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INTERVISTA

Valentina Lodovini: «Basta con la cultura della violenza»

01 novembre 2018, 05:00

Valentina Lodovini: «Basta con la cultura della violenza»

Francesca Ferrari

Del percorso professionale di Valentina Lodovini, brava e affascinante attrice tra le più stimate e richieste della sua generazione, si conoscono soprattutto i successi cinematografici, come «Benvenuti al Sud» per la regia di Luca Miniero, e la qualità dei film d’autore che ha interpretato, quale ad esempio «La verità sta in cielo» di Roberto Faenza. Il pubblico che ha potuto apprezzarla al cinema ha ora la possibilità di applaudirla a teatro in uno spettacolo composto da monologhi di vivace intelligenza e tagliente ironia, scritti da Dario Fo e Franca Rame, e che a dispetto del titolo scomodo, irriverente e apparentemente anacronistico, ossia «Tutta casa, letto e chiesa», rivela ancora oggi forte attualità e viva volontà di denuncia. Una satira arguta sulla condizione femminile e su alcuni radicati pregiudizi di genere che andrà in scena sabato alle 21 all'Arena del Sole di Roccabianca.

Distruggere il cliché della donna sottomessa attraverso l’arma di un umorismo pungente. Cosa significa rappresentare questo lavoro oggi, dopo i recenti scandali che hanno portato al movimento femminista “Me too”?
«Ti fa capire che lo sguardo puro, lucido, acuto di artisti del calibro di Fo e Rame aveva saputo cogliere una situazione che a distanza di anni, poiché il lavoro risale al 1977, è purtroppo ancora presente. Manifesto o latente che sia, questo cliché nei confronti della donna esiste, ben poco è cambiato. Le similitudini con il presente sono tante. Quello che ci aiuta in una riflessione più libera, ma anche più autentica, è proprio l’ironia».

Si è in qualche modo ispirata all’autrice, e prima interprete del testo, Franca Rame o ha cercato di dare una lettura più personale e contemporanea?
«Ho cercato di omaggiarla proprio dando una mia personalissima lettura, quasi opposta al suo stile. Quando ci si accosta ad artisti di tale levatura l’unica strada percorribile, io credo, è rendersi conto della preziosa eredità che si raccoglie, ma senza tentare in alcun modo di spingersi a una imitazione, di emulare chi ci ha preceduto».

Ripensando al periodo storico del debutto, e preso atto che la figura femminile è per certi versi ancora vessata da pregiudizi, su cosa ritiene sia oggi più urgente intervenire?
«Penso che nulla cambierà davvero e in modo deciso fintanto che non si abbandonerà la “cultura della violenza”. Potranno esserci piccole evoluzioni e altrettante involuzioni sulla questione femminile, ma le istanze vere, più profonde, potranno mutare solo quando violenza e sottomissione non saranno più perpetrate nelle immagini, nelle parole, nei comportamenti. E’ un cambiamento che richiede tempo, purtroppo».

Più cinema o più teatro tra i suoi impegni futuri?
«Nei prossimi mesi senz’altro più teatro. Mi aspettano oltre 50 date con la tournée teatrale di “Tutta casa, letto e chiesa”. E’ un’esperienza importante per me, avendo dedicato negli ultimi anni molto del mio impegno al cinema. Mi ero già misurata col teatro in passato, anche se in esperienze molto diverse da questa. E’ un po’ come riprendere in mano quella parte della mia professione che cerca, necessita, del contatto vivo e diretto con il pubblico. E per quello che ricordo, da un mio vecchio spettacolo teatrale, il pubblico in questa terra di Parma è davvero speciale: educato, rispettoso, attento nell’ascolto e proprio per questo capace di critiche costruttive. E, inoltre, straordinariamente puntuale!».

Per info: www.teatrodiragazzola.it

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