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PARMA

Gervinho non VI ricorda Tino?

24 settembre 2018, 07:00

Gervinho non VI ricorda Tino?

PAOLO GROSSI

Alzi la mano chi, se bazzicava il Tardini già negli anni '90, mentre sabato scorso applaudiva l'epico gol di Gervinho non è riandato con la memoria alle funamboliche imprese di Tino Asprilla.

Certo, per come si è sviluppata, la cavalcata dell'ivoriano ricorda più da vicino quella di Weah nel '96 con il Milan contro il Verona o quella di Roby Baggio nell'89 nella Fiorentina contro il Napoli. Ma il tratto funambolico, quella corsa dinoccolata ma comunque velocissima e potente, non c'è niente da fare, richiamano alla mente lo spettacolare Tino.

Ed è un bell'andare, perché Asprilla vuol dire, per i tifosi che l'hanno apprezzato e osannato, spettacolo allo stato puro. Lo stesso che garantisce Gervinho ogni volta che prende palla e punta un avversario.

ERE DIVERSE

Nella corsa palla al piede l'ex romanista è probabilmente ancora più tecnico del colombiano, ma a discorsi di questo genere bisogna sempre premettere che stiamo parlando di ere calcistiche diverse. Adesso cioè il fattore fisico ha un peso decisamente superiore rispetto a 25 anni fa, in campo ci sono più chili, più centimetri, più forza, più resistenza. E' anche vero però che non sappiamo quanto i giocatori di un tempo saprebbero giovarsi dei ritmi e delle metodiche di allenamento attuali. Quindi facciamo pure valutazioni e paragoni ma asteniamoci da drastici giudizi di merito e graduatorie. Resta un dato di fatto che è più facile allenare un professionista meticoloso come Gervinho che non Asprilla, piuttosto «anguillesco» quando c'era da faticare durante la settimana, oltre che dèdito a vari passatempi che mal si conciliano con il rendimento atletico in partita.

IMPREVEDIBILE TINO

Continuiamo allora dicendo che Gervinho per buoni tratti di gara, (speriamo sempre più lunghi) si sacrifica anche tanto in fase di non possesso: D'Aversa pretende che gli esterni d'attacco facciano profondi ripiegamenti per mantenere compatta la squadra e lui si adegua. Asprilla poteva permettersi di concentrarsi di più sulla fase offensiva e in quella era forse ancor più imprevedibile di Gervinho, nel senso che non solo gli avversari, ma neppure compagni e allenatore sapevano mai cosa aspettarsi quando la palla era nei suoi paraggi. Come a Milano, quando batté di sua iniziativa la punizione dal limite che mise fine all'imbattibilità del Milan di Capello, o come quando, contro il Foggia, lisciò un facile gol da due passi con il destro ma lo segnò involontariamente con la punta del sinistro. Contro la Lazio un controllo approssimativo gli impedì il gol di prima e lui allora si alzò la palla e lo segnò in rovesciata. Asprilla lo si applaudiva in allegria, ed è proprio quella la sensazione che Gervinho ha restituito ai tifosi crociati. Non ci si diverte solo perché la tua squadra segna, ma anche per come segna. L'importante è continuare a farlo il più a lungo possibile.

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