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Teatro Magnani

Spettacolo dell'«OperaSwing» sulle storie dei nostri antenati emigrati in Argentina

27 ottobre 2018, 07:00

Spettacolo dell'«OperaSwing» sulle storie dei nostri antenati emigrati in Argentina

MARA VAROLI

C'è Leandrina Tovagliari di Busseto, che con la valigia e un bambino in fasce parte alla ricerca del marito emigrato. C'è Amleto Enrico Vergiati di Borgotaro, che è diventato Julian Centeya, il più grande poeta di lunfardo, il dialetto usato a Buenos Aires dagli italiani. C'è Bruno Fontana di Cavriago che diventa Hugo Del Carril, uno dei più grandi cantati registi e attori argentini. E con loro, tanti altri personaggi nello spettacolo dell'«OperaSwing», che andrà in scena domani al Teatro Magnani di Fidenza alle 16: un nuovo viaggio fra narrazione e musica che racconta le storie dell'emigrazione italiana e di quella emiliana in Argentina, tra il 1870 e il 1930.

«Italia-Argentina, historia de un amor» affronta un tema di grande attualità, quello dell'emigrazione, con le vite realmente vissute dei nostri antenati sul campo dell'integrazione: vite fatte di inenarrabili sofferenze e di grandi speranze, illusioni e delusioni, con il cuore legato al paese natale e magari ad un amore strappato. Da qui, il pensiero triste, la nostalgia, cantata, suonata e ballata. Un «viaggio» che sarà accompagnato dall'incontro di più linguaggi artistici. La contaminazione fra generi e culture guiderà infatti la scena, con musiche di Carlos Gardel, Augusto Migliavacca, Giacomo Puccini, Anselmo Aieta, Ruggero Leoncavallo, Astor Piazzolla e Giuseppe Verdi, tanto per citarne alcuni. Il tango non mancherà, ma ci saranno anche balli tradizionali argentini, come la chacarera, la milonga, il candombe. La ricerca si è concentrata sui documenti raccolti dall'archivio storico della regione dell'Emilia Romagna, per cui lo spettacolo sarà diviso per temi: la terza classe della nave, dove si poteva anche morire durante la traversata Genova-Buenos Aires che durava almeno 22 giorni, senza sosta; le donne coraggiose; l'hotel de immigrantes, che era la prima tappa quando si sbarcava e dove i nostri conterranei venivano tenuti per 5 giorni e venivano lavati e curati; le speranze; poi, i tanos, così chiamati i migranti italiani in maniera dispregiativa; uno su mille ce la fa; i canti degli italiani, che rappresentavano la colonna sonora dei lavori più poveri, gli stessi che hanno fatto diventare l'Argentina un Paese di esportazione; i migranti di lusso con Arturo Toscanini; una storia di integrazione ben riuscita, come quella di Ettore Bolognini, grande violoncellista, legato al mitico Piazzolla; i nuovi figli di Argentina dedicato proprio a Libertango. Un percorso complesso, ricco di immagini: gli autori e musicisti Gianluca e Gabriele Campanini hanno contattato anche i discendenti dei nostri conterranei, per trovare gli spartiti originali dei brani proposti nello spettacolo.

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