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Colorno

La Canova: «Il no di Torrile alla fusione è un grave errore»

10 ottobre 2018, 07:01

La Canova: «Il no di Torrile alla fusione è un grave errore»

CRISTIAN CALESTANI

COLORNO «Si è persa un’occasione unica ripetendo un errore che fu commesso già 15 anni fa quando non si entrò subito in Unione. Un’altra occasione così non capiterà più. Dire no alla fusione significa aver negato alla nostra comunità un miglioramento dei servizi erogabili».

C’è tanto rammarico nelle parole del sindaco di Colorno Michela Canova dopo il risultato del referendum consultivo per la fusione dei comuni con la vittoria risicata del sì a Colorno e il netto no di Torrile.

«Non ci sarà la possibilità di costruire un percorso in una ipotetica Unione tra Colorno e Torrile – commenta Canova -. Per legge le Unioni devono coinvolgere almeno tre comuni dello stesso ambito territoriale ottimale. Resterà dunque in vita l’attuale Unione Bassa Est Parmense nella quale Sorbolo Mezzani, da neo comune fuso, non avrà alcun interesse ad aumentare il numero delle funzioni da condividere con Colorno e Torrile, rispetto alle 4 attuali, perché sarà già pienamente autosufficiente e dotato delle risorse necessarie per gestire svariati servizi. È assurdo pensare che, per un errore commesso in passato con il mancato ingresso in Unione, si finisca per pregiudicare anche le scelte future, commettendo così altri errori. Le risorse previste dalla fusione sarebbero state fondamentali per programmare il futuro del nostro territorio: penso, ad esempio, alla realizzazione della mensa per la scuola media o all’ampliamento della materna. Ora questa progettazione viene meno. Le prossime due amministrazioni forse alla fusione arriveranno, per sfinimento e per mancanza di risorse, al termine del prossimo mandato amministrativo».

Tra le analisi del voto anche quella del consigliere di opposizione a Colorno Luigi Curti.

«I cittadini della Bassa Est hanno mostrato saggezza. Il matrimonio tra Sorbolo e Mezzani, messo a rischio dalle avance dell’amministrazione di Colorno a Mezzani, si è finalmente celebrato dopo anni di collaborazione. Il voler invece forzare la mano con Torrile, fresco di ingresso in Unione, solo per fini di ricandidature personali, ha portato al fallimento di un progetto di fusione che era forse il più omogeneo e bilanciato tra quelli di tutta la regione. La scarsa affluenza alle urne e l’assenza della dovuta imparzialità di molti amministratori, che palesemente si sono schierati in prima persona nel Comitato per il sì, non ha impedito una vittoria di Pirro del sì a Colorno. Ora è arrivato il momento di cambiare. Per una fusione servono almeno 10 anni di incontri con i cittadini e le realtà produttive, senza personalismi e proclami. Occorre una pianificazione ed una programmazione territoriale che parta dalle frazioni ed arrivi ai capoluoghi in modo che la gente sappia dove e come saranno spesi i soldi. Il vento del rinnovamento è comunque partito con l’auspicio che le prossime elezioni portino un ricambio fisiologico ai vertici amministrativi».

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