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Conquibus

Fabi e Andrei: «L'azienda è sana, ingiusto generalizzare»

11 ottobre 2018, 07:03

Fabi e Andrei: «L'azienda è sana, ingiusto generalizzare»

Monica Tiezzi

Come nel maggio dell'anno scorso. Il direttore generale dell'Azienda ospedaliero-universitaria Massimo Fabi e il rettore dell'Università di Parma Paolo Andrei chiamano a raccolta i dipendenti per dare un segnale di unità aziendale (e un'iniezione di orgoglio e fiducia) dopo l'inchiesta Conquibus. Come era successo all'indomani dell'inchiesta Pasimafi, che aveva travolto anche l'allora rettore Loris Borghi, con esiti tragici.

«MOMENTO DRAMMATICO»

Che sia un «momento drammatico», lo definisce Fabi, non se lo nasconde nessuno: «Siamo tempestati di domande sul grado di affidabilità dei nostri reparti», ammette il direttore generale. Un medico aggiunge sottovoce, a denti stretti: «Diciamo pure che ci prendono a pesci in faccia». La preoccupazione si legge nelle facce dei tanti che affollano la sala congressi del Maggiore, oltre 400 persone che si accalcano anche in piedi: direttori di reparto, infermieri, operatori socio sanitari, dirigenti amministrativi.

Ridare fiducia è il leit motiv degli interventi: ai pazienti in primis, e a chi in ospedale ci lavora. Bandito ogni dibattito, rimandate le domande che pure qualcuno vorrebbe porre: «Le nostre porte sono sempre aperte, ne parleremo in altra sede», stoppa Fabi.

«Dobbiamo far sentire il rumore della foresta che cresce» ripetono direttore e rettore. Che poi rivendicano: i controlli ci sono già, abbiamo dimostrato di saperli applicare, anche anticipatamente. «Ma l'intelligence non è un campo di nostra competenza», aggiunge Fabi, assicurando che alla magistratura si sta dando la massima collaborazione.

LA FORESTA CHE CRESCE

Fabi elenca il lavoro degli ultimi anni, la «foresta silenziosa»: il nuovo dipartimento di emergenza-urgenza, la riorganizzazione della cardiologia, il nuovo day hospital oncologico, il riordino dell'area geriatrico-riabiltativa, di quella materno-infantile e della chirurgia generale, l'acquisto di nuove apparecchiature. E soprattutto, ribadisce «l'eccellenza dell'ematologia, un team che può e deve continuare a lavorare ad alti livelli, garantendo qualità di cura ai pazienti e ricerca. Siamo una comunità professionale sana, che un albero che cade non deve screditare: lo dimostrano i numeri di questa azienda, i conti in equilibrio e gli esiti delle cure».

I CONTROLLI

«Abbiamo gli strumenti per vigilare, a partire da un codice di comportamento che impone la dichiarazione di eventuali conflitti di interesse e la pubblicazione del proprio stato patrimoniale», continua Fabi. «Recependo una direttiva regionale, abbiamo imposto regole per rendere chiaro il rapporto fra medici e case farmaceutiche: dichiarare quando e dove si tengono gli incontri con gli informatori scientifici, fare rendiconti sui contenuti dei colloqui. Il comitato etico sta lavorando con il settore ricerca e innovazione per il monitoraggio e controllo degli studi, a garanzia che le ricerche sponsorizzate siano un momenti di crescita, svolti tutelando il lavoro dei professionisti e la salute dei pazienti», dice Fabi.

Non tutto finora ha funzionato, ammette il direttore generale: «Il programma regionale ricerca e innovazione, varato 10 anni fa, prevede di sponsorizzare la ricerca tramite il conferimento delle donazioni delle aziende farmaceutiche a un fondo regionale, togliendo la possibilità di interlocuzione con il singolo professionista. Un progetto innovativo che, come tutti i progetti che implicano un cambiamento culturale, non è pienamente decollato».

Ma attenzione, dice Fabi, a giudicare i controlli aziendali interni come noiosi obblighi burocratici: «La mappatura dei processi, le regole su sperimentazioni cliniche e borse di studio servono a dare una doverosa rendicontazione pubblica che va di pari passo con la qualità delle cure».

LA DEONTOLOGIA

«Giusto continuare a lavorare sulle procedure di controllo ed eventualmente rivederle e migliorarle - aggiunge Andrei - Ma al di sopra di queste c'è un problema deontologico che presuppone un coinvolgimento personale, etico ed emotivo».

Andrei ricorda la delicatezza del settore, che mette in gioco «il benessere, la salute e la vita dei cittadini», invita allo «scambio di prassi positive». E mette in guardia: «Le difficoltà non portino al chiacchiericcio, quasi a scaricare su altri colpe che abbiamo tutti noi, al di là delle responsabilità individuali». Il rettore invita a «reagire positivamente con i fatti». Ritrovando l'orgoglio del proprio lavoro, ma anche «la consapevolezza che, se vogliamo essere cristallini, se qualcosa non ci convince non resti una chiacchiera da bar».

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