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Festival Verdi

Spotti, da Parma a Tokyo

20 ottobre 2018, 07:00

Spotti, da Parma a Tokyo

Ilaria Notari

Una voce d'altri tempi quella di Marco Spotti, così come la definì il maestro Giovanni Veneri che per primo ne intuì il valore. Una voce, ampia, elegante, sonora e verdiana erede della tradizione dei grandi bassi italiani. Una voce naturalissima, corposa, che affascina anche quando parla davanti ad un caffè durante l'intervista. Il grande basso parmigiano sul quel materiale così naturale, ha costruito con lo studio una prestigiosa carriera. Terminate stasera le recite di «Le trouvère» del Festival Verdi al Teatro Farnese, lo attendono due importanti debutti internazionali ne «I Puritani» di Bellini a Liegi e nel «Mefistofele» di Boito a Tokyo diretto da Andrea Battistoni.

E' stato difficile entrare nell'idea di spettacolo del regista statunitense Bob Wilson che vede i cantanti quasi immobili in scena e quanto invece lo è stato studiare la versione francese dell'opera?
Nel mio ruolo le differenze sono minime ma disturbano nel momento in cui lo studi perché alcuni recitativi, sono diversi così come alcune parti cantate hanno note diverse. Lo trovo interessante anche in francese. Lo spettacolo è faticoso. Wilson più ancora che un regista è il creatore di un'opera d'arte. Utilizza i cantanti e la musica per creare una sua opera. Noi veniamo spersonalizzati siamo immobili dentro costumi scuri e severi, non possiamo scioglierci, cosa importante nel canto. Ci ha spiegato che più cose fai in palcoscenico più disturbi l'ascolto della musica. Fa un teatro di sottrazione agli antipodi di Zeffirelli. Proporre regie di rottura che facciano discutere va molto bene nel festival, sono perfette per gli stranieri e ci portano fuori dal gusto parmigiano. Sono favorevole alle edizioni filologiche in altre lingue e a queste regie che danno internazionalità al Festival Verdi.

Dopo Ferrando debutta in Mefistofele, uno dei ruoli da protagonista più affascinanti per la corda di basso. Regale e demoniaco insieme…poi i Puritani. Un bel momento per la sua carriera…
E' un titolo che ho sempre aspettato e sono contento che sia arrivato il momento di debuttarlo anche se sarà in forma di concerto. E' un peccato che non venga rappresentata di più perché ha pagine molte belle. Musicalmente è molto adatto alla mia voce. Nonostante sia acuto e grave ha una tessitura abbastanza centrale e quindi non dico mi sia facile ma lo trovo comodo per le mie corde. Un ruolo di grandi soddisfazioni sai da un punto di vista vocale che interpretativo. Boito ha giocato molto con l'ironia e quindi è interessante cercare di trovare delle sfumature non solo nei colori della voce ma nella resa scenica del personaggio. Mi affascina poter interpretare un ruolo del genere, incarnare il male con questo gusto così sarcastico e fuori da un contesto umano. Poi sì debutterò anche Puritani, diretti da Speranza Scappucci. Ora però ho accantonato lo studio belliniano perchè mentre studio Mefistofele mi disturba. Sono vocalità molto diverse. Con Ferrando può invece coesistere anche se non bisogna sottovalutare il ruolo del Trovatore perché apre e chiude l'opera e poi racchiude varie insidie. E' acuto, ha delle agilità, è una scrittura inusuale per Verdi, tutte le frasi sono frammentate. Non ci sono altre pagine per basso scritte così da Verdi».

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