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LUTTO

Addio alla prof Bacchi, una vita per la scuola

24 settembre 2018, 07:00

Addio alla prof Bacchi, una vita per la scuola

MANUELA BARTOLOTTI

E' sempre troppo presto o troppo tardi nella vita. Troppo presto per andarsene, troppo tardi per tornare indietro. Questo vale per tutti ma ancora di più per chi se ne va mentre il viaggio era ancora pieno di tappe, lo zaino carico di doni, di cose da fare o da dare, la cima lontana.

La prof Luciana Bacchi, 59 anni, amatissima docente d'italiano al liceo Toschi di Parma per tanti anni (prima aveva insegnato a Borgotaro e all'Itis) se n'è andata in una manciata di mesi, dopo una dolorosa malattia, lasciando amici e parenti, ma anche i suoi numerosi allievi ed ex-allievi.

Laureata in Lettere con indirizzo socio-pedagogico, sapeva più di altri rapportarsi con i giovani, entrare in comunicazione con loro coinvolgendoli al dì là della semplice lezione frontale. Non s'accontentava d'insegnare loro la letteratura, la poesia, ma – e così dovrebbe essere un bravo professore – la vita, o meglio gli strumenti per affrontarla. Non è facile catturare l'attenzione dei ragazzi, farli appassionare alle materie; per farlo bisogna amare profondamente e credere in quello che si fa e Luciana Bacchi amava la cultura, l'arte, esplorava con la lettura mondi lontani, anche molto diversi dal nostro. Era innamorata della cultura giapponese e del pensiero buddista tibetano, dei libri di Fosco Maraini, uno dei più grandi scrittori italiani di viaggio (e non solo).

In un liceo artistico come il Toschi aveva saputo coniugare la letteratura alle arti, l'educazione scolastica alla socialità e alle problematiche contemporanee, fino alla curatela e realizzazione di un volume, in cui era stato raccolto un progetto scolastico sulla città, la gente, le diversità, l'emarginazione, dal titolo «Lo sguardo di rimando», edito da Battei nel 2017 e nato dal libro «Gente di strada» di Alessandro Bosi (suo relatore della tesi di laurea) e dallo spettacolo teatrale «Fuoriposto» di Piergiorgio Gallicani.

Con grande affetto la ricordano i colleghi di scuola e il preside Roberto Pettenati che aveva studiato nella stessa facoltà e negli stessi anni senza frequentarla, per poi incontrarla al Toschi dove Luciana era diventata irrinunciabile membro del suo staff. Si occupava del contrasto alla dispersione e al bullismo e del monitoraggio dei risultati scolastici.

La scuola era la sua missione, perseguita tenacemente fino alla fine, anche mentre combatteva contro la leucemia. Ci ha tenuto a sottolinearlo il preside Pettenati: «Ancora meno di due settimane fa al Museo Guatelli si era tenuto uno spettacolo teatrale in cui il liceo aveva partecipato realizzando gli oggetti di scena; è stata l'ultima iniziativa scolastica di Luciana che l'aveva coordinata dal letto d'ospedale chiedendo d'allestire la scenografia, di collaborare e partecipare».

E ha aggiunto: «L'insegnamento principale da lei lasciato riguarda la qualità delle relazioni umane che devono esserci in una scuola coi colleghi, i genitori, fra docenti e studenti. Rimarrà nella memoria del liceo Toschi se non altro per queste due ragioni: la sua vivacità intellettuale, il coraggio e la sua attenzione alla qualità delle relazioni interne. A nome di tutto il Collegio dei docenti, del Consiglio d'Istituto di cui faceva parte, del personale e degli studenti, esprimo riconoscenza per ciò che ha fatto per noi, per il Toschi e soprattutto per come lo ha fatto». Non c'è più, ma ha lasciato per noi tutti che restiamo, segni e tracce sugli spesso confusi sentieri dell'esistenza, le indicazioni per cogliere un po' di quella verità e bellezza che lei ha ormai raggiunto, anche se troppo presto. Quel «Segreto Tibet» sempre agognato.

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