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MEDICINA

Un premio per Caleffi

24 ottobre 2018, 07:00

Un premio per Caleffi

VITTORIO ROTOLO

Da un lato la «Mirror Therapy», metodica che a Parma è stata applicata con successo sui pazienti ustionati; dall'altro invece «Spy», la sofisticata apparecchiatura che consente di valutare la vascolarizzazione superficiale della cute. I video sulle due tecniche praticate all'interno dell'Unità operativa di Chirurgia plastica e centro ustioni del Dipartimento chirurgico dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, sono risultati i migliori, nella speciale graduatoria dei lavori presentati in occasione del 23esimo Congresso nazionale della Società italiana ustioni. Riconoscimenti che testimoniano la qualità delle sperimentazioni avviate all'interno della struttura del Maggiore, che ha ormai raggiunto livelli di eccellenza invidiabili nel campo della cura e del trattamento dei pazienti ustionati. «Credo sia il frutto di un impegno costante, proteso al miglioramento della qualità dell'assistenza e delle condizioni di benessere dei nostri pazienti» spiega Edoardo Caleffi, direttore dell'Unità operativa di Chirurgia plastica e centro ustioni del Maggiore. «È un lavoro di squadra, il nostro, che si nutre quotidianamente delle competenze dei diversi professionisti, a cominciare da infermieri e fisioterapisti, che hanno prima di tutto un approccio umano, sensibile e delicato, nei confronti degli assistiti. L'ustione – prosegue – non è solo la parte di pelle bruciata sulla quale è chiamato ad intervenire il chirurgo. È una sofferenza che implica pesanti conseguenze sul piano psicologico, ma anche dal punto di vista relazionale e sociale: il paziente ustionato non può lavorare e quindi non si sente utile e produttivo, mentre i segni presenti sul suo corpo vanno a toccare la sfera più intima. Con la nostra azione corale e gli interventi mirati ed all'avanguardia – sottolinea ancora Caleffi – dobbiamo cercare di restituire serenità a queste persone».La «Mirror Box», la cui applicazione è stata mostrata dall'equipe parmigiana nel video che a Verona ha ricevuto la palma del miglior prodotto in assoluto, è davvero uno strumento innovativo. «La procedura prevede che ogni seduta di Mirror Box Therapy duri dai 5 ai 15 minuti» spiega la fisioterapista Stefania Allegri, che ha voluto introdurre tale metodica in sinergia con l'infermiere Giuseppe De Nunzio e con la collaborazione di due ricercatori dell'Istituto di Neuroscienze del Centro Nazionale Ricerche di Parma, Pietro Avanzini e Maddalena Fabbri. «In questo lasso di tempo – prosegue la Allegri – al paziente viene chiesto di guardare lo specchio e di svolgere gli esercizi non solo con l'arto sano, ma anche con quello ustionato, in precedenza introdotto nella scatola. In sede di valutazione dell'efficacia di tale strumento, abbiamo constatato come i risultati siano stati incoraggianti: i pazienti mostrano infatti una notevole riduzione del dolore, mantenuta anche oltre la fine del trattamento. E ciò costituisce un prerequisito fondamentale, per il loro sollievo e per il buon esito stesso del percorso riabilitativo». La Mirror Box, ideata a metà dagli anni Novanta dal neurologo indiano Vilayanur S. Ramachandran, era stata sin dagli albori sperimentata con successo nel trattamento del dolore da arto fantasma dei pazienti amputati e degli altri affetti da emiparesi. In Italia, è la prima volta che viene applicata su chi ha subito un'ustione. Per quanto riguarda invece lo strumento «Spy», che al Congresso ha ricevuto il secondo premio sempre nella categoria video, «tale procedura permette di vedere come circola il sangue nella pelle ustionata e di capire se ed eventualmente quanto è profonda l'ustione stessa» riprende Caleffi. «Il protocollo da noi seguito prevede l'impiego di una sostanza chimica, selettiva, in grado cioè di pulire accuratamente le zone più profonde dell'ustione. In questo modo, facciamo meno ricorso al bisturi: il paziente soffre meno e si riducono i tempi di degenza».

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