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VIOLENZA SESSUALE

Caso Pesci, 3 ore e mezza d'interrogatorio. E la ragazza conferma le accuse

23 ottobre 2018, 07:01

Caso Pesci, 3 ore e mezza d'interrogatorio. E la ragazza conferma le accuse

Georgia Azzali

Felpa scura e cappuccio calato sulla testa, scivola via dall'aula tra i poliziotti che le fanno scudo. Così minuta, sembra poco più che una bambina, nonostante i 21 anni. Ma per quasi tre ore e mezza Monica (il nome è di fantasia, ndr) ha retto al fuoco di fila di domande di accusa e difesa su quella notte tra il 18 e il 19 luglio a casa di Federico Pesci, il titolare del «Surf in Paradise» indagato per violenza sessuale e lesioni aggravate insieme al pusher nigeriano Wilson Ndu Aniyem. Un interrogatorio durante il quale la ragazza ha sostanzialmente ribadito le accuse nei confronti dei due e che entrerà di diritto nel fascicolo processuale perché assunto in incidente probatorio, ossia davanti al gip e nel contraddittorio delle parti. Ma lo sguardo di Monica non incrocia mai quello dell'ex golden boy della moda giovane, ai domiciliari dal 14 settembre, e di Aniyem, in cella dal 30 agosto, quando tutti e due furono arrestati. La ragazza viene fatta entrare nell'aula al quinto piano del tribunale per prima e poi fatta sedere dietro a un separé, con il viso rivolto verso il gip Sara Micucci. Fuori, davanti a quella porta che rimarrà sempre chiusa, perché solo le parti sono ammesse, ci sono la mamma e la sorella. La madre stringe tra le mani un libricino di preghiere e ogni tanto sussurra qualcosa all'altra figlia. Che cammina avanti e indietro davanti alla porta: vorrebbe essere al fianco di quella sorella che il giorno dopo l'orrore le aveva aperto il suo cuore. A lei aveva fatto le prime ammissioni su quella notte nell'attico dell'imprenditore.

E' il racconto che ha dovuto distillare anche ieri, assistita dall'avvocato Donata Cappelluto. Le prime domande sono state quelle del pm Andrea Bianchi: poco meno di un'ora per mettere insieme i tasselli della storia. Lei che conosce Pesci su Facebook, accetta la sua amicizia e si accorda per un rapporto sessuale a pagamento. Poche decine di euro, nulla di più. A 21 anni, Monica ha già un passato difficile e un presente complicato, ma non nasconde nulla di quelle scelte che le sono anche costati giudizi impietosi. Racconta anche di essere arrivata nell'attico di Pesci dopo aver bevuto parecchio in un bar della città in cui l'imprenditore l'aveva accompagnata. Ma in casa c'è una trama diversa che l'attende. Poco dopo Pesci chiama anche il pusher. Che porta la cocaina e si unisce al festino. E il sesso si trasforma in una violenza inaudita. Nessun giochino erotico elettrizzante, perché manette, frustini, lacci e sex toys sarebbero serviti solo a fare del male. A far finire Monica in Pronto soccorso, per poi uscirne con una prognosi di 45 giorni. Ma lei cosa ha fatto? Ha chiesto di fermarsi, finché non le sarebbe stata chiusa la bocca con una pallina che le impediva quasi di respirare.

E' un punto cruciale della ricostruzione, il limite tra consenso e violenza: quello su cui la difesa di Pesci insiste per mettere in discussione la volontà della ragazza. Ma le domande degli avvocati Mario L'Insalata e Antonio Dimichele sono andate avanti per oltre due ore. I difensori di Pesci hanno ripercorso non solo la notte tra il 18 e il 19 luglio, ma hanno cercato anche di tratteggiare il «profilo» della ragazza. Ma Monica, come aveva già fatto davanti agli inquirenti, ammette anche ciò per cui potrebbe provare vergogna: i suoi appuntamenti in un centro massaggi a luci rose e le sue inserzioni sui siti. La difesa di Pesci insiste anche sulle sue confessioni in questura: la prima versione, quella in cui non fa il nome di Pesci e racconta di essere stata caricata in strada Baganzola da due uomini sconosciuti che poi l'avrebbero violentata. Una ricostruzione senza riscontri. Tanto che, pochi giorni dopo, quando sarà richiamata in questura, Monica comincerà a mettere insieme i capitoli drammatici di quella notte. Anche Francesco Saggioro, difensore di Aniyem, cerca di far venire a galla eventuali incertezze o contraddizioni in quel lungo racconto sofferto. E alla fine dell'udienza tutti i difensori si limitano a sottolineare: «Aspettiamo di leggere i verbali prima di poter dire come è andata». Intanto c'è una certezza: Monica non è crollata. Ha saputo raccontarla ancora quella notte.

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