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CICLISMO

Folli, il cavaliere delle Alpi che ha scalato nove passi

09 ottobre 2018, 07:00

Folli, il cavaliere delle Alpi che ha scalato nove passi

ANTONIO BERTONCINI

I colleghi della Barilla lo chiamano «Supermario», e non è difficile capire perché. Mario Folli, 56 anni, operaio turnista che da oltre trent'anni lavora in Barilla, a Pedrignano nella produzione della semola, insieme ad altri 350 «fachiri del pedale» si è sparato qualcosa come 1.500 chilometri in poco più di cinque giorni, notti comprese.

Sulla sua Bianchi Infinito ha superato 21.000 metri di dislivello su e giù per le Alpi, scalando nove passi, fra Italia, Francia e Svizzera: una fatica infinita, compensata però da panorami mozzafiato e soprattutto dalla soddisfazione di aver ottenuto il prestigioso brevetto della «Alpi 4000»:

«Ne sono davvero orgoglioso», dice Mario mostrando il suo libretto con tanto di timbri e firme a certificare l'impresa «che mi è costata davvero tanto, Nelle 125 ore che ho impiegato ho dato fondo a tutte le mie energie, ma ne valeva la pena. So benissimo che volendo si potrebbe anche barare, utilizzando mezzi d'appoggio o deviando su percorsi alternativi fra una tappa e l'altra, ma sarebbe solo prendere in giro sé stessi. Piuttosto me ne resterei a casa sul divano».

Mario Folli ha superato il Col d'Iseran e il Passo dello Stelvio, ha guardato in faccia il Monte Bianco, il Cervino e il Gran Paradiso, ha costeggiato il Lago di Garda e il Lago Maggiore, si è spinto fino alle città d'arte della Pianura Padana, da Biella a Pavia, a Piadena, a Mantova, tutto da solo, lui e la sua Bianchi, percorrendo piste ciclabili, strade sterrate, rampe da 18% su una variante del Moncenisio.

Ha sfidato il freddo polare nella discesa notturna del Col d'Iseran e il caldo infernale da 36° nella Pianura Padana, fino ad arrivare all'ultima tremenda fatica, lo Stelvio, fra gli applausi della gente che aBormio ha reso omaggio a questi inossidabili ciclisti d'altri tempi.

«Ho pedalato dalle 12 alle 15 ore al giorno – ricorda ancora Folli - per oltre cinque giorni e altrettante notti, praticamente quasi insonni. Infatti, per alimentarmi e riposare ho usato solo le spartane ma efficienti strutture messe a disposizione da una perfetta organizzazione, che ci ha dato tutto il necessario, molto di più dei 210 euro pagati per l'iscrizione. Anche sul percorso – ci tiene a precisare – ho seguito con l'indispensabile ausilio del ciclo computer Garmin tutte le strade e le varianti previste, senza tagliare neppure un metro di strada, nonostante, devo ammetterlo, la mia preparazione non fosse ottimale, perché nei mesi precedenti avevo avuto un calo di concentrazione. Meno male che il clima non ci ha giocato brutti scherzi. Pensi che per stare nel tempo che mi ero prefissato, 15 ore in meno del massimo previsto per ottenere il brevetto, sono partito a mezzanotte per affrontare l'ultima tappa, quella dello Stelvio, che ha assorbito le mie ultime energie».

Quindi, viene da dire, impresa compiuta e si chiude lì. Ma Supermario non la pensa così: «Mai dire mai – afferma – la prossima Alpi 4000 ci sarà fra quattro anni. Ma intanto guardo avanti, con questo brevetto posso iscrivermi alla Parigi-Brest-Parigi, un altro sogno nel cassetto»: la randonnee più prestigiosa, 1.200 chilometri sulle strade francesi, con migliaia di partecipanti, che si terrà il 22 agosto 2019. «Io conto di esserci. E lì, in mezzo a diecimila, non sarò mai solo».

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