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L'INCHIESTA

Centro commerciale, quei richiami (inascoltati) di Enac al Comune

21 ottobre 2018, 07:02

Centro commerciale, quei richiami (inascoltati) di Enac al Comune

Georgia Azzali

Il centro commerciale di Baganzola era all'orizzonte, ma l'Enac non rimase a guardare. Fu il Comune, invece, a dimostrare «inerzia», chiarisce il gip nel decreto di sequestro. Dall'altro ieri il cantiere è sotto sequestro, mentre l'assessore all'Urbanistica Michele Alinovi e i due dirigenti Dante Bertolini e Tiziano Di Bernardo sono finiti sul registro degli indagati con l'accusa di abuso d'ufficio. Ma è il carteggio tra i due enti a fotografare quanto avvenne tra la fine del 2017 e lo scorso luglio: per quattro volte l'Enac sollecitò il Comune ad adeguare il piano di rischio aeroportuale, ma nulla si mosse. Dopo le modifiche al Regolamento, introdotte già nell'ottobre 2011, le cosiddette zone di tutela a lato degli aeroporti erano state ampliate. E in quelle aree non era possibile prevedere la costruzione di strutture ad alta concentrazione, come un centro commerciale. Nella lettera del 20 dicembre 2017, due mesi e mezzo dopo il rilascio del primo permesso di costruzione da parte del Comune alla Società Sviluppi Immobiliari, Enac mette in guardia l'ente pubblico: «Da informazioni avute - scrive l'ente - sembrerebbe che a nord-ovest dello scalo, codesto Comune intenda realizzare un polo fieristico/ congressuale/commerciale, tipologia di opere che per propria natura è caratterizzata da un elevato carico antropico, potenzialmente non compatibile con i criteri di tutela del territorio alla base dei piani di rischio».

«VALUTATE LO STOP DEI LAVORI»

Passano alcuni mesi. Ma il Comune non fa alcuna marcia indietro, anzi - il 19 gennaio 2018 - concede il secondo permesso. Così, il 23 aprile, Enac invia una lettera in cui, dopo aver sottolineato che la richiesta del Comune di un'autorizzazione per l'installazione di gru e autogru riguarda un intervento proprio all'interno delle zone a rischio, invita esplicitamente l'ente a prendere delle contromisure. «... si richiede di fornire gli estremi dell'autorizzazione del costruendo/i edificio/i; valutare - aggiunge Enac - l'adozione di apposite misure di auto-tutela come la sospensione temporanea dei lavori...; presentare l'aggiornamento del piano di rischio, fasce laterali C e D».

QUEL PARERE DEL 2016

Eppure Enac, nel 2016, aveva rilasciato un parere positivo sul mega centro commerciale a lato dell'autostrada. Ma in una lettera del 27 giugno scorso l'Ente per l'aviazione civile precisa i contorni (e il valore) di quella certificazione di due anni prima: «... tale parere è rilasciato ai soli fini di attestazione di compatibilità degli edifici con la sicurezza della navigazione aerea - scrive Enac -; le valutazioni della conformità ai piani urbanistici territoriali, compreso il piano di rischio aeroportuale, resta in capo agli uffici del Comune di Parma». Insomma, Enac non aveva espresso alcuna approvazione sul centro commerciale per quanto riguardava gli aspetti relativi ai piani di rischio.

LE CONCESSIONI NEL MIRINO

Poco meno di un mese dopo, il 13 luglio scorso, la nuova missiva di Enac al Comune sgombera il campo da ogni dubbio. «I permessi concessi nel 2017 e nel 2018 per le aree ricadenti nelle fasce laterali C e D - chiarisce l'Ente - sono stati rilasciati in mancanza di adozione e quindi di coerenza con il piano di rischio, per di più per attività incompatibili con le misure di tutela del piano stesso».

Una risposta tranchant alle spiegazioni che il Comune aveva fornito a Enac qualche mese prima. In quell'occasione, infatti, l'amministrazione aveva spiegato che il piano di rischio aeroportuale teneva già conto della pianificazione urbanistica dell'area di Baganzola: il Piano urbanistico attuativo era stato approvato nel 2010 e la relativa convenzione nel giugno 2011. Peccato, però, che la normativa sui piani di rischio sia stata cambiata nell'ottobre 2011. E di quelle nuove regole - secondo la procura e il gip - il Comune avrebbe dovuto tenere conto.

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