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INTERVISTA

Pablo Ferrandez: «A 27 anni suono uno Stradivari del 1696»

08 novembre 2018, 06:00

Pablo Ferrandez: «A 27 anni suono uno Stradivari del 1696»

LUCIA BRIGHENTI

Ventisette anni Pablo Ferrandez, ventotto Alpesh Chauhan. Entrambi nascono violoncellisti, ma il secondo ha preso la strada della direzione d'orchestra ed è diventato direttore principale della Filarmonica Arturo Toscanini nel 2017, mentre Ferrandez è oggi considerato uno dei migliori violoncellisti del panorama internazionale, premiato al XV Concorso Ciaikovskij 2016 come «Young Artist of the Year».

Entrambi saranno protagonisti del concerto inaugurale di «Nuove Atmosfere», stagione sinfonica della Fondazione Arturo Toscanini, che si terrà all'Auditorium Paganini domani alle 20.30, con replica sabato alla stessa ora.

In programma la «Fanfare for the Common Man» di Aaron Copland, il Concerto per violoncello e orchestra op. 104 di Antonin Dvo?ák e la Sinfonia n.6, op.74 di Pëtr Ilic Ciaikovskij.

Nato in una famiglia di musicisti, Ferrandez ha preso in mano un violoncello per la prima volta a tre anni: «Ricordo di suonare il violoncello da che ho memoria, – racconta – non ho mai pensato di fare altro. Ho sempre saputo di chiamarmi Pablo e che amavo suonare questo strumento, è stato quindi molto naturale per me scegliere la mia strada».

Domani suonerà il Concerto di Dvo?ák, quali sono le caratteristiche salienti?

«È un concerto imponente, con un'orchestrazione molto densa, e racchiude una bella storia. Dvo?ák lo compose quando era in America. La suocera, che amava molto, era morta da poco, quindi inserì nel secondo movimento la melodia del Lied favorito di lei, scritto da Dvo?ák in suo onore. Il terzo movimento è, invece, pieno di folklore boemo».

Lei suona uno Stradivari del 1696 avuto in prestito dalla Nippon Music Foundation...

«Per una coincidenza, ho suonato per il maestro Lorin Maazel e per Marta Casals, vedova del grande violoncellista Pablo Casals. Entrambi erano in contatto con la Nippon Music Foundation: un mese dopo, la Fondazione mi ha telefonato per dirmi che potevo ritirare lo Stradivari a Stoccarda. È stato come un sogno, ed è bello suonarlo qui, vicino a Cremona dove è nato».

Quali sono le peculiarità di questo strumento?

«Probabilmente è il più grande violoncello che Stradivari abbia costruito. Anche la distanza tra le note sulla tastiera è maggiore rispetto alla norma, quindi ci ho messo un po' ad abituarmi, ma il suono è magnifico: ricco e rotondo nei bassi, superlativo negli acuti. Il miglior violoncello che abbia mai suonato».

Con Chauhan ha collaborato in altre occasioni, avete un buon feeling musicale?

«Siamo buoni amici. Credo che siamo musicalmente connessi in profondità, perché sentiamo la musica allo stesso modo. Il fatto che anche lui sia un violoncellista aiuta molto, perché fa sì che capisca bene la musica per questo strumento».

Progetti per il futuro?

«Quest'anno ho in programma circa settanta concerti: in Usa, Asia, Russia, Turchia... Amo questo stile di vita, che mi fa viaggiare tanto: ho preso più di cento voli quest'anno, e trovo emozionante cambiare città ogni due o tre giorni».

«Nuove Atmosfere» è resa possibile grazie a MiBACT, Regione Emilia-Romagna, Comune di Parma, Fondazione Cariparma, Fondazione Monte Parma, Provincia di Parma, Chiesi Spa, CePIM spa, Heracomm. I biglietti sono in vendita alla biglietteria all'interno del Centro di Produzione Musicale (CPM) Arturo Toscanini, viale Barilla 27/A, tel. 0521/391339, biglietteria@fondazionetoscanini.it.

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