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EDITORIALE

Le domande irrinunciabili sulla vita e sulla morte

di Michele Brambilla -

01 novembre 2018, 14:23

Le domande irrinunciabili sulla vita e sulla morte

L'esortazione è di un figlio illustre di questa terra, il cardinale Carlo Caffarra, nato a Samboseto di Busseto il primo giugno 1938 e morto a Bologna, dov'è stato arcivescovo per undici anni, il 6 settembre dell'anno scorso: «È d'urgenza drammatica che la Chiesa ponga fine al suo silenzio circa il Soprannaturale». Caffarra voleva dire che nella predicazione del clero di oggi è scomparsa - e da un pezzo - quella visione trascendente che è centrale, irrinunciabile nell'annuncio cristiano. Le omelie sono quasi tutte incentrate sui doveri di solidarietà e accoglienza, su temi sociali o economici, sulla pace, qualche volta (ma sempre meno) sulla difesa della famiglia. Sono però scomparsi quelli che una volta si chiamavano Novissimi (morte giudizio inferno e paradiso), scomparsi i riferimenti alla vita eterna e all'Aldilà.

E però questi temi, queste domande, non sono scomparse nelle menti di tutti gli uomini e tutte le donne - tutti, credenti e no - che non possono evitare di fare i conti, prima o poi, con il mistero della morte. Oggi è la festa dei santi, domani quella dei defunti: feste ormai soppiantate, nei pensieri di giovani e bambini e nelle vetrine dei negozi, da quell'americanata di Halloween; ma ancora vive nei cuori di chi andrà al cimitero a salutare i propri cari che hanno già lasciato la scena di questo mondo. Il culto dei morti è universale e antico come l'uomo, non sarà una zucca vuota a ridicolizzarlo.