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SERIE A

Vola il Parma operaio

09 ottobre 2018, 07:00

Vola il Parma operaio

Paolo Grossi

C'è qualcosa di nuovo, anzi di antico, in questo Parma che vince, convince e risale la classifica. Di nuovo c'è la consapevolezza di poter recitare una parte importante in serie A senza dipendere per forza da questo o da quel giocatore, da questo o da quel sistema di gioco. Senza Gervinho, Inglese e Grassi, cioè i tre acquisti più pesanti della sessione estiva, con un'ora di 4-3-3 e mezz'ora di 3-5-2, il Parma ha portato a casa tre punti importatissimi da Genova. Di antico, per così dire, ci sono nomi e facce che abbiamo apprezzato l'anno scorso nella cavalcata dalla B alla A. Iacoponi, Gagliolo, Barillà, Di Gaudio, Siligardi, Ceravolo. Sei su undici titolari ieri. Questo non deve essere interpretato come un abbassamento del livello tecnico del massimo campionato. E' piuttosto sorprendente vedere come molti di questi veterani figurino meglio adesso dello scorso anno. E allora vien da pensare che la prima ragione possa essere psicologica: in B infatti c'era una fortissima pressione a vincere tutte le gare. Ogni pareggio era vissuto quasi come una sconfitta. D'altra parte sia in C che tra i cadetti l'imbuto tra il numero delle partecipanti e quelle poi effettivamente promosse è molto stretto e, come s'è visto alla fine, ogni punto, addirittura ogni gol negli scontri diretti poteva diventare decisivo.

MENO PRESSIONI

Questa pressione a volte ha un po' imballato le gambe e la testa dei crociati. Ricordate Entella, Vercelli, Cesena? Tanti match ball gettati al vento in condizioni di evidente superiorità tecnica.

Quest'anno invece di Golia il Parma deve più spesso interpretare il ruolo di Davide, e pare trovarcisi bene. Pareggiare in serie A, a parte poche eccezioni, non è mai un dramma se l'obiettivo è la salvezza. Questo ha disteso i nervi di tanti giocatori, che sono più sereni nei gesti tecnici, più coraggiosi. Insomma, riescono a cavare il meglio delle loro potenzialità

Le stesse idee di calcio dell'allenatore, molto attento in primis all'equilibrio e alla compattezza nei momenti di perdita della palla, sembrano trovare espressione più efficace in questa nuova e blasonata realtà. Nel senso che si addicono alla parte che deve recitare la squadra: lotta, riconquista e ripartenza. Non c'è l'obbligo di fare la partita ed è più frequente trovare avversari che rispondono al tuo invito e vengono avanti, scoprendo il fianco ai contropiede. E' un gioco razionale e finalizzato all'obiettivo: chi storce il naso ha tempo da perdere. Alzi la mano chi non s'è divertito a Genova. Forse anche così si spiega la sicurezza, la fame, la determinazione con cui giocano i protagonisti della promozione dell'anno scorso. Arrivati in A hanno capito di dover dare qualcosa in più per starci da protagonisti e soprattutto riescono a farlo in modo integrato, non ragionando da singoli ma spendendo le proprie energie nell'aiuto reciproco. E in questo non sarebbe onesto non riconoscere l'imprinting del tecnico e, alle sue spalle, della società. Se tanti episodi girano per il verso giusto (e purtroppo non sarà sempre così) non può essere solo una questione di buona sorte.

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