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Inchiesta

La gente dell'Oltretorrente: «Circondati dagli ubriaconi»

21 ottobre 2018, 07:03

La gente dell'Oltretorrente: «Circondati dagli ubriaconi»

Roberto Longoni

Di sete, gli alberi di piazzale Inzani non dovrebbero mai morire, alla faccia della siccità. Ci sono tra i venti e i trenta individui (ma c'è chi azzarda anche cifre più alte) impegnati ad annaffiarli a varie ore del giorno, specie di sera, quando l'operazione è in effetti più consona e la zona più affollata. «Volontari» gratuiti per il Comune, ma non proprio a costo zero per chi abita in questa fetta d'Oltretorrente. Già, perché la costante «irrigazione» è un effetto collaterale di un primo sforzo: bere birra con grande impegno. Fiumi di birra, fino a sbronzarsi e perdere il controllo. E far perdere di conseguenza il senso di sicurezza ai cittadini le cui finestre s'affacciano sul piazzale e sulle vie adiacenti. Spesso i vespasiani vegetali non bastano. Allora tocca ai portoni, ai cancelli, al primo angolo di strada, anche se ce ne sono alcuni più frequentati di altri, come quello a metà di borgo Parente, nel quale il «permesso» di far pipì è indicato da scritte in inglese, tanto per dare l'idea del globalismo dilagante. A volte l'urgenza è tale da accompagnarsi all'esibizionismo più smaccato. «Porto a spasso il pitone» sghignazzava giorni fa un immigrato nordafricano con la patta spalancata per la necessità fisiologica, facendosi beffa dello sdegno di una coppia sull'uscio di casa. Una parola, uno sguardo di troppo, e non sarebbe finita solo con una battutaccia. Episodi come questo sono tutt'altro che rari.

E meno male che va meglio di 3 o 4 anni fa. A dirlo sono gli stessi abitanti e commercianti che denunciano le difficoltà del quartiere. Una volta, con la birra era facile che scorresse pure il sangue. «Le risse erano frequenti, tra i gruppi di diversa etnia che si contendevano il territorio». Immigrati dell'Est Europa contro nordafricani, nordafricani contro nigeriani. Quando i pugni e i calci non bastavano, entravano in scena bottiglie rotte (di birra, ovviamente) e cubetti di porfido staccati dal selciato. Non che l'abitudine sia del tutto scomparsa, come dimostra il sampietrino lasciato sul bordo della strada all'angolo tra il piazzale e borgo Fiore. Poco oltre, una grossa bottiglia vuota di Heineken ricorda nel primo pomeriggio che chi beve sul serio si mette avanti già al mattino. Ora è il dopopranzo, e la zona è piuttosto deserta: tempo di pennichella, in vista delle «fatiche» serali. La gente dice che più o meno si vedono le solite facce, ma il calo degli scontri tra opposte fazioni è stato sensibile: «Segno che un equilibrio è stato trovato». Anzi, spesso i gruppi di bevitori sono formati da stranieri di diversa provenienza.

VARIE «SPECIALIZZAZIONI»

Più che le etnie, a determinare le differenze tra gli sgraditi habitué sono le abitudini. Ci sono i bevitori e basta: quelli che non fanno altro tutto il giorno e quelli che si aggiungono alla fine del lavoro ai gruppetti di nullafacenti. I bevitori e spacciatori. E gli spacciatori e basta. Questa è una sorta di retrovia della «frontiera» di viale Vittoria. Un intrico di borghi nel quale i pusher danno appuntamento ai clienti, per poi tornare sulla vetrina più trafficata. Magari lasciando qui il magazzino della droga. Significano questo gli sportelli forzati dei contatori lungo le vie: gli spacciatori usano proprio questi armadi a muro per conservare la loro merce. Così come trasformano in nascondigli le siepi affacciate sulla strada. I proprietari che se ne accorgono provano anche a correre ai ripari, ma tenere le siepi potate o farcirle di cocci di vetro serve a ben poco.

La bronzea micca di pane che era stata rubata sarà anche tornata in mano alla statua di Padre Lino al centro del piazzale, ma la metà rotta del cordone della scultura (le avevano assicurato una bicicletta sradicata in un furto) testimonia comunque uno sfregio. La situazione sarà anche migliorata, grazie soprattutto alle iniziative del comitato Amici di piazzale Inzani e dell'associazione Viviamo l'Oltretorrente, tra spettacoli in strada, castagnate e alberi di Natale collettivi (che, va sottolineato, finora sono sempre stati rispettati), ma si chiedono più controlli: più telecamere, meglio funzionanti o anche piazzate meglio di quella «di scarsa visuale» all'angolo tra borgo Fiore e via Imbriani. Chiedono più passaggi da parte anche della Polizia municipale su strade che restano intossicate dalla droga venduta e dall'alcol consumato in loco. Servirebbe una stretta sulle fonti di approvvigionamento della birra. «Un problema sono i negozi etnici che spesso non rispettano gli orari imposti dalle ordinanze» dice un residente, aggiungendo che i privati cittadini nemmeno possono sempre stare lì a controllare. «Noi che siamo a nostra volta controllati. Uno ai quali provai più volte a insegnare un minimo d'educazione mi ringhiò in faccia: “Tu è due anni che sei qui e ci hai già rotto i c...”. In effetti, mi ero trasferito proprio da un paio d'anni».

I BIDONCINI A RISCHIO

A proposito di controlli, gli abitanti di via Galaverna devono tendere le orecchie per cogliere il passaggio dei camion della raccolta dell'umido. «Dobbiamo ritirarli subito dopo lo svuotamento - dice una signora -. Se tardiamo, si rischia di ritrovarli pieni di vomito o di urina». Oppure, ricoperti dall'urina dei cani. «Già, perché la maleducazione sembra dilagante. Giorni fa - racconta un'altra residente della strada - ho litigato con la parmigianissima proprietaria di un grosso cane impegnato ad “annaffiate” il bidoncino che avrei poi dovuto riportare in casa. “Ma se qui la fanno tutti dappertutto...” mi ha risposto lei». Quasi che le regole del vivere civile fossero in via d'estinzione. Così come quelle del Codice della strada. «La Ztl serve solo a far pagare il permesso ai residenti - dice un abitante -. Sabato sera, per una festa organizzata dal patronato Fapi, il piazzale, sul quale non potrebbe posteggiare nessuno, ospitava una ventina di auto in sosta. Era difficile trovare un varco anche a piedi». Figuriamoci a bordo di un veicolo. Sarà per questo che un automobilista, italiano o straniero che fosse, ha deciso di guadagnare via D'Azeglio passando tra i colonnotti. Ce l'ha fatta, a costo della carrozzeria. «Arrivato con una Mercedes, è ripartito con una Panda». Quando l'alcol fa dimagrire.

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