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EDITORIALE

Il videogioco della democrazia cliccante

di Vittorio Testa -

27 settembre 2018, 16:45

Il videogioco della democrazia cliccante

Nella nostra politica il mondo virtuale è diventato realtà. L’ipotetico consenso dei sondaggi d’opinione e il gradimento espresso dai sostenitori, dai cosiddetti “fan” sui social, hanno fatto dell’irrealtà un elemento fondamentale di quello che potrebbe essere definito il videogioco della democrazia cliccante. Vai su Facebook, per esempio, e trovi minuto per minuto le giornate di Salvini e Di Maio, i loro slogan, le loro intemerate contro il restante mondo ostile, i loro appelli e le loro vanterie: clicchi su “mi piace”, aggiungi un commento; e lui, il leader in persona!, magari ti risponde pure.
Parliamo non a caso dei due uomini nuovi della nostra politica, i Diarchi, ministri e vicepresidenti del Consiglio che di fatto tengono banco nel governo, dettano legge anche al presidente Conte. Una ricerca del “Corriere della Sera” segnala l’impressionante ascesa dei due giovani rampantissimi. Primatista è il leader della Lega che dall’inizio dell’anno ha visto i suoi “fan” su Facebook aumentare da 1 milione 975mila a 3 milioni 143mila. Di Maio passa da 1 milione 165mila a 2 milioni 63mila. (Nel campo avverso il più seguito è Matteo Renzi che è cresciuto di soli 17mila “fan” ed è sotanzialmente fermo a 1 milione 127mila). Ed è, questo della moltitudine soccorrente, un consenso sentito, vissuto, partecipato. I Diarchi mettono in rete i “post”, rapide cronache di poche righe dai toni autocelebrativi e/o furenti contro i tanti nemici che ostacolano il loro cammino: i “fan” condividono gioia e sdegno, successo e tribolazione; inneggiano e s’indignano, lodano e insultano. L’opinione lascia il posto all’emozione: Salvini e Di Maio fanno gara ad attribuire a loro stessi, a personalizzare il merito di azioni e decisioni volte al bene comune. E sono diventati maestri di comunicazione: dichiarazioni brevi, aggressive; basta prenderle dalle tv e da Youtube e collocarle ad arte. Indimenticabile esempio di furberia comunicativa fu il Salvini che, proveniente dalla tragedia di Rigopiano, l’albergo sepolto dalla valanga, arrivò nello studio televisivo per l’intervista indossando scarponi doposci. Questa realtà virtuale si sposa poi con l’ipotetico mondo dei sondaggi che di fatto hanno assunto la stessa forza dei voti reali. In base alle “intenzioni di voto” Salvini avrebbe il 32 per cento dei consensi: e si comporta come se avesse quella forza in Parlamento, dove invece è sempre al 17 per cento, con 123 deputati e 58 senatori. Il Movimento 5 stelle sarebbe sceso al 30 o 29 per cento: e molti ne prevedono la crisi, magari dopo le elezioni europee, quando Salvini supererà l’alleato-rivale. Ma i numeri reali in Parlamento dicono che la Lega, comunque, resterà con le forze avute il 4 marzo; e il M5S al 32,68 per cento con 336 eletti. Ma la democrazia virtuale dei sondaggi e dei “clic” la vince sempre sulla banale realtà: e celebra i Diarchi che insieme oggi assommano a più del 60 per cento di voti ancora tutti da conquistare (o da perdere…).
vittorio.testa@comesermail.it