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Langhirano

La moglie soffriva troppo e lui l'ha uccisa

26 ottobre 2018, 08:03

La moglie soffriva troppo e lui l'ha uccisa

Michele Ceparano

La disperazione gli ha armato la mano. Gino Ziveri, 79 anni, ieri dopo mezzogiorno, ha premuto il grilletto del fucile calibro 22 contro la moglie Gina Riccò, di cinque anni più vecchia, uccidendola. Quindi si è lanciato nel vuoto dal quarto piano dell'appartamento in cui lui e la donna vivevano sfracellandosi sul tetto del porticato del condominio di via Mazzini 32, nel pieno centro di Langhirano a due passi dal municipio. A sentire chi conosceva la famiglia Ziveri, è stata una tragedia della sofferenza e della disperazione quella che ieri ha fatto due vittime. Gino, stimatissimo in paese dal momento che, bravo elettricista, aveva gestito per anni un negozio di lampadari ed elettrodomestici, soffriva troppo per la malattia della moglie.

Gina, infatti, da tempo era affetta dal morbo di Alzheimer. Una situazione terribile, nonostante la coppia non fosse certo sola. Apprezzati da tutti, avevano una figlia, Morena, che non faceva mancare loro il suo affetto. Gina era seguita dal Centro per i disturbi cognitivi dell'Ausl di Parma e dai servizi sociali del Comune di Langhirano. Era anche stata ricoverata per un periodo in una «casa del sollievo». In paese non si vedeva da tempo. Gino, invece, sì. Al mattino andava a fare spesa, comprava la Gazzetta e poi tornava in casa per preparare il pranzo. Anche ieri è uscito per il solito giro ma, rincasato, ha deciso di farla finita. Prima ha sparato alla moglie alla testa con il fucile che deteneva regolarmente dal momento che in passato era stato cacciatore. Poi si è lanciato nel vuoto.

«Ho sentito un boato - racconta una donna che lavora sotto i portici di via Mazzini - e ho pensato subito a qualcosa di brutto». In men che non si dica la centralissima strada del paese si è popolata di gente, soccorritori, forze dell'ordine e tanti amici e passanti. Assieme al 118 sono arrivati, infatti, i carabinieri di Parma al comando del colonnello Salvatore Altavilla e quelli della stazione di Langhirano, agli ordini del maresciallo Roberto Merella. In via Mazzini sono giunti anche il procuratore capo di Parma Alfonso D'Avino e il pubblico ministero Francesca Arienti, titolare dell'indagine che svelerà l'esatta dinamica dell'omicidio-suicidio. Nell'appartamento al quarto piano e sul tetto del porticato dove Ziveri è morto, sono stati al lavoro due medici legali e, fin quasi alle 19, anche i carabinieri che hanno effettuato i rilievi scientifici. Sul posto anche gli agenti dell'Unione Montana Parma Appennino.

Fuori, invece, più che curiosità tanto dolore. «Se lo conoscevo? Ma certo. A Langhirano era conosciutissimo - risponde un avventore del bar vicino al luogo in cui si è consumata la tragedia -. Gino ha fatto per una vita l'elettricista, era uno sempre disponibile con tutti. Non meritava di fare una morte così». Qualcuno ha la voce rotta dalla commozione. Di Ziveri emerge l'altruismo, ma anche la passione sportiva. Bravo nelle bocce, per un periodo era stato pilastro della Bocciofila Langhiranese.

«Grande giocatore - lo ricorda invece un altro degli amici del sodalizio, Gianluca Pelosi - e persona buona. Di lui mi resta questo bel ricordo». Nella sede di via Allende c'è grande tristezza con le corsie deserte che sembrano ancora più vuote. Un amico di vecchia data mostra una foto in cui Gino è sorridente dopo una vittoria nelle bocce. Scuote la testa. Commosso. Il 79enne non era forte solo nelle bocce ma anche nel biliardo e nel tiro al piattello.

Quell'uomo, così apprezzato da tutti, che viveva del suo lavoro e di passioni semplici, portava però dentro di sé un grande dolore. Qualcuno, infatti, incontrato davanti al numero 32 di via Mazzini nel maledetto pomeriggio di ieri, lo dice chiaramente. «A volte confessava che non ne poteva più - rivela - e temeva anche di rimanere solo. Stava malissimo, anche se all'apparenza era quello di sempre».

Mancano pochi minuti alle 19 quando i due cadaveri vengono caricati sul mezzo dell'Assistenza pubblica. Destinazione: la Medicina legale di Parma. L'epilogo di una giornata che a Langhirano la gente farà molta fatica a dimenticare.

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