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Langhirano

E' morto Sergio Pelagatti, il barbiere-melomane

24 ottobre 2018, 07:00

E' morto Sergio Pelagatti, il barbiere-melomane

Chiara Cacciani

Nei quasi due anni dalla saracinesca abbassata, era ancora istintivo gettare lo sguardo per vederlo spuntare oltre la vetrina o affacciato alle tendine a strisce: il sorriso largo, il pettine in una mano e nell'altra il saluto. E anche ora che è arrivato il congedo più doloroso resterà sempre lì, impresso in piazza Ferrari a Langhirano, il ricordo di Sergio Pelagatti, il barbiere-melomane che per 49 anni aveva fatto della sua bottega un presidio di chiacchiere appassionate e tradizioni tenaci, di memoria, comunità e umanità. Aveva 86 anni e come spesso capita a chi di un mestiere e dei suoi contorni fa «casa» e vita, la pensione aveva rappresentato un momento di impercettibile declino. Era un barbiere per caso «ma sono contento che sia successo», amava raccontare: prima delle forbici, infatti, erano arrivate le ruote. Da garzone di biciclettaio a Panocchia, la frazione natale, era passato alla pratica da gommista a Langhirano, dove la famiglia si era trasferita a fine guerra. Ma dopo essersi ammalato, gli era stato consigliato di fare una scelta diversa e il destino lo aveva condotto alla porta del barbiere di via Pellegri. Aveva 14 anni e un talento da poter coltivare.

E così nel 1950 era approdato nel porto definitivo: piazza Ferrari, sotto l'ala di Gino Boschi, da cui nel maggio del 1967 aveva rilevato infine la barberia, subito trasformandola a sua somiglianza. Professionalità e grandi passioni, dunque. Quelle che si ritrovavano simbolicamente sulle pareti e sui mobiletti a contorno delle poltrone «Regina»: lo stemma del Torino, l'amarcord per immagini della Langhirano di una volta, gli scatti in posa insieme ai grandi della lirica e le copertine famose che li raccontavano. Su tutte, lei: Renata Tebaldi, la langhiranese «venerata». «La più brava di tutte», si addolciva sempre lo sguardo del «Pelo». L'amore per la lirica l'aveva ricevuto in dono da un amico, e si era presto trasformato in un orecchio fine ed esperto, in una collezione ricchissima di dischi e libri, ma anche di trasferte nei maggiori teatri d'Italia. Un dono che aveva voluto generosamente condividere con gli altri: per quattro decadi aveva organizzato con l'Avis le trasferte musicali dei langhiranesi e ospitato le animate discussioni su interpreti e allestimenti.

Fino a quando le condizioni di salute glielo avevano permesso, aveva poi continuato a girare il mondo con un amico speciale: monsignor Domenico Magri, scomparso un mese fa. E oggi addolcisce il dolore dei familiari e degli amici pensare che «Forse don Domenico non aveva trovato un barbiere altrettanto bravo lassù...».

Il rosario sarà recitato stasera alle 20.30 nella chiesa parrocchiale di Langhirano. L'ultimo saluto, invece, domani partendo alle 14.30 dalla sala del commiato di via Pezzani per la chiesa di Langhirano.

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