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BASEBALL

Cinquant'anni fa l'esordio di Castelli

07 novembre 2018, 06:00

Cinquant'anni fa l'esordio di Castelli

Giorgio Gandolfi

Cinquant’anni fa nasceva un Mito, non possiamo lasciarlo inosservato. Giorgio Castelli esordiva diciassettenne nella Tanara Parma nella stagione 1968 giocando in sei ruoli diversi, ricevitore, prima e seconda base, esterno sinistro, centro e destro. Poteva giocare praticamente da solo anche se il suo ruolo vero sarebbe diventato quello a casa base, il più faticoso, il meno appariscente forse, ma di un’importanza fondamentale nel gioco della squadra.

PICCOLO COTTON
”Il Cotton picén” come venne definito dai frequentatori della Cittadella dove era diventato a sua volta il “pericolo numero uno” per chi passeggiava sui bastioni con le sue lunghe battute. Giorgio era stato uno dei punti di forza della Bernazzoli assieme a Boschi, Foppiani, Reverberi, Iaschi, Ugolotti, Rizzi, Sueri, Peschieri e Magnani, tanto per citare alcuni dei protagonisti della promozione agli ordini di Guido Pellacini, molti dei quali pronti a trasferirsi agli ordini di Chet Morgan nella società che si stava organizzazione nell’assetto professionale con la dirigenza di Tullo Massera.

VIA COI FUORICAMPO
L’esordio al Tardini coincise col primo fuoricampo di Castelli nel massimo campionato, il primo delle cinque battute-punto, che sarebbero diventate 8 e poi 16 nella stagioni successive con una media di .324, diventate poi .473 e .422. Una mazza da superman la sua col record del 1974, 15 fuoricampo e .522 di media. Imprese che non sarebbero bastate sino all’avvento della Germal e al primo scudetto del 1976. Lasciati liberi Blanda, Ferraguti, Jemmi, Cagozzi, Buschini, Bava rientrato a Torino, ecco arrivare dalla Bernazzoli Castelli, Iaschi, Ugolotti, Ricci e Reverberi nonchè Guido Pellacini mentre Massera trattava ed otteneva dal Comune il pass per il Tardini. Dopo il secondo e terzo posto in campionato, la Tanara meritava un palcoscenico più importante anche se il terreno non era proprio l’ideale.

VIA ISOLA MON AMOUR
Il trasferimento della famiglia Castelli in via Isola fu l’occasione per la scoperta del baseball che aveva cominciato a germogliare nel quartiere trovando piante rigogliose nei fratelli Boschi, Giorgini, Costa, Tore e quelli che sarebbero diventati protagonisti del futuro come Claudio Iaschi che a 14 anni emigrò poi nell’Anmi Pandea con Digi Giaroli, Stefano Ricci, Ennio Mazzera, Giacomo Brozzi e Giulio Battilani. Claudio (esordio in viale Piacenza con fuoricampo su Glorioso e pallina finita nel bocciodromo) entrò a sua volta nella Tanara nel ‘68 col blocco della Bernazzoli perdendo lo scudetto a favore dell’Europhon Milano ” per rapina” come ricorda ancora con rabbia lo stesso fedelissimo dell’Astra e di don Sergio Sacchi. Con la guida di Morgan, Castelli, Iaschi, Gatti, Ugolotti, Bolsi diventarono autentici professionisti seguendolo poi in Nazionale e all’Universiade di Torino dove l’Italia salì sul podio dopo Cuba ed Usa con un pubblico record a seguire pallavolo e baseball, sport all’insegna della parmigianità.

SPORT CIVILTA'
L’assegnazione del Premio «Ercole Negri» a Castelli - gli verrà consegnato in occasione della cerimonia di «Sport e Civiltà» fra due settimane - è il giusto completamento di un ciclo: Giorgio ed Ercole hanno viaggiato nel tempo esprimendo classe e potenza, il primo nell’atletica e nel rugby, Giorgio nel baseball perché ha dovuto rinunciare al basket dov’era protagonista nella prima gioventù come Iaschi.

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