, di vergognarsi. A loro dico di essere superiori, di volare più in alto, di capire che la vita è bella: basta riempirla di persone vere».

Se solo sapesse, questo anonimo drogato d’odio, ira e frustrazione, quale davvero è il bello delle ragazze in carrozzina come Giulia, giovane donna dal sorriso sempre presente e contagioso, dalla forza inimitabile di andare oltre ostacoli e barriere – culturali, prima di tutto -, sempre in prima linea con il suo esempio di campionessa, di donna dolce e sensibile, che non si nega mai quando le chiedono di andare in mezzo agli studenti, nelle scuole, a parlare del suo percorso. Una strada fatta di fatica, dove il concetto di normalità si relativizza come è giusto che sia, dove la diversità diventa il valore aggiunto di un’esistenza che per forza di cose deve essere condiviso con gli altri che vivono in una comunità.

Difficile, però, condividerlo con la grettezza d’animo di qualcuno, da mettere all’angolo, da isolare. O da aiutare, forse, se è vero che, come ha scritto Giulia sulla propria pagina Facebook, «non sanno quello che dicono».

Come ha fatto Chiara Bordi, terza a Miss Italia con la sua protesi alla gamba tutta brillantini e sicurezza, che ha messo ko il livore con una risposta eccezionale («A me mancherà pure un piede, ma a loro mancano cervello e cuore»). Come ha fatto Giulia, con il suo sorriso, il suo coraggio, la sua sensibilità.

Cosa sarà mai, infine, il bello delle donne? Il bello è Giulia, portabandiera della sua Nazionale ai Mondiali dello scorso anno, che ogni giorno tiene alta anche la bandiera della libertà e dell’amore. Contro l’odio per il diverso, perché di questo si tratta: diverso per una disabilità, diverso per il colore della pelle, diverso per l’orientamento sessuale. Ma diverso da chi, diverso da cosa?

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