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COMMERCIO

Market etnici, è scontro sulle aperture dopo l'affondo di Salvini

13 ottobre 2018, 07:03

Market etnici, è scontro sulle aperture dopo l'affondo di Salvini

PIERLUIGI DALLAPINA

Perplessi, ma anche preoccupati, perché l'ultimo affondo di Matteo Salvini contro i negozietti etnici - è di giovedì la proposta di obbligarli a chiudere alle 21 in virtù di un emendamento al decreto immigrazione e sicurezza - allarma soprattutto quei commercianti onesti che, pur di condurre una vita dignitosa in Italia, tengono la saracinesca alzata anche dopo cena. Offrendo, stando all'opinione di qualche cliente, un servizio utile a chi, lontano anni luce dall'idea di ubriacarsi a suon di birre vendute a poco prezzo, vede nei cosiddetti minimarket un'opportunità per riempire il frigorifero quando il resto degli altri alimentari ha già spento le luci.

«L'ordine pubblico non è una mia responsabilità e, anzi, io sono il primo ad essere danneggiato dagli ubriachi e da chi non rispetta le regole», commenta Simranjit Singh, dal bancone del suo negozio di alimentari all'angolo tra strada Imbriani e borgo Fiore. Tra le casse d'acqua, i pacchi di riso e di pasta, la frutta e la verdura, questo piccolo alimentari vende anche gli alcolici, ma come spiega il titolare originario dell'India, se l'intenzione del ministro dell'Interno è quella di migliorare il decoro delle città, il problema non sono i minimarket, ma la scarsa repressione nei confronti di chi delinque. «Sono io il primo a cercare di mantenere ordine nella strada, per evitare problemi – assicura – quindi se qualche ubriaco o qualche spacciatore dà fastidio, le forze dell'ordine devono punire l'autore del reato, non il negoziante che è vittima del degrado. Comunque il mio negozio chiude alle 21.30».

Dall'altra parte della strada, nel cuore dell'Oltretorrente, c'è un altro market etnico gestito da Muhammad Alì. «Sì, mi chiamo come il pugile», scherza il negoziante di origini africane, prima di affrontare il problema sollevato dal ministro dell'Interno. «Io chiudo il negozio verso le 21.30 e la sera vengono a fare spesa persone di ritorno dal lavoro che comprano riso, pasta, acqua, uova e anche birra. Ora la situazione della strada è tranquilla grazie ai controlli delle forze dell'ordine», spiega, sostenendo che il nocciolo della questione sta non tanto nell'orario di chiusura dei market etnici, quanto nei controlli delle zone calde.

«Sono musulmano e per questo non vendo alcolici. In più, in passato, ho anche allontanato persone che davano fastidio. Per questo mi sentirei penalizzato dall'obbligo di chiusura anticipata, anche se io chiudo il locale verso le 21.30», chiarisce Hamdy Abbas Elta Mamy, gestore del locale di specialità magrebine a metà di strada Imbriani, una via considerata in passato «zona calda» sul fronte sicurezza.

«Credo che il ministro debba concentrarsi sugli spacciatori e su chi delinque - conclude Elta Mamy - e non su chi lavora onestamente».

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