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Tribunale

La commessa della gioielleria: «Ho reagito così perché non sopporto le ingiustizie»

19 ottobre 2018, 07:02

La commessa della gioielleria: «Ho reagito così perché non sopporto le ingiustizie»

Roberto Longoni

Non altissima e magra. Uno scricciolo di ragazza, che tra l'altro dimostra molto meno dei propri 28 anni. Non proprio la commessa che ti immagineresti pronta a chiudersi in un negozio con un malvivente (ammesso che se ne possa immaginare una con una tale propensione) in attesa della polizia che lo arresti. Semmai, è il suo senso della giustizia a fare di lei un gigante: è pari al senso del dovere, e per questo la giovane catanese ora è divisa in due. Seduta all'esterno dell'aula A del tribunale, la dipendente della gioielleria Spadarella controlla l'orologio a ogni minuto.

Alle 16 deve ancora deporre per la direttissima che vede alla sbarra il 45enne arrestato grazie alla sua reazione. «A quest'ora, avevo assicurato al titolare che sarei stata al lavoro. Non posso restare ancora a lungo qui» mormora. Ma i tempi della giustizia, si sa, sono imperscrutabili, anche se presto qualcosa sarà definito: ascoltata la testimonianza della giovane, il giudice accoglierà la richiesta di termini a difesa dell'avvocato dell'imputato. Il processo è rinviato al 30 ottobre e l'arresto è convalidato: almeno da qui a fine mese, il 45enne starà in carcere. Niente ritorno alla comunità di recupero nella quale era ai domiciliari dall'11 settembre, da quando aveva subito una condanna a due anni e 500 euro di multa per tentata estorsione.

Quello non fu che il suo ultimo incontro ravvicinato con la legge (la lunga lista di guai del suo «curriculum» comprende anche furti in abitazione). Poco più di un mese fa gli venne lasciata una «finestra» di un paio d'ore affinché si recasse al Sert ogni mercoledì mattina, nel tentativo di risolvere una buona volta i problemi di tossicodipendenza. E lui l'altro ieri si sarebbe preso qualche libertà di troppo, fermandosi in una gioielleria che, al massimo, avrebbe dovuto guardare dal finestrino del bus. Infine, la «libertà» con il braccialetto per il quale è stato arrestato. Stando all'accusa, dopo avere osservato il gioiello, se lo sarebbe infilato in tasca di nascosto. «Mi sono accorta subito che mancava: tra l'altro era uno di quelli fatti da me» racconta la commessa, tornata a Parma, dove si è laureata in Architettura («Il mio vero sogno sarebbe quello di insegnare» racconta), dopo aver lavorato un paio d'anni nei cantieri della sua Sicilia. Impedire la fuga al presunto ladro le è venuto d'istinto. «Di fronte alle ingiustizie reagisco così - alza le spalle -. E poi sapevo che le forze dell'ordine sarebbero venute prestissimo». Così è stato. Tanto da non darle nemmeno il tempo di avere paura, mentre l'altro le gridava di aprire quella porta perché potesse scappare.

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