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Tribunale

Federitalia, Wally Bonvicini contrattacca

03 novembre 2018, 06:01

Federitalia, Wally Bonvicini contrattacca

Roberto Longoni

Stessa gente in aula, diversi i volti tra le toghe. Era il turno delle difese, ieri, nel processo Bonvicini: e la presidente di Federitalia ha sorpreso ancora. Parlando. E mostrando accanto a sé due nuovi legali. Al posto del napoletano Gaetano Laghi e del bolognese Matteo Sanzani (a loro volta subentrati ad altri in giugno), sono apparsi gli avvocati Deborah Abate Zaro e Laura Beatrice Cuva del foro di Torino. A loro il compito di difendere colei che per l'accusa è una truffatrice su larga scala, mentre per i sostenitori è una «pasionaria contro il sistema». Ad affollare l'aula collegiale del tribunale, curiosi, ma soprattutto amici o conoscenti che cercarono aiuto in Federitalia: cittadini di un Paese deluso, ingrigito dalla crisi.

«Fedelissimi» pronti a macinare chilometri, per stringere la mano alla prima imputata (con altri cinque) in un processo celebrato per associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e di mancata esecuzione dolosa dei provvedimenti del giudice. Accuse per le quali la 66enne ex imprenditrice di Cadelbosco Sopra ha trascorso oltre 12 mesi in carcere e quasi uno ai domiciliari. Ora, dopo che il tribunale ha accolto le istanze di Maria La Nave, legale di Giuseppe Antoniazzi, è lei la sola a essere sottoposta all'obbligo di firma.

Concluso l'esame del maresciallo della Guardia di finanza che condusse l'indagine, è toccato ai testimoni della difesa comparire davanti al collegio presieduto da Gennaro Mastroberardino. Ma anche Wally Bonvicini ha preso la parola rendendo spontanee dichiarazioni. E ha contrattaccato. E' su Equitalia che si è concentrata l'imputata. «Lo stesso tributo viene addebitato su cartelle diverse - ha accusato - tanto che circa 70mila euro di debito alla fine diventano 600mila...».

Tra i testimoni, Filippo Antoniazzi. Con lui Maria La Nave ha cercato di inquadrare il tenore di vita del fratello Giuseppe, tra gli arrestati a fine inchiesta. «Viviamo insieme, con i nostri genitori, a Varsi -. Non l'ho mai visto allontanarsi. Mio fratello? Un impiegato: non ho mai saputo che svolgesse altre attività lavorative». Che cosa fosse l'associazione fondata da Wally Bonvicini per chi le si rivolgeva lo dice un'ex imprenditrice in causa con 8 banche chiamata a testimoniare da Paolo Maini, avvocato di Barbara Oleari. «La conoscevo da 15 anni - ha detto -. Fui io a portare Barbara in Federitalia, presentandole chi mi ha salvato la vita. La mia società? E' fallita prima che conoscessi Wally: altrimenti, non sarebbe così».

La testimone ha parlato anche del ruolo di Sante Scian. «Per me è stato un perito». Negando, su domanda del di lui difensore Carlo Canal, che le sue perizie oltre alle banche riguardassero anche Equitalia. Da richiedenti aiuto a volontari il passo era breve. «Da Wally - ha ricordato una terza testimone - sono stata sostenuta anche psicologicamente. Barbara (Oleari, ndr) rispondeva a tante telefonate, eseguiva fotocopie e scansioni. L'ho fatto anch'io, perché non mi veniva chiesto niente. E anche altri facevano lo stesso». Al pm Emanuela Podda la testimone ha ricordato l'apertura di un trust per salvare la casa propria e della mamma dal pignoramento e le querele sporte, per iniziativa della presidente di Federitalia, in questura e alla Guardia di finanza. E' stato l'intervento di Mastroberardino a interromperla. «Devo fermarla, sulla base dell'articolo 63 del Codice di procedura penale - ha detto il giudice - le sue dichiarazioni potrebbero essere considerate autoindizianti, e potrebbe essere chiamata a nominare un legale». «Un legale? - la donna ha scosso il capo -. Sono fallita, non ho lavoro né reddito. Non me lo posso permettere, un legale».

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