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Archeologia

Torna alla luce l'antica Tannetum

25 settembre 2018, 08:00

Torna alla luce l'antica Tannetum

Tannetum non c'è più, ma c'è chi sta lavorando per riportarla alla luce. Si è appena conclusa la terza campagna archeologica dedicata all'area che ospitò l'antica città scomparsa nella zona tra Taneto e Sant'Ilario.

REPERTI CELTICO-LIGURI

Le ricerche del 2018 hanno interessato tre aree. Nella prima, posta lungo la ferrovia Milano-Bologna, nel Comune di Gattatico, a sud-ovest del paese di Taneto è stato rinvenuto già nel 2016 un campo che presentava abbondante materiale ceramico e una fibula databile alla tarda età del ferro e riconducibile a cultura Celto-Ligure. Gli scavi hanno attestato il danno causato da secoli di anni di arature e lavori agricoli. Questi interventi hanno sconvolto le stratificazioni lasciando solo sottofondazioni di strutture in materiale deperibile; poiché si tratta dell'unico ritrovamento consistente nell'area di tale cronologia, può essere ipoteticamente ricollegato ai racconti dei grandi storici Polibio e Livio che ci parlano nel 218 a.C. di Tannetum come di un villaggio celtico che ospitò in capanne costruite con mattoni in terra cruda, una guarnigione militare romana in difficoltà, negli anni della discesa di Annibale in Italia.

TRACCE DI EPOCA ROMANA

Il secondo sito si trova nel Comune di Sant'Ilario d'Enza nei pressi della stazione ferroviaria. Alcune notizie Ottocentesche e scavi degli anni Settanta del Novecento riportano scarne notizie del rinvenimento di ciottolati stradali romani nella zona, in un areale che si ritiene fra i più probabili siti dove collocare la città romana di Tannetum, scomparsa con la crisi della tarda antichità. Lo scavo 2018 ha rivelato una strada romana finora sconosciuta che corre in direzione Nord-Sud. Risulta larga oltre 4 metri e reca il segno del passaggio dei carri; è inoltre pavimentata con ciottoli fluviali disposti con cura, cosa che, nell'antica Aemilia ma anche in tutta la Cisalpina, è tipica solo delle strade urbane o dei tratti immediatamente fuori dalle città. Un ritrovamento importante perché ci fornisce la certezza di essere nell'immediata prossimità di Tannetum, se non all'interno della città. I prossimi anni di ricerca potranno fornire ulteriori dati.

SCOPERTE ALTO-MEDIEVALI

Scoperte interessanti provengono infine dall'apprestamento fortificato medievale noto come «il Castellazzo». Nella campagna del 2017 era stata portata alla luce una torre (una di ben 8, stando alle fonti) e parte delle mura di questo fortilizio noto dal Settecento ma mai scavato stratigraficamente. La grande novità dell'anno scorso era stata l'individuazione della probabile fase fondativa della struttura all'850 d.C. circa, datazione effettuata in base ad alcune analisi al Radiocarbonio su pali che verosimilmente erano stati inseriti nel sottosuolo argilloso al fine di stabilizzare il terreno e renderlo atto a sostenere una struttura consistente come quella di cui stiamo parlando. Se i prossimi anni di ricerca confermeranno tale indice cronologico, si tratta di uno dei “castelli” più antichi in assoluto. Quest'anno le ricerche si sono invece concentrate sulle fasi di distruzione della struttura, le sue ultime fasi di vita, e si è quindi scavato all'interno della torre. Sigillati sotto uno strato di crollo delle strutture sono emersi gli ultimi contesti abitativi e tracce di una fine violenta conclusasi con un probabile incendio. Sono stati recuperati reperti riferibili alla vita quotidiana, come frammenti di vasi o perline per collane, una moneta d'argento che, come una rinvenuta lo scorso anno, si data al regno di Ottone III (Imperatore del Sacro Romano Impero dal 996 al 1002 d.C.), armi (una punta di freccia, un puntale di lancia, un elemento in osso per balestra), come prevedibile in una struttura militare, e il rinvenimento di eccezionale interesse di 7 pedine da gioco finemente lavorate, in avorio o corno, sostanzialmente integre (cui vanno aggiunte alcune pedine frammentarie). Molte di queste pedine possono essere ricondotte al gioco degli scacchi che fece il suo ingresso in Europa solo nel IX secolo attraverso la mediazione dei mercanti arabi.

Gli studi sono solo agli inizi: si potrebbe trattare di uno dei ritrovamenti di tale tipologia più antichi e abbondanti numericamente avvenuti in Italia fino ad oggi, senza contare che lo scavo della torre verosimilmente proseguirà nei prossimi anni, con la speranza di accrescere ulteriormente la consistenza di tale rinvenimento.

LE ORIGINI DELLA RICERCA

La missione archeologica di Tannetum, operante dal 2016 e nata dalle ricerche di dottorato del reggiano Paolo Storchi presso l'Università «La Sapienza» di Roma, ha portato in questi anni risultati davvero importanti che sono stati editi su diverse riviste scientifiche internazionali (Agri Centuriati, Scienze dell'Antichità, Fold&R), mentre le ricerche sono state presentate a vari convegni e su riviste di divulgazione scientifica (Archeologia Viva).

La ricerca è stata condotta dall'Università La Sapienza (direttore di scavo Luisa Migliorati) in collaborazione con la Syddansk Universitet di Odense-Danimarca (co-direttore Jesper Carlsen) e sotto la direzione sul campo di Paolo Storchi (attualmente impegnato nel perfezionamento presso la Scuola archeologica italiana di Atene), su concessione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara (soprintendente Cristina Ambrosini, funzionario archeologo Monica Miari). Nell'équipe internazionale di scavo anche Maria Elisa Amadasi di Parma e Marco Montermini di Reggio.

La campagna di quest'anno è stata finanziata dai Comuni interessati, da aziende locali, con l'assistenza tecnica per società specializzate in rilievi e geofisica, con il supporto del Gruppo Archeologico Val d'Enza e dell'associazione culturale Tannetum. Gli scavi sono stati possibili anche grazie a un crowdfunding popolare e all'utilizzo della vincita di Paolo Storchi al programma «L'Eredità» di Raiuno.

r.c.

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