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Anziana truffata

Il finto avvocato e la finta assistente rubano tutto l'oro

14 ottobre 2018, 07:03

Il finto avvocato e la finta assistente rubano tutto l'oro

Laura Frugoni

«Buongiorno signora, sono l'avvocato tal dei tali. Purtroppo le devo dare una brutta notizia: sua figlia è stata appena arrestata...».

Arrestata, sì. Ha detto così. Scelgono sempre le parole giuste. Quelle che ti deflagrano nel cuore. Basta una parola e di colpo diventi ostaggio della paura.

«Come arrestata?».

La chiamata è arrivata venerdì pomeriggio intorno alle 3 a una pensionata ottantenne che abita in via Riboli nel quartiere Molinetto: strada tranquilla, immersa nel verde, puntellata di piccoli condomini.

Chissà come sono arrivati a scegliere proprio lei, che una figlia ce l'ha davvero. Dove hanno spulciato il suo nome, come hanno avuto il telefono. La risposta che vale è sempre la stessa: questi truffatori sono professionisti, non procedono a random, la tela del ragno viene ordita pian piano, finché sono pronti a colpire.

Il sedicente avvocato sa bene come confondere e stordire la vittima di turno con un fiume di parole in eloquente «avvocatese». Spiega all'anziana che la figlia è rimasta coinvolta in un brutto incidente stradale e si trova in stato di fermo in questura. «Io posso farla uscire oggi stesso, ma bisogna pagare una cauzione. Direi tra i tre e i quattromila euro».

L'ottuagenaria per poco non sviene (ma dove li trovo tutti quei soldi?) e lui sollecito: «Non si preoccupi, le mando a casa subito una mia assistente che si qualificherà e l'aiuterà a scegliere tutto quello che può andare bene per il pagamento. Anche oggetti d'oro».

Neanche un quarto d'ora ed ecco l'assistente di cui - almeno - c'è un identikit abbastanza a fuoco, anche per merito di una vicina di casa. Quando è arrivata la sconosciuta, ha sentito il portone chiudersi e s'è affacciata al balcone. L'ha vista: capelli lunghi neri, vestita in total black, stivaletti con le borchie. Accento del sud pure l'«assistente», ma questo lo annoterà la pensionata (insieme ad altri particolari: una maglietta arancione sotto il golfino nero, il viso tondo, altezza sull'uno e 65).

Tono mellifluo e rassicurante, alla fine è proprio la donna in nero la regista dello sporco raggiro. Senza smettere di tranquillizzare la sua vittima («non si preoccupi, risolveremo tutto»), va subito di andare al sodo: «mi faccia vedere l'oro».

Soppesa attentamente il piccolo tesoro di catenine e monili, poi scuote la testa con aria impensierita: «non credo che basti. Ha del denaro in casa?».

L'ottantenne, sempre più in preda al panico, svuota il portafogli: consegna duecentodieci euro. Ma la spudorata ladra non molla: ancora non ci siamo. Presa dalla disperazione, la padrona di casa le confida che c'è un altro nascondiglio, le indica una scala: lei s'arrampica fino a raggiungere uno scaffale alto, infila una mano e tira fuori altri gioielli.

Ormai è fatta. Non resta che prender la porta velocemente, dopo avere cantilenato le ultime fandonie («non si preoccupi, tra poco rivedrà sua figlia»). Quando sparisce dietro la porta e come se insieme a lei si dissolvesse anche l'incantesimo malefico. L'anziana parla con la vicina (quella che aveva visto l'intrusa dal balcone), finalmente chiama la figlia. Che ovviamente non ha avuto nessun incidente e capisce al volo quel che è successo.

In via Riboli arriva anche una volante: i poliziotti si fanno raccontare tutto per filo e per segno, ogni dettaglio può essere prezioso per risalire a questa gente. La peggior risma di ladri-sanguisughe, cacciatori delle anime più fragili. Incuranti degli effetti disastrosi che producono e non solo per l'oro perduto. A ferire ancora di più c'è l'umiliazione, il senso di colpa perfino per chi è finito nel tranello. Nell'appartamento s'è messa al lavoro anche la scientifica: la finta assistente ha appoggiato le mani sulla scala. Magari fossero mani parlanti.

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