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INCIDENTI STRADALI

Morti raddoppiati in un anno. «Colpa del telefonino»

18 ottobre 2018, 07:01

Morti raddoppiati in un anno. «Colpa del telefonino»

Enrico Gotti

Cosa porta, quando siamo al volante, a mettere a rischio la propria vita, e quella degli altri, per rispondere ad una email o ad un WhatsApp, chattare, controllare un tweet, aggiornare il computo dei «like» ad una foto postata sui social?

«La dipendenza da internet, che ha meccanismi simili a tutte le dipendenze» risponde Simonetta Gariboldi, psichiatra del dipartimento salute mentale e dipendenze patologiche del Sert di Fidenza. Al punto che l'«Internet addiction disorder» (Iat) entrerà dal gennaio 2022 nella classificazione mondiale delle patologie (Icd-11), che elenca circa 55 mila voci.

«La dopamina, il neurotrasmettitore legato ai processi di piacere che si libera nell'assunzione di sostanze, si scatena anche quando usiamo la tecnologia. Ci gratifica il feedback a ciò che abbiamo condiviso sui social. L'immediatezza delle risposte libera piacere perché ci sentiamo cercati e coinvolti. È un piacere che procura dipendenza, cioè la ricerca, via via più compulsiva, della continua connessione», spiega la psichiatra.

A ben vedere anche l'«Internet delle cose», ossia la possibilità che gli oggetti di uso quotidiano si rendano riconoscibili e acquisiscano intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni dalla rete, rientra in questa ossessione della continua interconnessione, fa notare la specialista del Sert.

Tutto normale? Un'inevitabile modificazione dall'homo sapiens all'homo technologicus? Non proprio. «Servono millenni per un'evoluzione sostanziale del cervello. La nostra attenzione è ancora primitiva, facciamo una cosa alla volta. Non siamo multitasking, come forse imporrebbe la tecnologia, ossia in grado di svolgere contemporaneamente più funzioni, ma solo “task switching”: spostiamo l'attenzione da una funzione all'altra con continue interruzioni. Con il risultato che si rinforza la dipendenza, il rendimento cala e l'attenzione si disperde», dice la psichiatra.

Rientra in questi «cattivi comportamenti» quello che gli americani definiscono «phubbing» (neologismo che nasce da phone e snubbing, ossia snobbare) che descrive chi ignora le persone accanto a sé a favore del proprio smartphone. «È il caso classico di chi, durante un pasto conviviale, comincia a controllare continuamente e digitare sul telefonino», dice la dottoressa Gariboldi. Un comportamento maleducato a tavola, ma che in auto diventa pericolosissimo. Perché ad essere ignorati in questo caso non sono solo gli eventuali occupanti dell'auto, ma anche automobilisti, ciclisti e pedoni in strada.

Cosa si può fare per eliminare questi comportamenti dissociativi?

«In psichiatria e psicologia siamo agli albori del trattamento del tecnostress - risponde Gariboldi - Stiamo cominciando ad osservare casi nei quali sono evidenti gli effetti, come appunto gli incidenti stradali legati all'uso del telefonino, disturbi muscolo-scheletrici alla colonna vertebrale, alle mani e alla vista, soprattutto per l'uso continuato di videogames, e problemi del sonno. Per non parlare dell'obesità e della dipendenza patologica dal gioco d'azzardo on line. Tutti fenomeni oggetto di studio, per i quali si stanno mettere a punto trattamenti il più possibile omogenei e condivisi».

I COMMENTI

«Dati che allarmano, perciò il nostro impegno deve addirittura aumentare». Chi a Parma e provincia è tutti i giorni in prima linea sul fronte della sicurezza invita tutti - automobilisti, ma anche motociclisti, ciclisti e pedoni - a fare ancora più attenzione. E individua, oltre che quando si guida ubriachi o drogati e all'eccessiva velocità, uno dei principali nemici della sicurezza proprio nell'uso del telefonino.

«Vanno colpiti quei comportamenti che causano incidenti - commenta Antonio Giaccari, capo di gabinetto della Prefettura di Parma - lavorando a fondo su tutti i protagonisti: automobilisti, ciclisti e pedoni. Bisogna quindi puntare in maniera ancora maggiore sull'educazione stradale. La guardia deve restare altissima».

D'accordo anche Donatella Signifredi, comandante della polizia municipale di Parma. «Sono dati allarmanti - risponde - e dobbiamo rimarcare che tanti incidenti sono causati da gente che guida mentre con una mano tiene il telefonino. Un comportamento, insieme a quello di guidare sotto l'influsso di sostanze alcoliche o di droga, pericolosissimo». L'utilizzo del telefonino alla guida «incide tantissimo in tutte le sue forme. Non solo parlare ma anche inviare sms o navigare». Anche i pedoni, inoltre, «non devono credere di avere sempre ragione solo perché attraversano sulle strisce. Stesso discorso per i ciclisti. Anche un'eccessiva fiducia può infatti causare una disgrazia. In strada tutti devono stare attenti. Come polizia municipale per invertire questo trend continueremo a “essere cattivi”. Noi, infatti, non fermiamo la gente e la multiamo per fare cassa, come sostiene qualcuno, ma per salvarli. A volte abbiamo trovato gente all'interno dell'abitacolo morta con il telefonino ancora in mano...».

Un altro che ha una grande esperienza sul fronte della sicurezza è Marco Boselli, coordinatore della Centrale 118 Emilia Ovest. «Come soccorritori - afferma - possiamo affermare che questi dati sono sconfortanti, come è sconfortante quando interveniamo su episodi drammatici. Parma ha comunque la fortuna di avere l'ospedale più grande della regione e le persone e le competenze per intervenire in modo capillare. Questi dati dimostrano anche che, fra chi va per strada, la parte più colpita è quella più fragile. Occorre, però, più attenzione da parte di tutti. Mai, ad esempio, maneggiare un telefonino quando si è al volante. Mai». Michele Ceparano

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