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OMICIDIO COLPOSO

Morì a 33 anni dopo 6 operazioni: «Negligenze durante il primo intervento». Indagati due chirurghi

27 settembre 2018, 08:03

Morì a 33 anni dopo 6 operazioni: «Negligenze durante il primo intervento». Indagati due chirurghi

GEORGIA AZZALI

Quasi due mesi. In un'altalena sfibrante di stati d'animo: speranza, angoscia, disperazione. E infine quel dolore cieco. Alessandro Petrillo, 33 anni, era entrato all'ospedale di Vaio il 6 settembre 2017 e non ne è più uscito. Il suo cuore si è fermato il 31 ottobre dopo una serie di interventi che avrebbero dovuto risolvere un problema con cui faceva i conti da anni: un'ulcera duodenale diventata nel tempo sempre più aggressiva. E recidivante, tanto da aver causato la stenosi del piloro. Una patologia certamente non banale, ma alcune manovre effettuate durante il primo intervento avrebbero scatenato una «pancreatite acuta necrotizzante» che poi si è evoluta in peritonite, fino ad arrivare a un'«insufficienza multi-organo» che ha portato alla morte, si legge nell'avviso di conclusione delle indagini. Omicidio colposo, che il pm Umberto Ausiello contesta a Stefano Rollo, 59 anni, e a Piero Lugani, 65, i due chirurghi che quel giorno erano in sala operatoria. L'inchiesta è stata chiusa nei giorni scorsi, e gli avvisi di conclusione delle indagini sono stati recapitati ai difensori delle parti. Ora, sia Rollo che Lugani avranno venti giorni di tempo per poter depositare atti e memorie, o per decidere di farsi interrogare. Poi, il pm deciderà se chiedere il rinvio a giudizio, oppure optare per la richiesta d'archiviazione. E al momento il difensore, Mario Bonati, preferisce non fare alcun commento.

La procura ha invece chiesto l'archiviazione per gli altri medici finiti sul registro degli indagati: Gianni Versari, lo specializzando che affiancò Rollo e Lugani, il primario Vincenzo Violi e i colleghi Carlo Salvemini e Francesco Fontanazza che intervennero in più fasi dopo la prima operazione. Perché l'errore che poi avrebbe portato alla morte di Petrillo, secondo Lorenzo Marinelli, il consulente del pm, sarebbe avvenuto quando il giovane entrò per la prima volta in sala operatoria. I chirurghi optarono per una gastroresezione, mentre se si fossero limitati ad effettuare un'antrectomia (intervento meno invasivo) avrebbero evitato «con un'elevata probabilità prossima alla certezza - scrive Marinelli nel preliminare della consulenza tecnica - la manipolazione e infiammazione del pancreas, manifestatasi nel post-operatorio all'intervento del 15 settembre 2017».

Poco dopo la prima operazione Petrillo aveva cominciato a sentire dolore alla spalla sinistra e alla schiena. Ma le preoccupazioni sono diventate veri e propri segnali d'allarme quando, la sera del 22 settembre, ha cominciato a vomitare sangue. Così si decide di riportarlo immediatamente in sala operatoria. Ma è un percorso ancora in salita. Petrillo continua ad avere quella fitta alla schiena e comincia a tossire con insistenza. E gli esami rivelano un edema polmonare. Gli viene applicato un drenaggio, e nei giorni successivi si susseguono esami e accertamenti. Dopo 17 giorni viene portato all'ospedale di Piacenza per l'inserimento di un drenaggio trans-epatico.

Poi si susseguono nuovi interventi. Ma Petrillo non si riprende. Entra ed esce dalla sala operatoria, viene sottoposto a continui esami, ma i parametri peggiorano. La moglie Ylenia, dopo aver chiesto più volte una consulenza esterna, prende l'iniziativa e scrive a Roberto Salvia, lo specialista di Verona di cui il primario Violi le aveva fatto il nome. E' una mail angosciata. Una richiesta d'aiuto di chi ha bisogno di aggrapparsi a una speranza. «Dottor Salvia, mi scuso se disturbo, ma sono una ragazza disperata - scrive il 21 ottobre -. Mio marito è ricoverato dal 6 settembre all'ospedale di Vaio: è entrato per un'ulcera duodenale stenosi e ad oggi è entrato 6 volte in sala operatoria per complicazioni... La prego, mi contatti, vorrei chiedere un suo parere, una consulenza».

Sette giorni dopo lo specialista arriva a Fidenza. Parla della possibilità di sottoporre il marito a un nuovo intervento, anche a Verona, nel caso si fosse stabilizzato. Ma Alessandro morirà quattro giorni dopo.

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