Sei in Archivio bozze

il disco

La Compagnia dell'Anello e l'Europa

di Michele Ceparano -

02 novembre 2018, 14:00

La Compagnia dell'Anello e l'Europa

“Dedicato all'Europa”. Quarant'anni fa usciva il primo lavoro, autoprodotto nella ormai “giurassica” musicassetta e ripubblicato nel '95, della Compagnia dell'Anello. Un gruppo ancora in attività che, assieme agli Amici del Vento, fece da battistrada a quella che venne chiamata “musica alternativa di destra”. Capitanati da Mario Bortoluzzi e da Junio Guariento scomparso a 65 anni (alla sua morte Pietrangelo Buttafuoco scrisse: “il bardo ha raggiunto il carro dell'immensità”) nell'aprile scorso, diedero voce a quell'estrema destra giovanile, in cui negli anni Settanta c'era grande fermento. A differenza degli avversari di sinistra, a loro mancava, per così dire, la musica. E la Compagnia dell'Anello e altre band occuparono quel luogo. Già il nome è un rimando esplicito all'autore che li ispirò: John Ronald Reuel Tolkien, creatore del Signore degli Anelli. Oggi è patrimonio di tutti ma, allora, era soprattutto letto “a destra” dove, come ha scritto di recente Marcello Veneziani, “ridava fiato all'immaginario simbolico del Graal, di re Artù e perfino della Divina Commedia”. Ai personaggi di Tolkien come Gandalf, Frodo, Aragorn e gli altri della Compagnia dell'Anello letteraria, il gruppo padovano si ispirò per la copertina e numerose tematiche. E il primo palcoscenico importante per la Compagnia furono proprio i campi Hobbit, sempre ispirati all'opera del grande scrittore inglese, con cui vennero battezzati gli happening di quella destra giovanile. Grazie all'impegno di Generoso Simeone, il primo ebbe luogo nel giugno del '77 a Montesarchio, in provincia di Benevento, mentre il secondo e il terzo furono organizzati nel 1978 e nel 1980 in provincia dell'Aquila. “Poi – scrive Gianfranco de Turris – quell'esperienza si concluse lasciando però una traccia indelebile nell'immaginario della destra giovanile”.
Amatissima da una parte, detestata da un'altra (la Compagnia non ha mai nascosto la sua appartenenza a quella che un tempo era l'estrema destra, vicina agli universitari del Fuan), oggi le sua canzoni, in piena globalizzazione e mentre si discute e ci accalora su quale direzione debba prendere l'Europa, tornano prepotentemente di attualità. Così come la Compagnia dell'Anello che è ancora sulla scena e nel 2014 ha pubblicato “Quadraginta annos in unum fideles” con alcuni tra i suoi brani più amati. I suoi album, inoltre, oggi nell'evoluzione di cd e mp3, passano ancora di mano in mano, come accadeva al loro esordio con le mitiche cassette. Impossibile trovarli nei negozi. A ovviare, però, ci pensa Internet.
Il primo disco, dunque, “Dedicato all'Europa”, autoprodotto dal gruppo, è molto più politico di quello che uscì cinque anni dopo, intitolato “La terra di Thule”, un lavoro, sia consentita l'espressione, più tolkieniano. Tra i pezzi di maggior impatto del debutto, c'è di certo quello che dà il titolo al lavoro, scritto da Guariento e Stefania Paternò, con quel suo ritornello “A nord, a est, a sud, o ovest, in Europa”. O “Jan Palach”, sull'eroe della resistenza ceca, raccontato sul grande schermo al recente festival di Roma dal regista Robert Sedlacek. Le proteste di quel '69 contro l'invasione sovietica della Cecoslovacchia, erano già state messe in musica da Francesco Guccini in “Primavera di Praga”, un brano coraggioso scritto in tempi in cui in Italia tirava una bruttissima aria. Oltre che all'eroismo dei cechi, è un pezzo che fa onore a Guccini stesso e mette in risalto la limpidezza di un cantautore che, “rara avis”, non si è mai piegato alle logiche del mercato mantenendo sempre la sua indipendenza di giudizio. Nel disco c'è anche un omaggio a Alain Escoffier, emulo di Palach, militante anticomunista francese che si diede fuoco nel '77 sugli Champs-Elysees. Ci sono poi brani come “A Piero” o “Padova 17 giugno”, sui due militanti missini Mazzola e Giralucci uccise dalle Br nel '74, che “fotografano” gli anni di piombo da destra. O “Il domani appartiene a noi”, da “Cabaret di Bob Fosse, diventata poi inno di “Azione giovani”. “Dedicato all'Europa” può, infine, essere riscoperto per l'innegabile suggestione che contiene, ma anche come documento di un periodo di divisioni, ma in cui la politica, al netto delle sue degenerazioni, era ancora importante nella vita degli uomini.