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APPELLO

Delitto di Elisa, nessuno sconto per l'ex fidanzato: 30 anni

18 ottobre 2018, 07:03

Delitto di Elisa, nessuno sconto per l'ex fidanzato: 30 anni

Georgia Azzali

Non aveva scelta, Elisa. Solo un ritorno al passato avrebbe potuto salvarla. Perché Luigi Colla aveva disegnato il suo destino ancora prima che mettesse piede nell'appartamento di largo Carli, quel 10 settembre 2016. E' il ricatto spietato che l'ha condannata. Colpita alle spalle con un coltello da cucina, Elisa Pavarani, poi almeno altri sette fendenti al torace e all'addome. A 39 anni aveva deciso di lasciarsi alle spalle quella storia ormai logora, ma l'addio era inaccettabile per l'ex fidanzato. Fu un omicidio premeditato (oltre che aggravato dalla minorata difesa), anche per i giudici della prima sezione della Corte d'assise d'appello di Bologna. Che ieri hanno confermato 30 anni per Colla, come chiesto anche dal sostituto procuratore generale Paolo Giovagnoli. La sola aggravante della premeditazione l'avrebbe fatto finire all'ergastolo, ma la scelta del rito abbreviato gli ha permesso di poter contare sulla diminuzione di un terzo della pena.

Meno di due ore di camera di consiglio sono bastate ai giudici per scrivere il futuro di Colla, 44 anni. Che all'ultimo momento ha deciso di rimanere in cella rinunciando a farsi portare in aula. «Probabilmente non se l'è sentita di partecipare. Per quanto riguarda la sentenza, invece, non escludiamo il ricorso in Cassazione - sottolinea il difensore Carlo Amadini -. Vedremo le motivazioni, ma se la prova della premeditazione saranno ritenute, come in primo grado, le ricerche fatte da Colla in internet nei giorni precedenti, non mi pare che questi elementi possano essere sufficiente, perché, per giurisprudenza, la volontà va mantenuta nel tempo».

Ma quella era la sentenza che la madre, il padre e il fratello di Elisa aspettavano, tra speranza e trepidazione: «Una decisione giusta, che ha rispettato la linea che la famiglia ha sempre sostenuto confidando nella giustizia», dice l'avvocato Francesca Degli Antoni. Le motivazioni saranno depositate entro 30 giorni, eppure proprio quelle ricerche inquietanti fatte da Colla su internet dovrebbero essere l'architrave della premeditazione: lui che, a partire dal 3 settembre, una settimana prima del delitto, digita sul pc le parole «omicidio volontario», «delitto passionale», «vizio parziale di mente» e «carcere di Parma». Più che una suggestione, la dimostrazione, secondo l'accusa, che l'uomo, operaio in una ditta di Parma, aveva già scritto il copione di quell'ultimo appuntamento con Elisa.

Eppure, fin dal primo momento, pur confessando l'omicidio, Colla ha sempre sostenuto la stessa versione: «A un certo punto lei mi ha umiliato, abbiamo litigato, e io l'ho colpita». Il delitto d'impeto, la strada che gli avrebbe garantito una condanna meno pesante. Ma la scoperta di quelle navigazioni in internet ha smascherato l'inganno, secondo l'accusa. I risultati dell'autopsia, poi, disegnano una scena dell'aggressione che escluderebbe l'omicidio d'impeto. Elisa viene colpita al torace e all'addome, ma le prime due coltellate vengono scagliate quando è girata di spalle. Nessun segno di lotta né di resistenza, tranne una minima reazione dopo i due colpi iniziali. Al contrario, «se fosse vero che il Colla aveva afferrato d'impeto l'arma del delitto dalla cucina in un moto di rabbia - aveva scritto il gup Mattia Fiorentini nella sentenza di primo grado -, se ne sarebbe accorta e avrebbe posto in essere una strenua difesa».

E' l'inganno dell'«incontro chiarificatore» che convince Elisa ad andare da sola in quella casa. Ma dopo tredici anni insieme decide che può fidarsi di quell'uomo. Aveva paura per lui, Elisa, non per se stessa. Tre giorni prima aveva chiamato la madre di Colla in piena notte per dirle che aveva sentito Luigi molto inquieto e temeva potesse farsi del male. Toccherà a lei subire. In un contrappasso feroce.

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