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FONTANELLATO

Addio ad Afan de Rivera Costaguti

16 ottobre 2018, 07:00

Addio ad Afan de Rivera Costaguti

Chiara De Carli

FONTANELLATO Sarà celebrato questa mattina alle 11 nella chiesa di Santa Croce a Fontanellato il funerale di Giovangiorgio Afan de Rivera Costaguti, responsabile del parco del labirinto della Masone di Fontanellato morto domenica scorsa all'ospedale di Vaio. Discendente di due storiche casate, Giovangiorgio Afan de Rivera era nato a Roma 75 anni fa e dalla madre Paola Pallavicino aveva «ereditato» l'amore per le terre in cui avevano vissuto i suoi antenati e il legame profondo con il parmense che lo porterà, decenni dopo, a scegliere di vivere nella tranquilla campagna fontanellatese dedicandosi con passione alla cura del labirinto di Franco Maria Ricci. Grinta, ironia, generosità e positività in ogni circostanza, erano le peculiarità del suo carattere che più lo facevano apprezzare e che gli hanno permesso di vivere, fino all'ultimo giorno, circondato dall'affetto dei famigliari. «La vita è stata generosa con me - sottolineava spesso - perchè ho sempre potuto seguire le mie passioni e sono sempre stato circondato da grande affetto. E anche adesso, con questo “disguido”, ho avuto la fortuna di avere vicine tante persone di valore, a partire dall'amico e medico Enrico Guareschi a tutto il meraviglioso gruppo del reparto di oncologia dell'ospedale di Vaio che mi ha dato la possibilità di affrontare con serenità anche questa sfida». Una sfida ben diversa da quelle a cui, da grande appassionato di montagna, era abituato, ma che ha affrontato con la stessa determinazione riservata alle cime più impegnative. «Aveva scalato le montagne più belle, all'Himalaya alle Ande – ricordano i famigliari - e conosceva le Dolomiti come le sue tasche. Era sempre alla ricerca dei panorami più belli del mondo ma raccontava sempre con entusiasmo l'avventura che lo aveva portato sull'Alta Via al fianco di Walter Bonatti». Ma la sua più grande passione era la condivisione della vita con la moglie Maddalena Casalis, conosciuta quando erano poco più che ragazzi e sposata 46 anni fa. Con lei al fianco si era trasferito da Roma a Milano dove ha lavorato nella casa editrice di Franco Maria Ricci seguendo anche il lancio della rivista Fmr negli Stati Uniti. Una sfida che è stata poi seguita da un'altra ancora più ambiziosa: il restauro, insieme ai suoi fratelli, del castello e del borgo di Roccalvecce, in provincia di Viterbo, il luogo a cui erano legati i suoi ricordi di bambino e che oggi è diventato un relais di lusso. Ma, pur da lontano, non mancava di seguire la realizzazione del «sogno» di Ricci: il labirinto di bambù più grande del mondo. E così, quando le piante sono state messe a dimora ed è stato chiaro che nessuno al mondo aveva maturato l'esperienza per gestire «muri» di bambù, lui si è gettato a capofitto nello studio diventando in breve tempo un vero esperto. «Fin dall'inizio ha cercato di automatizzare la cura del bambù, inventando anche dei metodi di potatura importantissimi per il labirinto e che permettono alle piante di rimanere verdi fino alla base – ha ricordato il nipote Edoardo Pepino».

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