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Appennino

Scoppia la guerra delle castagne

19 ottobre 2018, 07:00

Scoppia la guerra delle castagne

Beatrice Minozzi

Nessuno si sognerebbe mai di entrare in un campo di pomodori e riempirsi tasche e, perché no, anche lo zaino. Oppure di intrufolarsi in un frutteto, senza il permesso del proprietario, e depredarne i frutti.

Eppure, quando arriva l’autunno, in tanti si riversano nei boschi della nostra montagna per raccogliere il frutto autunnale per antonomasia: la castagna. Frutto dolce e saporito, molto nutriente, piace a grandi e piccini che spesso si organizzano in piccole comitive per fare una bella «castagnata».

Peccato che troppo spesso, forse senza nemmeno rendersene conto, ci si ritrovi a raccogliere in proprietà private, commettendo quindi quello che - anche se può sembrare strano - è un furto. I castagneti della nostra montagna sorgono infatti su proprietà private e le castagne sono frutti che appartengono di diritto al proprietario del terreno, che troppo spesso si ritrova a dover discutere con raccoglitori «abusivi» e che chiede a gran voce maggiore rispetto. «Raccogliere castagne nei boschi è un po’ come raccogliere l’uva in una vigna - spiega il colonnello Pierluigi Fedele, comandante del Gruppo Carabinieri Forestale di Parma -: non si può, a meno che il proprietario del terreno non dia il suo benestare». Senza l’autorizzazione del proprietario, secondo la legge si commette un furto: il castagno infatti è una coltivazione e come tale va considerata. E se per i funghi esiste una normativa specifica, che ne consente la raccolta anche a chi non è proprietario del bosco purché dotato di tesserino, per le castagne si rimane nell’ambito della proprietà privata regolamentata dal Codice di Procedura Civile. «C’è da dire - prosegue Fedele - che spesso i nostri boschi di castagno sono abbandonati ed è chiaro che se c’è il disinteresse dei proprietari dei boschi l’atteggiamento di chi raccoglie nelle proprietà private, che rimane comunque illegittimo, viene avvalorato». «Buona cosa sarebbe che il proprietario del terreno palesasse la proprietà privata con cartelli e recinzioni - aggiunge Fedele - come già qualcuno ha fatto». Le tanto divertenti «castagnate» sono quindi bandite? No, certo che no. Si può naturalmente chiedere il permesso di raccogliere al proprietario del terreno, oppure fermarsi a raccogliere le castagne che cadono copiose sulle strade provinciali o comunali e che quindi sono di proprietà pubblica. Una bontà alla portata di tutti.

I proprietari: «Spesso troviamo le recinzioni divelte»

«Ogni fine settimana ci ritroviamo a discutere con qualche forestiero che troviamo nei nostri castagneti». Lo racconta Susanna Pizzati, dell’azienda agrituristica Antica Dogana di Costa di Bosco, che raccoglie le castagne nel castagneto di famiglia e le essicca per produrre un’ottima farina di castagne. «Il nostro castagneto è recintato con tanto di indicazione di proprietà privata - racconta -. Ma la recinzione viene spesso divelta, tanto che siamo costretti ormai a rifarla». E il bello è che qualche raccoglitore «abusivo» si risente se viene, giustamente, redarguito. «Qualcuno ci dice: «per un paio di borse di castagne, cosa volete che siano», senza pensare che noi con quelle castagne ci lavoriamo - spiega Susanna -. Qualcun altro, invece, non si rende neppure conto di trovarsi in una proprietà privata». A proporre il «Patto delle castagne» è invece il vicesindaco di Corniglio, Matteo Cattani, stila un decalogo per i turisti che si riversano in territorio cornigliese, ricco di castagneti, per raccogliere le castagne. «È sempre bello vedere turisti e persone frequentare il nostro territorio ed in particolare la frazione di Bosco - afferma Cattani -. Sono tutti i benvenuti, ad alcune condizioni: che rispettino le proprietà private, che parcheggino bene le auto, evitando di lasciare oggetti di valore in vista. Che raccolgano l’immondizia e le cartacce e che non gettino alcun rifiuto nel bosco, ma negli appositi cassonetti». Ultimo, ma non per importanza «per favore fermatevi a comprare nelle nostre botteghe, a mangiare nei nostri ristoranti o, semplicemente, a bere un caffè nei nostri bar, lasciando un pensiero a chi, ogni giorno, affronta non solo l’autunno ma anche un inverno lungo ed una stagione estiva sempre più corta».

B.M

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