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VERDE PUBBLICO

Stradone, ippocastani da tagliare e i progetti del Comune

05 novembre 2018, 06:02

Stradone, ippocastani da tagliare e i progetti del Comune

KATIA GOLINI

Non tutti sanno che è intitolato ai Martiri della libertà. Anche perché per tutti è solo lo «Stradone». Con la neve e con il sole, con la nebbia e con la pioggia: è sempre lì, affascinante e imponente. Uno dei tanti tesori di Parma. A piedi e in bici, di corsa e in auto: non c'è parmigiano che non abbia provato l'ebrezza di una «passeggiata ducale» sulla via delle vie, rimasta (fatta eccezione per la piazzola recentemente creata a metà strada per favorire l'attraversamento pedonale) come Du Tillot e Petitot lo pensarono e vollero, a immagine e somiglianza dei grandi «boulevard» di parigina memoria.

In doppia fila su entrambe i lati, gli ippocastani corrono da barriera Farini al casinetto Petitot (Petitot per i parmigiani), l'edificio neoclassico che la corte ducale - e non solo - utilizzava come luogo di ameno ritrovo. Ora è ufficiale: una trentina di ippocastani dovranno essere tagliati. «Sono malati» dicono gli esperti. E l'amministrazione comunale corre ai ripari per evitare incidenti. «La sicurezza, prima di tutto. La precauzione è necessaria» ribadisce l'assessore Michele Alinovi. La buona notizia riguarda i tempi di sostituzione: «Tutti gli alberi tagliati, non solo sullo Stardone, saranno ripiantumati entro marzo - garantisce l'assessore -. E' tra l'autunno e la primavera che le piante vanno messe a dimora, per evitare rischi di morte prematura. Purtroppo gli ippocastani dello Stradone sono affetti da quella che si definisce “carie fungina”, come dimostrano i tronchi tagliati. Il foro al centro è la prova evidente che la pianta è malata e non può essere salvata».

Alinovi, responsabile in Comune di Urbanistica e Lavori pubblici con delega al Verde, architetto di formazione, sa bene che il cono prospettico dello storico viale va salvaguardato e ripristinato al più presto secondo la formula del «com'era, dov'era». Tuttavia si cala nella realtà quotidiana e precisa: «L'ippocastano non è specie adatta all'ambiente urbano. Sarebbe opportuno sostituire progressivamente le piante con altre essenza, ma sarà la Sovrintendenza ai beni architettonici a dare le indicazioni in modo da garantire la salvaguardia del patrimonio storico e paesaggistico». Quindi, guarda avanti e annuncia: «Abbiamo avviato da anni un programma di monitoraggio degli alberi. Su circa 40mila presenti in città, 18mila sono quelli adulti, messi sotto stretto controllo. Non è un caso che, nonostante gli eventi atmosferici violenti di questi giorni, un solo albero è caduto in città, in via Varese. Ma bisogna andare oltre. Il Comune di Parma non si è mai dotato di un “Piano del verde”, lo strumento che ci permetterebbe di pianificare gli interventi manutentivi e le migliori destinazioni d'uso delle aree verdi. Insieme alle associazioni dal prossimo anno avvieremo il processo di stesura di questo piano. Saremo pronti per il 2020».

Esemplari da proteggere

MARIA TERESA ANGELLA

Gli alberi dello Stradone sono una delle «cartoline» della città, ma ci sono molti altri alberi che hanno accompagnato lo sviluppo di Parma per diversi secoli. «A Parma abbiamo molti alberi di pregio, di grande valore per la loro età ultracentenaria» spiega Angela Zaffignani, esperta nella gestione e valorizzazione del verde pubblico e privato, già responsabile del Verde Pubblico per il Comune di Parma e ideatrice di «Giardini Gourmet» 2018. Con lei e Giovanna Cosentino, presidente Garden Club di Catania in visita nella nostra città, proponiamo un piccolo «tour» per scoprire alcuni dei più celebri alberi di pregio della città.

QUERCE

Le Querce (Quercus robur) secolari che si trovano lungo il canale Maggiore nel nuovo quartiere Sant’Eurosia e nei Giardini di San Paolo sono delle farnie e rappresentano un residuo di vegetazione autoctona della Pianura Padana. «La farnia cresce nelle zone umide e lungo i corsi d’acqua - spiega la Zaffignani -. Tutta la Pianura Padana in antichità era ricca di farnie o aceri campestri; questi esemplari centenari sono patrimoni di biodiversità da tutelare e valorizzare».

PLATANI DI MARIA LUIGIA

All’ingresso del viale principale del Parco Ducale svettano due platani (Platanus acerifolia) fatti piantare nel 1800 dalla Duchessa Maria Luigia.

«A Parigi erano alberi molto in voga, così la Duchessa portò la moda francese anche qua - prosegue l’esperta -. La Duchessa fece realizzare anche un plataneto in Piazzale della Pace nel 1830 con un boschetto di 65 platani». Nel 2006 è stato piantato un giovane platano per ricordarlo.

CEDRO DI PIAZZA DELLA PACE

Il Cedro del Libano (Cedrus libani) è un albero molto diffuso per il suo bellissimo aspetto e i primi esemplari italiani furono piantati nel 1787 nell’Orto Botanico di Pisa.

GINKO DELL’ORTO BOTANICO

«A Parma abbiamo diversi Ginko biloba - continua la Zaffignani -. L’esemplare dell’Orto Botanico è stato messo a dimora nel 1791. È un albero resistentissimo che risale a 250 milioni di anni fa, sopravvissuto attraverso i secoli grazie alla coltivazione nei giardini e nei templi cinesi».

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