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PERSONAGGIO

«Vetroviola» svela i segreti dei luoghi abbandonati con la fotografia

05 novembre 2018, 06:00

«Vetroviola» svela i segreti dei luoghi abbandonati con la fotografia

ERIKA MARTORANA

Si chiama “urbex”, abbreviazione di “urban exploration”, e consiste nell’esplorare luoghi abbandonati per lo più sconosciuti alla “massa”. Perle di assoluta bellezza architettonica e artistica, dimenticate, abbandonate a sé stesse, all’incuria e ad un inesorabile destino. Luoghi che, però, riescono ancora ad emozionare, stupire, meravigliare, e che rinascono grazie alla fotografia. La fotografia Urbex è diventata molto popolare negli ultimi anni, soprattutto in Europa, grazie ad un mix di avventura, esplorazione e pericolo. Più di un hobby, più di una passione: praticarla significa amare profondamente ciò che ci circonda, il patrimonio artistico. Tra i maggiori promotori di questo settore, nella nostra città, possiamo annoverare Gabriele Gentile - per tutti, sui social, “Vetroviola”-, un 32enne parmigiano, che, durante il tempo libero, si dedica all’urbex: «Lo pratico da 3 anni, anche se la mia passione è nata in maniera spontanea - racconta -, quasi per gioco, quando ancora ero adolescente. Ho sempre avuto un’attrazione forte per il mondo dell’esplorazione».

Tra i suoi “prediletti”, vi sono luoghi apparentemente inaccessibili, ville dimenticate, il tutto condito da un «sano» gusto del proibito. «Proprio così - afferma Vetroviola -: gli appassionati di urbex, una volta scoperto un luogo bello e abbandonato, sentono la necessità di immortalarlo, di dargli quasi una nuova vita grazie a uno scatto, anche per divulgarlo, ma senza mai svelare dove si trovi esattamente, senza mai rivelare la sua posizione e, soprattutto, senza mai permettersi di guastarlo». La regola, infatti, è “lasciare solo impronte, prendere solo fotografie”: «La vera essenza di questo hobby - prosegue il parmigiano - è la pura esplorazione. È molto importante lasciare tutto inalterato e non portare via nulla dai luoghi visitati, se non quell’emozione e quel fascino unici che sanno regalare. Per entrare non si deve rompere né forzare nulla: si può perlustrare solo nel caso in cui si riesca a trovare una finestra aperta o qualche altro punto di accesso, anche se entrare non è mai molto semplice». Lo scopo è quello di scoprire e “violare” case, ville, palazzi, fabbriche, ospedali, etc, diroccati, per riportare alla luce storie dimenticate, documentandole con foto da postare e condividere sui social. I luoghi da esplorare sono i più diversi: «Personalmente - spiega Gabriele - scelgo solo interni, ma non voglio dare l’idea di cupo, tetro, bensì la sola sensazione di quei posti incantati. Ovvio che l’atmosfera suggerita dipende dall’edificio in questione: ex strutture come manicomi possono offrire tristezza, mentre certe ville suggeriscono fasto e ricchezza, seppur in decadenza». «In questi anni - continua - sono stato in quasi tutte le regioni del Nord; amo i posti abbandonati ma con un minimo stato di conservazione, così da far riaffiorare, nei miei scatti, qualcosa a livello artistico (affreschi, arredi…etc) ma anche emotivo». L’urbex è affascinante, ma non si improvvisa: bisogna studiare bene i luoghi prima di addentrarsi, conoscere il più possibile i dintorni ed avere un minimo di attrezzatura. «È difficile descrivere quello che si prova, nel corso delle visite. Si scarica un’adrenalina incredibile, come in uno sport estremo. A volte pare che sia scoppiata una bomba, altre sembra che i proprietari si siano semplicemente assentati per qualche ora. A volte l’abbandono è totale, deprimente, quasi sinistro».

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