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CASSAZIONE

Assunzioni in Stt, Spip e Alfa: annullati i proscioglimenti per Piermarioli, Vento e Casalini

30 settembre 2018, 07:02

Assunzioni in Stt, Spip e Alfa: annullati i proscioglimenti per Piermarioli, Vento e Casalini

GEORGIA AZZALI

Il caso delle assunzioni nelle partecipate comunali Stt, Spip e Alfa? Tutt'altro che chiuso. La Cassazione ha annullato i proscioglimenti di Barbara Piermarioli, Massimiliano Vento e Chiara Casalini (per tre imputazioni su quattro) rinviando il procedimento al tribunale di Parma. L'ex ad di Stt, il liquidatore di Spip e Alfa e la dipendente della holding, tutti accusati di concorso in abuso d'ufficio e per cui nel marzo dello scorso anno era stato dichiarato dal gup il «non luogo a procedere», dovranno quindi affrontare una nuova udienza preliminare davanti a un altro giudice. Che dovrà decidere se rinviarli a giudizio, oppure se dichiarare nuovamente il «non luogo a procedere», motivando però in modo diverso i proscioglimenti.

La decisione della sesta sezione penale della Cassazione è di qualche giorno fa: i magistrati della Suprema corte hanno accolto gran parte del ricorso firmato dal pm Paola Dal Monte. L'unica imputazione, sempre per abuso d'ufficio, per cui la Cassazione ha rigettato l'impugnazione della procura è quella relativa al passaggio, nel maggio 2012, di Chiara Casalini da Alfa - società in liquidazione - a Stt: in questo caso - e solo in questo - il proscioglimento di Piermarioli, Vento e Casalini è dunque passato in giudicato.

Per ora, però, non si sa quali siano stati i passaggi della sentenza di primo grado finiti nel mirino dei giudici, perché le motivazioni non sono ancora state depositate. E' certo comunque che ad essere «cassati» sono stati i proscioglimenti sanciti con la formula: «il fatto non costituisce reato». Il gup dovrà quindi rivalutare la riassunzione in Stt, nel maggio 2012, di Giuseppe Capotorto, il reintegro nella stessa holding - un mese prima - di Francesca Capelli, e l'assunzione, a partire dall'aprile 2009, di Chiara Casalini in Alfa. Tutti contratti illegittimi, secondo la procura, perché i tre sarebbero stati reclutati senza alcuna selezione pubblica e trasparenza. Per il giudice, invece, non c'era piena prova del dolo intenzionale sia da parte degli amministratori che dei dipendenti. Dunque, secondo il gup, mancava il cosiddetto «elemento soggettivo», ossia il cardine del reato di abuso d'ufficio.

Opposta, invece, la valutazione del pm. Che nel ricorso in Cassazione ha messo in evidenza i vari elementi probatori che proverebbero proprio il dolo da parte di Piermarioli, Vento e Casalini, oltre che di Capotorto e Capelli. Tutti, in particolare, «erano perfettamente a conoscenza della natura pubblica delle società», sottolinea il pm nel ricorso. Società che dunque avrebbero dovuto rispettare i criteri di selezione pubblica del personale. Non solo. Il pm attacca anche le valutazioni del gup secondo cui Piermarioli e Vento avrebbero «perseguito, in via primaria, un interesse pubblico» assumendo quei dipendenti.

Ma ora si torna indietro. A un nuovo giudice di primo grado. Che potrebbe scrivere una storia diversa.

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