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Aborto

Interruzioni di gravidanza, a Parma numeri ancora alti

29 ottobre 2018, 05:01

Interruzioni di gravidanza, a Parma numeri ancora alti

Monica Tiezzi

Calano in tutta l'Emilia Romagna le interruzioni volontarie di gravidanza, ma a Parma i numeri dell'ultimo triennio restano stabili. È la fotografia scattata dall'assessorato regionale alla sanità: nel 2017 gli aborti volontari in regione sono stati 7.130, il numero più basso dall'inizio della rilevazione, nel 1980. Un meno 7% rispetto al 2016, che conferma il trend di riduzione: meno 40% dal 2004, quando si registrarono 11.839 aborti.

A PARMA DATI STAZIONARI
Parma, come detto, è in controtendenza: le Ivg (Interruzioni volontarie di gravidanza) eseguite all'Ausl (negli ospedali di Vaio e Borgotaro e in convenzione alla casa di cura Città di Parma) sono in aumento (607 nel 2017 contro le 599 del 2016) e le Ivg all'ospedale Maggiore sono state l'anno scorso 311: in calo rispetto al 2016, ma in aumento rispetto al 2015. «Dati da valutare a lungo termine e dai quali non ci si può aspettare grandi cambiamenti di anno in anno» puntualizza il ginecologo Lorenzo Barusi, responsabile del Centro di procreazione medicalmente assistita dell'ospedale Maggiore. Dello stesso parere la ginecologa Carla Verrotti, responsabile della Salute donna del distretto di Parma dell'Ausl, ai cui consultori familiari si rivolgono (dati 2017 regionali) l'80% delle straniere che vogliono eseguire un'Ivg e il 71% delle italiane. «I consultori, nelle Case della salute Parma centro, Colorno e Sorbolo, al Lubiana e allo Spazio Giovani, restano il canale privilegiato per le donne che si trovano ad affrontare una gravidanza indesiderata. Abbiamo un percorso che prevede l'appuntamento a pochi giorni dalla richiesta, poiché l'Ivg non può essere eseguita oltre il 90esimo giorno dal concepimento. Dopo la visita ginecologica, c'è un colloquio per capire le motivazioni della scelta e cercare, se possibile, di risolverle: solo circa l'1% cambia idea. Quindi viene avviata la procedura».

LA PILLOLA RU486
Come a livello regionale, anche a Parma prevale ancora l'intervento chirurgico (il 74%), ma è in aumento il trattamento farmacologico (la pillola RU486, somministrabile entro la settima settimana dal concepimento), che oggi rappresenta il 26% e viene eseguita prevalentemente all'ospedale Maggiore. L'Emilia Romagna è stata una delle regioni pilota per la procedura farmacologica, partita nel 2007, «che presenta minori rischi, di perforazioni, infezioni e ridotta fertilità, rispetto a quella chirurgica, al punto che l'Associazione dei ginecologi inglesi la valuta come prima scelta - spiega Barusi -. Al Maggiore eseguiamo circa 150 interruzioni farmacologiche all'anno. Quest'anno, finora, 118». Al di là delle metodiche scelte, le Ivg nel nostro territorio sono ancora tante, troppe: 918 casi l'anno scorso, numeri dietro ai quali si celano scelte a volte lancinanti e sofferenza. Quali i motivi che portano una donna a una decisione spesso dolorosa? «Pesa ancora molto la quota delle Ivg eseguite dalle immigrate, la categoria di donne meno abbienti ed informate, che spesso riportano la difficoltà anche di acquistare i contraccettivi, o che sono comunque, per motivi culturali o religiosi, molto scettiche sul loro uso. Per alcune nazionalità ed etnie la Ivg resta un metodo di pianificazione familiare, e non sono infrequenti le recidive. Mi è capitato di assistere pazienti anche alla quarta o quinta Ivg» dice Barusi. A livello regionale, il tasso di abortività delle straniere è del 15,7 per mille contro il 4,9 per mille delle italiane, «ed aumenta qui rispetto a quello nel paese natale», aggiunge Verrotti.

I MOTIVI DELLA SCELTA
«La mancanza di lavoro e le ristrettezze economiche sono un'altra delle difficoltà spesso riportate», aggiunge Verrotti. Oltre il 37% di chi esegue una Ivg risulta casalinga o disoccupata, mentre il 53% è occupata. Gioca un ruolo importante anche il livello culturale e la capacità di accedere alle informazioni: oltre il 40% delle donne che ricorre alla Ivg ha una scolarità bassa, il 46,5% ha un diploma di scuola media superiore e solo il 13% è laureata. Ma le maggiori difficoltà, probabilmente, sono da ricercare altrove. «Manca, soprattutto nei più giovani, un progetto di maternità che va di pari passo con il non uso, o l'uso scorretto, della contraccezione. Per quanto poco è praticata in Italia la contraccezione, non abbiamo un grande numero di Ivg» fa notare la Verrotti. «Mi è capitato di eseguire, a poca distanza di tempo, due Ivg su una ragazza ventenne italiana. Alla mia domanda sul perché non prendesse la pillola, ha risposto che temeva di ingrassare. Una paura del tutto immotivata» dice Barusi. Spesso poi, fa notare William Vitali, psicologo e psicoterapeuta del consultorio familiare del Distretto Ausl di Parma, la gravidanza indesiderata (o desiderata solo da uno dei due componenti della coppia) cade, non casualmente, in momenti di forte crisi della vita a due. «In questo caso la gravidanza viene vissuta, da chi tenta di salvare la coppia, come una stabilizzazione della relazione, mentre chi ha meno speranze nella relazione, vede la gravidanza come un ulteriore problema», dice lo psicologo. Una cosa sembra chiara: c'è ancora molto da lavorare per una consapevole vita sessuale e di relazione e per la conseguente pianificazione familiare. Che può passare anche dall'uso dei contraccettivi (dal primo gennaio di quest'anno gratuiti in Emilia Romagna per le donne e gli uomini sotto i 26 anni) ma che deve anzitutto riscoprire il valore della vita umana e il rispetto della persona.

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