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L'intervista

Muti ricorda Barilla: «Amico indimenticabile»

26 ottobre 2018, 08:00

Muti ricorda Barilla: «Amico indimenticabile»

VITTORIO TESTA

Riccardo Muti arriva a Parma fresco di una sorta di incoronazione artistica a Tokyo, vincitore del prestigioso Premio imperiale per la musica, per ricordare un grande amico, Pietro Barilla

L'amico di una vita, un gentiluomo autentico, di quelli d'una volta, come si suol dire: di quella nobilissima razza d'umanità ormai estinta

Qual è il «suo» Pietro Barilla?

Il mio Pietro Barilla…E' giusto usare il pronome possessivo, sa? Perché una delle tante qualità che aveva questo signore gentile e raffinato era quella di farti sentire nel momento della conversazione la persona più importante del mondo. Era curiosità, era rispetto per la persona chiunque essa fosse, dall'operaio all'imprenditore all'artista. Un tratto così fine, così delicato, così partecipe che ti dava la sensazione di avere avuto il privilegio della sua attenzione, di aver avuto un ‘tuo' Pietro Barilla che si interessava davvero a te.

Avete avuto un rapporto di lunga amicizia. Che cosa le ha lasciato il «signor Pietro»?

Per me è stato un esempio, come dire? di grande uomo: la sua dirittura morale, il suo orgoglioso sentirsi italiano. L'amore per l'arte. Pietro si circondava di opere d'arte, amava la bellezza, quella con la b maiuscola.

Dirittura morale, orgoglio d'essere italiano. Sono qualità, queste di Pietro Barilla, che, per restare nel suo campo, maestro Muti, evocano Verdi, Toscanini…

Pietro verdiano. Sì, certamente aveva la stoffa, il carisma dei grandissimi: come imprenditore immagino sia stato un uomo di polso, ma sicuramente sempre in maniera delicata. Amava profondamente la cultura. ''Riccardo'' mi diceva spesso ''io sono un imprenditore, un uomo del fare, devo arrabattarmi nella battaglia del mercato: ma io credo fermamente che la cultura sia il fondamento della società''. Verdi, Toscanini, lei diceva. Sì, quando penso a Pietro Barilla, alla sua ironia e alla sua grande moralità penso a quella categoria dell'anima che è l'emilianità ma soprattutto la parmigianità, Verdi, Toscanini, la Tebaldi. Il rigore, l'onestà, la bravura.

Maestro, con questi parmensi e parmigiani adesso siamo nel mezzo dei domini della sua arte: Pietro Barilla era un suo estimatore assiduo a seguirla.

Sì tantissime volte. Alle prime della Scala, a Vienna e in molti altri teatri. Mi veniva a trovare in camerino, sempre affabile e discreto, sempre dolce e premuroso. Saperlo a teatro mi confortava, alla fine, agli applausi, riuscivo sempre a rintracciare il suo sorriso amichevole in platea. Un'amicizia vera, solida, preziosa che coinvolgeva anche le nostre famiglie. Anche spesso con la generosità della moglie e dei figli: ricordo il loro contributo fondamentale, per esempio, al primo Ponte dell'Amicizia, nel 1997, il concerto replicato nella Sarajevo semidistrutta dall'assedio.

Dunque il «signor Pietro» sarebbe stato felice di questo suo nuovo riconoscimento così prestigioso ricevuto ieri l'altro a Tokyo: e con una motivazione che forse dovrebbe suonare assai significativa per noi italiani: “Il maestro Muti…”

Breve interruzione: con la voce rimbombante nel telefono Riccardo Muti ammonisce il cronista: «Siamo qui per parlare di Pietro Barilla, non di me...». Ma l'idea che il «signor Pietro» avrebbe sicuramente applaudito l'amico Riccardo, vince la resistenza mutiana.

Ecco la motivazione del Premium Imperiale istituito dall'imperatore giapponese: «Maestro tra i maestri, ha diretto le più importanti orchestre del mondo. Il suo contributo riguardo alle opere di Verdi è di portata storica…». Seguono altre lodi varie: ma questo riconoscimento «verdiano» è unico. Di un'intensità ignota qui in Italia…

Lei mi vuol tirare per i capelli, mi sento un vecchio arnese che da anni predica il rispetto a Verdi e viene se non deriso, compatito. Rispetto per l'autore, per la cultura? Macché, qui l'Italia ha toccato il fondo. Ma tanto per dirne una, abbiamo visto il livello al quale è piombata la televisione italiana? E per restare in tema verdiano: qui siamo non caduti ma precipitati a stravolgere ed eseguire e cantare male i capolavori dell'operista più rappresentato al mondo, quel Verdi musicista raffinato ed elegante, figlio artistico della scuola napoletana (Lavigna insegnante) e degli influssi viennesi, Mozart, Haydn, Beethoven, ignobilmente strapazzato da esecuzioni da circo equestre, con tutto il rispetto per il Circo.

Dunque non c'è speranza, prevarranno sempre registi stravolgenti e direttori di Verdi-zum-pa-pa?

La prego, torniamo a parlare del grande Pietro Barilla…Guardi le dico soltanto un'ultima cosa: mi fa autentico scandalo sentire certi direttori sostenere che Verdi, soprattutto il primo Verdi, ha bisogno di essere nobilitato. E' una bestemmia inaccettabile. Verdi è sempre nobile, sempre elegante: si figuri che un musicista raffinato come Mahler apprezzava molto la strumentazione del primo Verdi. Come si permettono questi signori? Provvedessero all'impossibile operazione di nobilitare se stessi. Ma adesso torniamo a Pietro Barilla, al ricordo, all'omaggio per questo grande uomo

Pietro Barilla. Chi era?

Un gentil-uomo generoso, un vero italiano, un grande imprenditore innamorato dell'arte. Ciao ‘'signor Pietro” mio indimenticabile amico di una vita.

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