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Aversa, il pm: «In soli due anni 79mila euro di sponsorizzazioni dalle case farmaceutiche»

08 ottobre 2018, 07:03

Aversa, il pm: «In soli due anni 79mila euro di sponsorizzazioni dalle case farmaceutiche»

GEORGIA AZZALI

«Aversa, non l'Ematologia di Parma, Aversa! Perché il mio nome penso che ancora nel mondo abbia un certo peso». Così parlava il professore, il 23 settembre 2015, con un'informatrice scientifica della Janssen, società farmaceutica milanese, per farle capire che era necessaria la sua «benedizione» per far entrare i farmaci nel reparto. E solo chi si comportava bene (leggi: dava soldi per sponsorizzare i congressi), poteva avere garanzie sui propri prodotti. Consapevole del suo ruolo e della sua importanza, secondo gli inquirenti, tanto da aver incassato per anni soldi grazie alle sponsorizzazioni dei congressi: 78.709 euro in totale, solo tra il 2012 e il 2014, vale a dire circa 26.000 euro netti all'anno. Tutti bonifici rintracciati sui conti correnti intestati ad Aversa e provenienti da alcuni provider, ossia dalle agenzie che si occupano dell'organizzazione dei congressi. Insomma, uno stipendio aggiuntivo rispetto ai compensi come medico e come docente universitario, senza considerare le visite a pagamento.

LO STIPENDIO AGGIUNTIVO

Un «extra» apparentemente lecito per Aversa, se non fosse che in cambio c'era il lancio di un nuovo farmaco, o la «sopravvivenza» di un medicinale già conosciuto, ma a rischio per l'arrivo di altri prodotti. «Va subito chiarito - sottolinea il pm Emanuela Podda nella richiesta di custodia cautelare - che non arriva mai a privare i pazienti delle cure necessarie, ovvero a metterne in pericolo la vita o la salute, ma quando ha la possibilità di scegliere fra due prodotti pressoché equipollenti, orienta le sue scelte verso quello della ditta che gli ha offerto la maggiore sponsorizzazione». Abilissimo nello strappare il sì dalle case farmaceutiche, insieme a Paola Gagliardini, la titolare della società Csc di Perugia che organizzava la maggior parte dei suoi convegni, anche lei ai domiciliari, sarebbe riuscito a garantire buoni guadagni extra a se stesso e ai suoi collaboratori, oltre che - in qualche occasione - al figlio Alessandro.

GLI «UTILI DEI CONGRESSI»

Insomma, con le sponsorizzazioni arrivava anche il cosiddetto «utile del congresso», come l'aveva battezzato la stessa Gagliardini. Una cifra depurata anche dello stesso compenso dovuto alla società organizzatrice dell'evento e che poi poteva essere ridistribuita. Nel settembre del 2015, per esempio, quando a Parma fu organizzato l'ottavo Simposio internazionale sul trapianto aploidentico di cellule staminali, furono raccolti complessivamente - tra sponsorizzazioni e finanziamenti - 196.647 euro. I costi? 90.837 euro. Ma l'utile - si badi bene - è arrivato a 105.810 euro. Ed è Aversa a decidere la ripartizione delle somme, facendole apparire - secondo gli inquirenti - come costi sostenuti, attraverso la stipula di falsi contratti di prestazione di servizi. In particolare, nel caso del simposio di Parma, 32.000 euro complessivi sarebbero stati suddivisi tra Maria Gullo, Tania Maldacena e Federica Galaverna, collaboratrici del primario di Ematologia; 8.750 euro se li sarebbe tenuti lo stesso Aversa, come compenso per la sua relazione al congresso; 5.000 euro sarebbero finiti al figlio Alessandro, a fronte di un lavoro mai svolto; altri 1.500 euro avrebbero gratificato Cristina Mecucci, professoressa di Malattie del sangue a Perugia, per aver contribuito all'organizzazione di un evento nel maggio del 2015. Ma la parte più corposa - 58.560 euro - sarebbe andata al dipartimento di Medicina, che poi però l'avrebbe messa a disposizione dello stesso Aversa per finanziare gli assegni di ricerca di due sue collaboratrici.

IL COMPENSO «MINIMO»

Un'intesa perfetta, quella tra il professore e la Gagliardini. E proprio attorno a quel «patto» sarebbe stato costruito il sistema che portava quattrini al medico (e agli amici fidati) e alla titolare della società. Secondo l'accusa, Aversa e l'imprenditrice, nel febbraio 2016, si sarebbero accordati affinché al professore fosse corrisposto un compenso minino annuo di 10.000 euro, facendolo figurare come «grant» per il referente scientifico e ripartendolo tra i vari eventi organizzati durante l'anno. «Tra loro - spiega il gip Mattia Fiorentini nell'ordinanza di custodia cautelare - vigeva un tacito accordo basato sullo scambio di favori, secondo cui l’uno si rivolgeva sistematicamente all’altra per l’organizzazione dei congressi/convegni/eventi in cui la Csc fungeva da provider, mentre quest’ultima versava al medico lauti compensi per l’opera da lui prestata (regolarmente contabilizzati) e, in aggiunta, spartiva con lui parte delle somme elargite dalle case farmaceutiche sotto forma di sponsorizzazioni, che assurgevano a forma prescelta per la corresponsione della tangente (ovvero del  "dazio" che le aziende dovevano versare, talvolta pressate a farlo, talatra di loro sponte, per onorare il patto corruttivo)».

La mazzetta formato sponsorizzazione. Così, secondo gli inquirenti, avrebbe funzionato il sistema Aversa.

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