Sei in Archivio bozze

La storia

Matteo, nato a Napoli e «risuscitato» al Maggiore

27 ottobre 2018, 07:00

Matteo, nato a Napoli e «risuscitato» al Maggiore

VITTORIO ROTOLO

«Mio figlio è nato in provincia di Napoli, ma posso dire che è rinato a Parma. E se oggi è arrivato alla maggiore età, dobbiamo solo dire grazie al buon Dio ed alla struttura complessa di Neurochirurgia dell'Ospedale Maggiore, una vera eccellenza». Giovanni Ascione è il papà di Matteo che proprio ieri, nella sua Torre del Greco, ha festeggiato insieme a familiari ed amici il diciottesimo compleanno. Ed in questa giornata davvero speciale, papà Giovanni e mamma Silvana hanno voluto contattare la Gazzetta di Parma, per ringraziare ancora una volta l'equipe di Neurochirurgia - oggi diretta da Ermanno Giombelli - che nel settembre del 2003 salvò la vita al piccolo Matteo.

«All'epoca vivevamo a Corcagnano» racconta il signor Giovanni. «Quella domenica, era il 21 settembre, insieme a mia moglie ed all'altro nostro bimbo più grande, Pietro, avevamo deciso di trascorrere una giornata al Castello di Torrechiara, per festeggiare l'onomastico di Matteo. Tornati a casa, nostro figlio comincia ad accusare un fortissimo mal di testa. A un certo punto, inizia a vomitare e perde conoscenza». Giovanni e Silvana sprofondano nel dramma. «Cerco di rianimarlo, ma il bimbo non si riprende».

La corsa in ambulanza verso l'ospedale si ferma dopo qualche chilometro. «Mia moglie viene fatta scendere, mentre il medico rianima Matteo. Poco dopo, aprono il portellone dell'ambulanza per farci sentire che piangeva. Tiriamo un sospiro di sollievo: Matteo era vivo.

Al Maggiore – prosegue Ascione – sottopongono il bimbo ad un'angiografia tridimensionale con tac: la diagnosi parla di una rara malformazione cerebrale, che aveva provocato un'emorragia. Le speranze che potesse restare in vita, Matteo, erano ridotte ad un lumicino. Fu il dottor Filippi a praticargli un drenaggio, per ridurre appunto l'emorragia. Andò tutto bene, per fortuna». Dimesso qualche settimana dopo, Matteo ha iniziato un lungo percorso di cure che si è concluso solo nel 2015.

«Su consiglio dell'allora primario di Parma, Eugenio Benericetti, ci affidammo al dottor Enrico Motti, coordinatore dell'Unità operativa di Gamma Knife del Maria Cecilia Hospital di Cotignola, a Ravenna. La Gamma Knife è una forma di radioterapia che prevede l'utilizzo di fasci di raggi gamma appunto, altamente precisi e mirati al trattamento di lesioni a livello cerebrale. Tre anni fa, Matteo è finalmente guarito. Ma fino ad allora ha vissuto sul filo del rasoio: anche il minimo movimento brusco, avrebbe potuto essergli fatale».

Oggi Matteo frequenta il quinto anno del Liceo scientifico ed è un ragazzo pieno di vita e di interessi. «Quando venne dimesso dall'ospedale – rammenta ancora papà Giovanni -, il dottor Benericetti ci disse che avrebbe tifato per Matteo, quando questi avrebbe partecipato alle Olimpiadi. Ecco: mio figlio non è arrivato alle Olimpiadi, ma resta comunque un grande campione. Ha vinto infatti la battaglia più difficile. Le volte in cui torniamo a Parma prima di imboccare l'autostrada per Napoli passiamo sempre dall'Ospedale Maggiore. Preghiamo e ripetiamo una sola parola: grazie».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal