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LE CARTE DELL'INCHIESTA

I debiti personali di Censi? Ripagati con i soldi pubblici

24 ottobre 2018, 07:02

I debiti personali di Censi? Ripagati con i soldi pubblici

Le passioni (e i vizi) hanno costi. Più o meno elevati che siano, quando durano da anni, possono far finire nei guai. Poco male, se alla fine si riesce ad onorare i propri debiti. Il problema, però - almeno secondo quanto hanno rilevato gli inquirenti - è che Andrea Censi avrebbe coperto i propri buchi con denaro del Comune, garantendosi così anche il favore di chi avrebbe potuto continuare ad aiutarlo economicamente.

Nel 2015, in particolare, quando era sindaco di Zibello, avrebbe ricevuto un prestito di circa 3.000 euro dall'imprenditore Simone Michelotti. Solidarietà tra amici. Ma per restituire i soldi, il sindaco gli avrebbe dato l'incarico per l'installazione delle luminarie per il Natale 2015 senza alcun atto formale amministrativo. La fattura complessiva è di 6.710 euro, comprensiva anche dei 3.000 euro di prestito. Analogamente, Censi avrebbe incaricato un altro imprenditore di installare l'impianto elettrico per il November Porc. Totale della fattura: 4.636 euro. Ma come riuscire a pagare tutto senza dare nell'occhio? Censi convoca la giunta e fa approvare uno stanziamento di 21mila euro per le attività svolte a novembre e dicembre 2015, ma la Pro Loco rifiuta: esagerata quella cifra, rispetto ai 3.000 euro e poco più effettivamente spesi da tutte le associazioni.

L'operazione non si chiude, ma poco dopo - quando va in porto la fusione tra Zibello e Polesine - il sindaco si rivolge all'Associazione servizi alle chiese dei santi Gervasio e Protasio, di cui è socio il suo amico Gianpietro Usberti. E' la mossa vincente. Viene infatti preparata una falsa rendicontazione delle spese (con la firma fasulla del presidente, don Gianni Regolani) che poi viene depositata in Comune. E pochi giorni dopo partono i bonifici per i due imprenditori. Un'operazione che ha fatto scattare per Censi, Michelotti, Gianpietro Usberti e per gli altri due soci dell'associazione, Umberto Censi e Angelo Guatelli, l'accusa di truffa aggravata, oltre che di falsità ideologica.

E' la triangolazione «perfetta» per fare uscire soldi pubblici: questo il sistema che sarebbe stato utilizzato da Censi per saldare i conti dopo aver attribuito incarichi tutt'altro che regolari. Come nella primavera del 2015, quando Censi decide che l'architetto Luca Boccacci è il professionista giusto a cui affidare il progetto per la ristrutturazione della ex scuola di Pieveottoville. Il responsabile dei Lavori pubblici, però, chiarisce immediatamente che per affidare l'incarico serve una gara pubblica. Boccacci viene comunque fatto entrare nell'edificio per fare alcune misurazioni e poi presenta il preventivo per essere pagato. Il responsabile dei Lavori pubblici dice un altro no. Ma quando la cosa sembra arenarsi, ecco che - nel settembre 2015 -, la decisione di partecipare al bando regionale per la riqualificazione degli spazi pubblici offre a Censi una via d'uscita. Un progetto in cui viene coinvolta anche l'Avis di Pieveottovile, presieduta allora da un amico del sindaco, Paolo Manfredi.

Resta, però, il problema della retribuzione dell'architetto. La fusione tra Zibello e Polesine diventa operativa il 1° gennaio 2016, ma in tempi strettissimi il presidente dell'Avis predispone una nota per l'erogazione del contributo di 10mila euro. Un documento che arriva in Comune alle 11, 59 del 10 dicembre 2015, un minuto prima che la giunta deliberi il contributo. E - secondo quanto ricostruito dagli inquirenti - una parte di quei soldi sarebbero poi finiti nelle tasche di Boccacci per saldare una parte del suo onorario. Ma alla fine del 2016 Censi fa deliberare un ulteriore contributo di 7.000 euro a favore dell'Avis. E anche in questo caso una parte sarebbe servita per compensare l'architetto.

G.Az.

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