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Intervista a Faggiano

«Gervinho? Non era una scommessa»

12 ottobre 2018, 07:01

«Gervinho? Non era una scommessa»

CARLO BRUGNOLI

Daniele Faggiano è un uomo che ama le sfide. Prendete l'estate appena archiviata, in mezzo al caos del caso whatsapp e con un budget non propriamente faraonico. Il direttore sportivo del Parma, nonostante le evidenti difficoltà, non ha battuto ciglio. E alla fine ha costruito una squadra che veleggia (contro tutti i pronostici ma non il suo) nei piani medio alti della serie A.

Torniamo a tre mesi fa. Quando stava assemblando il nuovo Parma, credeva davvero che si potesse partire così forte?

«Devo dire che qualche preoccupazione l'ho avuta quando ho visto il calendario delle prime giornate che non era agevole. Ma non mi sono certo perso d'animo. Con la società abbiamo cercato di fare il massimo con quello che avevamo a disposizione cercando di tenere i conti a posto. D'altronde siamo una neopromossa e i traguardi vanno fissati tenendo sempre ben presente questo concetto».

E' stato il precampionato più difficile della sua carriera?

«Certamente il caso whatsapp ci ha condizionato molto. Personalmente è stata una situazione difficile da gestire ma l'unione di tutti i componenti della società ci ha permesso di uscirne ancora più compatti e forti».

Quando ha capito che questa è una squadra con gli attributi? Quando avete affrontato la Juve al Tardini?

«La sconfitta in Coppa Italia col Pisa non mi ha preoccupato più di tanto perché la squadra non era ancora completata. Alla prima di campionato contro l'Udinese già si erano viste delle belle trame poi confermate dalle prestazioni successive».

Tredici punti dopo appena due mesi di campionato. Un bottino di tutto rispetto ma società e giocatori continuano a pronunciare la parola salvezza come fosse un mantra. Rimane davvero questo l'obiettivo o l'asticella si è alzata?

«Ripetere che il traguardo è questo non è un mantra. E' la pura verità. Ricordo che lo scorso anno qualche squadra ha perso dieci partite di fila. Questo per dire che la serie A non è una passeggiata e le sorprese sono sempre dietro l'angolo. E io ho già avuto esperienze poco felici con Siena e Palermo».

Probabilmente i tifosi sarebbero già contenti se il Parma mantenesse la categoria.

«Ed è giusto così. I tifosi devono starci vicino come è accaduto dopo la sconfitta interna con il Pisa. E' così che si superano i momenti difficili. Stando uniti».

Ci può raccontare come è nata la scommessa Gervinho?

«Non è stata una scommessa ma una scelta fatta con raziocinio. Scommessa è quando paghi un giocatore 5 o 6 milioni (Piatek ad esempio). Gervinho aveva sicuramente un ingaggio stratosferico per i nostri parametri ma la società mi ha supportato in questa operazione che poi è andata in porto. Cercavamo un giocatore con le sue caratteristiche e sicuramente lui era il primo nome della lista. Devo ringraziare i suoi procuratori, Dramane Dembele e Pino Calabria, che ci hanno agevolato moltissimo nel tentativo di riportare il giocatore in Italia.

Sta già lavorando al mercato di gennaio?

«Un direttore sportivo lavora sempre ma in questo momento ci soddisfa la rosa che abbiamo. Considerando, poi, che ci sono giocatori ancora fuori dallo scorso anno come Munari, Dezi e Scozzarella che potranno essere di grande aiuto nel prosieguo del campionato».

Oggi lei è uno dei direttori sportivi più «corteggiati» della serie A. Non è che il Parma rischia di perderla?

«Sono arrivato a Parma convinto dal progetto che mi era stato presentato da persone serie e competenti. Per questo ho accettato di scendere di due categorie. Ma sono concentrato sul quotidiano e voglio contribuire a scrivere delle belle pagine della storia di questa società. Fra l'altro sono pure in scadenza, ma non penso assolutamente ad altre situazioni o a quello che succederà fra sei mesi o un anno».

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